In copertina 

Non dire falsa testimonianza

accrilico su tela 80x100

E IN NOI QUALCUNO GRIDA

           EDIZIONI

                   ZENIT

   Premiato al Concorso internazionale città di Avellino - 23a edizione; e registrato dall'Associazione del  Libro Parlato di Feltre 

 Tratta della giustizia e della pena di morte.

                                                            

                

 

 Da un'intervista tv all'Aeroporto di Ronchi dei Legionari:   

 

<font color="#FF0000" size="4">NB: se non si vede il filmato, permettere gli Script.</font>

 

 

 

QUALCHE BRANO 

 

PAG. 25 ...Avevo letto da poco, per passare il tempo, libri sulle carceri e sulla giustizia che mi sembravano scritti da gente sognatrice. Già il fatto di parlare sempre e soltanto di diritti e mai di doveri mi sembrava sufficiente a sbalzare uno fuori dalla realtà, dal mondo come lo ha creato la natura con le sue leggi inevitabili, dove c'è tutto e il contrario di tutto, dove non c'è soltanto amore, dove il bene non,esisterebbe se non ci fosse anche il male. Concetti che s'impa­rano già da bambini, ma come se fossero qualcosa di estraneo alla vita reale, proprio a quella vita che poi ce li butta addosso fino a seppellirci. Mi ero fermato e me ne stavo appoggiato al muro, a parlare da solo come un cretino, a ragionare su argomenti spaventosamente difficili, a ricordare ciò che avevo letto e sentito ... affermazioni mostruose che a forza d'essere ripetute, di rimbalzare giornalmente nella cronaca, s'insinuano e si radicano nella testa di tutti, diventando abitudine di comportamento e di pensiero. Pura omologazione, insomma. Come nella pubblicità, ch' era poi il mio pane quotidiano. Quel Franco Zorzi pittore mi aveva lasciato in un vortice di pensieri, di domande. Avrei potuto rivolgermi domande all'infinito, ma inutilmente. Lui non era un essere normale, e stimavo strano che fosse stato giudicato tale dai tribunali, considerando che usavano molta benevolenza verso un certo tipo di delinquente, difeso con fervore dagli psichiatri in rispetto alla dignità del suo essere umano. Non riuscivo a decidere se si trattasse d'ipocrisia o d'ingenuità o forse soltanto di presunzione. 

    Varie volte avevo affrontato questi argomenti con padre Mario, perché sentivo intollerabile il non rendersi conto che per ogni assassino liberato si decretava la pena di morte per un innocente: la sua prossima vittima. E non era una mia opinione: erano fatti veri, di cronaca. Troppi in verità i casi di criminali liberati e poi rimessi in carcere perché avevano di nuovo ucciso. Di chi la responsabilità? Ma lui, logicamente, era con il Nuovo Testamento: offrire l'altra guancia e perdonare sempre. Ne parlavamo quando entrava nella mia cella mentre stavo dipingendo, e il pensiero di non dover perdonare a chi mi aveva cacciato in quell'inferno mi rimaneva dentro nell'animo come un chiodo... 

 

PAG.57...Il mio rientro era stato alquanto burrascoso; ma anche questa volta lo scontro mi era andato bene, e mi aveva giovato per aumen­tare il prestigio in quelle strane teste di criminali. A me erano stati regalati cinque giorni di vita, però pensavo a quei detenuti che pote­vano fruire annualmente di quarantacinque giorni di permesso, quelli che godevano della semilibertà, anche se condannati per crimini gravi. O mi avevano informato male, o mi avevano raccontato balle, non potevo crederci. Mi avevano pure detto che alcuni se ne vanno per lavorare e non rientrano più, scompaiono. Mi sembrava grottesco. Fu anche questo un argomento dei miei colloqui col direttore e con l'assistente sociale. Lei  

era unadonna colma di pregiudizi, e non nel senso comune del termine. In lei ogni ragionamento in merito a cattivi e buoni, colpevoli e innocenti, sembrava risultare capovolto. lo ero gl'insegnanti della mia epoca, si era preoccupato affinché non cadessi nel vischio della loro ideologia. 

