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QUEL SABATO SERA
EDIZION IL MURICE |
Finalista al Premio CITTA' DI MILANO 2000 - 17a edizione
Una corsa in discoteca tra droga e delitti |
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QUALCHE BRANO |
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Da un'intervista tv Servizio di Caterina Tosoni
PAG 82 ...Lei si affacciò alla finestra,
vide lo spazio aperto, il cielo, la vallata colma di croci, una lunga distesa di
croci, e tutto le parve stranamente pieno, zeppo, pressato dal tempo, facendole
riprovare il medesimo sentimento di prima. Com’è vasto! quante tombe! esclamò. Roberto colse il senso di quella sua esclamazione, ma non volle parlarne. Pensò al lago di lumini che appare di notte, quando tutto è nero: una folla immobile di lucciole attere che attendono il loro maschio. No, preferì non parlarne. Davanti a quello spettacolo non s’era mai immalinconito, forse perché lo considerava semplicemente un qualcosa di esteriore, di formale in cui si esaurisce il dolore e il ricordo dei vivi. Una sorta di sostituzione, di affrancamento dei sentimenti. Tanto che finiva col chiedersi se l’uso del rogo e della dispersione delle ceneri, senza alcun segno materiale sulla Terra, non fosse più profondamente spirituale e non indicasse una fede più radicata, una credenza più convinta in una vita futura, eterna, nel contatto delle anime. Quante volte aveva riflettuto su questi argomenti, e ne aveva anche discusso con Massimo, benché nemmeno lui fosse assolutamente certo di una vita nell’aldilà, pensando che la vita è materia destinata a corrompersi e a finire, e ritrovandosi così in un giro di pensieri al cui centro splendeva di una luce nera e cupa il sentimento della solitudine... PAG 124 ... Massimo uscì d’ufficio e passò da Anna, poi con lei ritornò in quel maledetto posto. Tutta la notte ci aveva riflettuto e non riusciva a darsi pace di non aver visto una minima traccia dell’incidente là su quella strada. Ma di notte, senza riflettori e attento a non farsi investire dalle macchine che gli sfrecciavano accanto, era possibile che qualche particolare gli fosse sfuggito. Più di tutto, comunque, gli urgeva poter vedere l’amico e la sua automobile, quasi per accertarsi che il fatto fosse davvero accaduto. Ancora gli pareva
impossibile. Perciò l’interessamento del padre di Matilde gli sarebbe
stato molto utile, anzi, indispensabile in un caso così. Anna se ne stette zitta in macchina finché non arrivarono al cavalcavia. Pure Massimo non parlò. Ogni tanto si scambiavano uno sguardo che era dolce, che era amaro, che era pieno di tristezza. Siamo arrivati, disse, ecco il ponte. Sosterò di sotto che c’è uno spiazzo. Fossero là in alto adesso, quei delinquenti… ma non finì la frase. Posteggiò, scesero dalla macchina e cominciarono ad osservare, ad esaminare insieme il tragitto compiuto dall’auto di Roberto, senza guida dato che lui era stato colpito a morte. Non sapeva bene, Anna, cosa cercare, qualche pezzo di vetro, che altro? E sembrò strano pure a lei che fosse finito contro l’albero senza lasciare segno, |
appoggiandovisi invece di
schiantarsi, e disse che pareva chiaro che marciasse molto lentamente, con
l’idea forse di fermarsi proprio sotto il ponte. E Massimo ammise ch'era una
possibilità, perciò le disse: proviamo a salire per vedere che cosa c’è di
sopra. Quella strada gira dietro la collina, vedi, forse c’è qualcosa che lo
interessava; e qui, se ammazzano qualcuno, chi vuoi che se ne accorga: a piedi non c'è anima viva. Continuarono a cercare almeno una scheggia di vetro sull’asfalto, che indicasse il punto dov’era stato infranto il parabrezza. E finirono con lo scoprirne alcune, ma abbastanza prima del ponte, dove Massimo non aveva guardato la sera precedente... PAG.170..no sfuggite di mano e sono andate per loro conto.