Ora ascoltavo la dottoressa Roffani, la quale, sebbene giovanis­sima, mi parlava come se la verità le appartenesse tutta intera. Mai un dubbio, beata lei. Affermava che i bambini hanno diritto di pro­testare, di opporsi, di giudicare come gli adulti; che non devono essere puniti, ma persuasi; che la loro personalità" va rispettata, e che bisogna saper accettare le loro critiche e i loro giudizi. Così, un po­meriggio, che fui chiamato per l'ordinario colloquio terapeutico, com' era denominato, e si accennò ad alcuni problemi politici del momento, le ricordai che già mio padre mi faceva osservare che togliendo autorevolezza al maestro, lo si privava in parte della fa­coltà d'incidere sulla formazione degli allievi, portando a una gene­rale confusione senza valori. "E mi sembra avesse ragione", conclu­si. "Oggi non c'è più rispetto per l'insegnante, e a scuola i ragazzi, riempiti di diritti fin dalla culla, fanno i comodi propri senza che nessuno possa intervenire per correggerli. Un vero tabù"... 

 

PAG 88   ...Mi si piazzò davanti prima di sedersi nuovamente al tavolo, e mi guardò con un' espressione .sorniona "Credo che tu abbia letto Beccaria, dove scrive che il carcerato dovrebbe produrre con il suo lavoro qualcosa in più di quanto occorre per sanare il danno che ha causato. Ci sono le colonie agricole e le case di lavoro, sì, ma è altra roba e per casi particolari, ben precisati dalla legge. E invece dovrebbe essere proprio come specifica Beccaria".

"Me lo sono riletto qui in carcere. Ed è un po' diverso da come lo presentano, per quanto ho capito io".

"Dimmi. Qui entriamo in un campo delicato e molto stimolante, specie considerando il nostro rapporto. Sai bene che se non fossi con quell'abito numerato, dimenticherei che sei un detenuto".

"E' molto buono", dissi comprendendo che voleva riprendere a giocare con me, "lei conosce la mia aspirazione...", ma tacqui immediatamente vedendolo irrigidirsi, perché quello che stavo per dire non rientrava nel gioco che piaceva a lui. Infatti osservò con indifferenza senza attendere che continuassi: "E' quella di tutti".

"Sì, è quella di tutti", ripetei allora non mostrando di aver accusato il colpo, perché quelle quattro parole mi avevano raggelato, e proseguii: "Il Beccaria non prevede la liberazione condizionale, impensabile a quei tempi: avrebbe annullato la base del suo ragionamento, almeno in parte".

"Cioè?"

" Che la pena dev' essere, oltre che immediata, certa e irriformabile e senza passatempi e lezioni di disegno, e senza preservativi per fare le porcherie evitando il contagio dell' aids" .  

Fece una smorfia con la parvenza del sorriso. "Lui viveva in un' altra epoca. Nel Settecento le cose erano molto diverse, non ti pare? Siamo prima della rivoluzione".

"E' vero. Inoltre infliggevano la pena di morte con troppa facilità. Ma allora, perché si richiamano a lui tanto spesso, oggi ?" 

"Perché è inumana, chiaro? Ormai il mondo civile non può più accettarla. E' il famoso diritto alla vita che spetta ad ognuno".

"Beccaria, però, l'ammetteva, anzi la riteneva necessaria almeno in due casi; e comunque il suo ragionare non era ispirato a umanitarismo. Lui era un economista e ragionava freddamente da economista su ciò che conviene di più e ciò che conviene di meno. Credo sia molto chiaro quando afferma che fa tanto più paura della morte, e dunque è molto più deterrente, l'idea di doversene stare, anche solo vent' anni, in catene. Mi piacerebbe avere qui il testo e leggerla quella pagina. Insomma afferma... aspetti, cerco di ricordare... senta un po', ricorda anche lei questo passo... sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, ove uno appena comincia i suoi mali. Questo scrive. E poi parla dell' ergastolo ed evidenzia bene come il concetto di vendetta c'entri poco o niente. Ciò che invece risulta essenziale è l'esempio, il mostrare agli altri la punizione che deve subire chi commette un crimine".

"I tempi sono diversi. Gli uomini si sono conquistati alcuni diritti essenziali. Oggi va respinto un tale discorso. Il senso di umanità non va mai dimenticato".

"E il mio diritto di camminare per strada senza nessuno che mi ammazzi per rubarmi il portafoglio e magari i vestiti come lo difendo?  Dove va a finire il senso di umanità quando sono lasciato solo a farmi ammazzare? E una bambina di otto, dieci anni, come difende il proprio diritto contro un tale che la trascina in casa e la sevizia e la stupra? Non ha diritto specialmente lei di venire protetta? Mi scusi, sa, ma lei pensa solo ai miei diritti di delinquente? di omicida? E a quelli di brava persona onesta chi ci pensa? E il senso di umanità per la vittima dove va a finire?...

CENNI CRITICI

 

Ho letto il menabò  del nuovo romanzo di Giovanni Talleri. Scrive del  mondo perduto delle carceri, e conduce il suo personaggio in un dialogo che sfocia nell'affermazione  di una ragione anche per la pena di morte...nello scrivere come nel dipingere è sempre uomo libero, superiore alle parti, scomodo ma intelligente, maledettamente affascinante tanto che alla fine ti trovi  a dargli ragione anche se non vorresti...

                   Fabio Favretto    Il mercatino  23 maggio 1997

 

... Dopo la trilogia su Trieste, ora con il nuovo romanzo lo sguardo di Giovanni Talleri si sposta su su un problema di scottante attualità che trae linfa da una vasta letteratura, dal pensiero di Beccaria ai giorni nostri: la questione della giustizia "giusta", della pena intesa come fatto veramente rieducativo, cosa che oggi non si verifica mai, secondo l'analisi dello scrittore...

                   Enzo Sntese   Il Mercatino 18 aprile 1998

 

...Il romanzo si apre dunque sull'interno di un carcere, sull'allucinante atmosfera che vi si respira, sulle disperate esistenze che in quell'inferno trascinano i loro giorni, sull'angoscia che attanaglia Baruti da due anni ingiustamente recluso lì dentro, l'animo corroso da una molteplicità di sentimenti tra cui si fa sempre più dirompente la voglia di vendicarsi, nonostante gli incitamenti al perdono e alla comprensione che gli vengono da don Mario, il sacerdote del carcere. Ed è proprio in quel groviglio di sentimenti annidati nell'animo di Baruti, che la scrittura di Talleri acquista una graffiante incisità, aprendosi a degli interrogativi sulla giustizia, sulle sue norme, sul sistema carcerario, e su quella assurda tolleranza per cui troppo spesso il criminale è considerato soltanto una povera vittima da curare e capire, con più diritti che non doveri da rispettare...

                 Grazia Palmisano   Il Piccolo 19 maggio 1998

...In uno stile tendenzialmente asciutto, che pur non trascura parentesi dialettiche, questo romanzo realizza al meglio una visione realistica amara ma nello stesso tempo ricca di spunti vitali, contradditoria proprio perché a molte facce. Insomma emozionante come la vita e la non-vita, che è l'esistenza del carcere...

   Patrizia Valli    Arte e Cultura  giugno 1998

 

...Uno degli scopi principali del libro di Talleri: richiamare l'attenzione del lettore su problemi gravi e attualissimi: la giustizia troppo permissiva e le condizioni invivibili delle nostre carceri; condanna inoltre la proposta di abolire l'ergastolo e di ridurre la durata di alcune pene: tutti argomenti utili per un approfondito riesame della situazione detentiva in Italia. Il romanzo, assorbita la dissertazione sul problema di fondo che sconvolge l'animo di questo innocente condannato, scorre fluido con ritmo incalzante e serrato. Quella di Talleri è comunque una prosa scarna, essenziale ma non priva di espressività e di validi approfondimenti stilistici nonché con un contenuto di cocente verità...

    Mario T. Barbero   TALENTO -Torino XII 1998

 

 ...In questo romanzo di Giovanni Talleri è narrata la dura vita delle carceri con gli stupri, le lotte, i raggiri... Il linguaggio usato dall'Autore si adatta facilmente alla narrazione. Linguaggio crudo, spesso scurrile che colpisce il lettore non predisposto. Merito del Talleri è la sua grande capacità di plasmare la parola ai fatti...