La vita va e se ne frega, non distingue tra buono e cattivo, evidentemente. Lo
chiamano caso, disse Anna, destino. Molte persone sono venute, continuò
Matilde, che neanche conosco. La cappella era affollata. Un signore ha voluto
fare un discorso, dargli un saluto, e mi ha tanto commosso, credo fosse un suo
professore. Ma la signora Tadini, sulla sedia a rotelle spinta dal marito, mi ha
fatto un'impressione che non posso ripetere, benché l'abbia vista e assistita
ogni giorno in questo periodo; eppure vederla là, vicino alla bara di suo
figlio, e con la faccia inespressiva, mi ha stretto il cuore. Ero con mio padre,
sai, è venuto anche lui. Almeno così Filippo non mi ha avvicinato ed io gli ho
fatto un semplice cenno di saluto. Hai fatto bene, disse Massimo. Sì, e l'ho
fatto con indifferenza, aggiunse Matilde. Chi lo sa, forse loro non c'entrano
per niente. E il dubbio fa male. Vedremo, la rincuorò Massimo, non si può mai
dire, dobbiamo avere pazienza. E' meglio che il colpevole, chiunque sia, cominci
ad avere la sensazione d'essere sospettato. E insisti sempre, intervenne Anna
impaurita, con un tono di tale intimità che a Matilde non poté sfuggire quanto
forte fosse il suo attaccamento a Massimo. Voglio soltanto smuovere le acque,
spiegò lui, non devi stare in pena. Dunque hai intenzione di riprendere su in
discoteca? Chiese Matilde. Ma è logico, che domande mi fai. E allora lei:
l'ultima notizia che ha avuto mio padre è che il tasso di droga nel sangue di
Roberto era molto elevato. Droga! esclamò Massimo indignato, ma certo, è
spiegabilissimo: per poterlo colpire lo hanno in qualche modo drogato, con
l'inganno certamente, a tradimento, con la complicità di chi fornisce le bibite
su in quel bordello. Sì, me lo dovevi dire subito, Matilde, è una pista anche
questa. L'ho saputo solo un'ora fa, ed anch'io ho avuto il tuo stesso pensiero,
e l'ho detto a mio padre perché riferisca alla polizia che Roberto la droga
non l'ha mai usata. E tuo padre cosa ha detto? cosa ha intenzione di fare? E
mio padre se ne...
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CENNI CRITICI |
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...Nella sua vivace conversazione, l'artista triestino si è lasciato assorbire da numerose riflessioni e digressioni, esaminando alcuni temi di toccante attualità che sono presenti nel suo romanzo, primo tra questi, il problema giustizia. Non sono mancati riferimenti e citazioni, da Aristotele a plotino, a Kierkegaard, così come gli accenni alla sua amata attività di pittore... Grazia Palmisano - Il Piccolo7 settembre 2000
...il libro che denuncia l'abbrutimento nel quale st precipitando sempre più spesso qusta nostra società, sprezzanrte dei più elementari valori e avida di vivere qualsisi esperienza senza farsi alcuno scrupolo... E se vibrante è la scrittura di Talleri quando scruta nel mondo delle emozioni che scuotono l'animop di Massimo, nondimeno efficaci sono le pagine che rimandano il torbido mondo della delinquenza con il suo cinismo, la sua brutale violenza, le sue vendette. Grazia Palmisano - Il Piccolo 5 ottobre 200 |
...Parallelamente, inoltre, affiorano intuizioni straordinarie: "La morte - riflette ancora Massimo - è l'attimo in cui la vita non ci può ingannare, l'attimo della conoscenza". In tale affermazione, pertinente piuttosto al mondo interiore dell'autore che non a quello del protagonista, Talleri tocca il vertice del "sottile" speculativo... Romanzo intenso, questo di Giovanni Talleri, che, sotto l'apparente rilassatezza e superficialità scopre i caratteri dell'inquietudine profonda che caratterizza non soltanto il mondo giovanile, ma l'intera società attuale Maria Teresa Massavelli - TALENTO Torino giugno 2001
...Un'opera semplice ma toccante che resta impressa a lungo nel cuore e nella mente e che ecclle per l'originalità della prosa e per il monologo finale allucinante e invisivo. Giuseppe Montcastello - BOLERO 29 novembre 2000
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