    Nunzio Menna - L'Agenda del millennio - Avellino 2002

 

 

 

 

 

per commenti> GT

Indietro

     AND SOMEBODY IS CRYING IN US
Edited by Zenit, pages 176 

It tells the story of a young advertising agent who, after having been unjustly sentenced  to imprisonment and after having been released on probation, is involved in such events as to be obliged to perform that act of  justice that the law was unable or unwilling to put into effect. A novel which, with its descriptions of places and persons and vith its psicologic analysis and above all with its answer (a painful answer from a man that considers justice as an assertion of the truth) to the everlasting and dramatic problem concerning the legitimacy of the death sentence, deeply moves the reader.   

(pag.14) …and while reading, with my mind, I saw Michela's face between the lines and the mere thought of her, as if living among those walls and those animals, made me feel a bit dismayed. She was there, between the book-lines were nobody coulf trouble her, and I was talking to her and seeing her blue eyes and her hair whic was as yellow as a field of wheat.  (pag. 25)...I didn't know if it was a matter of hypocrisy or presumption or ingenuosness. Many times the matter had been discussed with father Mario because I was convinced that the release of a murderer meant the death penalty for an innocent destined to be his next victim.And this was not just a personal opinion of mine but an event that takes place almost daily, asreported by the newspapers. Too many are the criminals first released and then again imprisoned for having again committed an omicide. Who responsible for that?(pag.89)"..."Yes, all of us", I said again, trying to hide my uneasiness in front of  those four words, and vent on: "Beccaria doesn't admit the release on probation, unthinkable at that time and above all incompatible with most of his arguments."  
   "Namely?" 
   "That the punishment must be immediate, certain, unchangeable and without any pleasantry, which today include even condoms to avoid aids."
    He smiled but his smile looked lihe a grimace.  "He lived in the seventeenth century when things were quite different and the French revolution were still to come."
    "It's true and besides the death sentence was inflicted too easily. Well, but why, then, is his name so often remembered and quoted today?"
    "Because it is  inhuman and the civil world can no longer accept it. It is the famous right to one's life to which every human being is entitled to."
    "Beccaria, anyway, accepted it and at least in two cases considered it necessary; but his reasoning had no humanitarian character. In fact he was an economist and he reasoned as such, that is in terms of practical utility. this explains why he sustains that a sentence to twenty years ' inprisonment is more shocking and therefore more expedient than a death sentence. It's a pity we don't have here the book and can't read that page. Let's try to remember what he said in that passage..., something like... under the yoke, under the stick, in an iron cage, where one is just at the beginning of his seclusion. And after that, he treats the problem of life sentence excluding that he may have anything to do with the concept of vengeance. What, on the contrary, is essential for him is the example that the punishment, inflicted to him who has committed a crime, must be for other people."
   "Times have changed, men have conquered some essential rights and therefore such speech is to be rejected. We can't forget our sense of humanity."
   And how can I defend my right of walking in the street without being robbed or even killed? If I am left alone against the criminals, and if there is nobody who can defend a ten years old girl who is abducted by a sexual maniac, where has finished our sense of humanity? I beg your pardon, but you probably are mostly concerned with my rights as a murderer, and in that case who will take an interest in my rights as an honest person and a future possible victim? And is there any sense of humanity for the victim?..." 

  (pag.96)..." What do you think, father? If they think that they can change that kind of men, they should at least avoid to experiment the results on innocent people. It seems to be a simple and logical

 principle which should be, I dare say, compulsory. For what we know, this is   Angelo's second murder and that poor girl has been killed because he had been released without taking into consideration the risk of being making a mistake. Therefore the girl is a victim of the system which is too tolerant and makes no difference between good and bad and betwen victims and executioners. It is as if that poor girl had been killed by him who opened the prison door to Angelo and these are facts and acts which cannot be accepted  because they imply beatification of the victim and forgivennes for the torturer. 

(pag150)..."To talk today about that event may seem cynical but many times I have recalled it, always asking myself why I did it and hov I could have done it. And the answer  was always the same: self-defence, without being fully aware of what I was doing, as if somebody else was acting in my place, and what I felt in that moment was an irresistible spur to accomplish that act which is just the opposite of inertness and forgiveness and is the only act of justice that can restore equilibrium. What does it mean and why forgive him who has killed?"
      
    (pag.160) "I think that the true danger consists in the tendency to accept everything and in the disposition to search and find an excuse for every wrong doing. Take for instance what you can read in the daily papers! Only news concerning drug-addicts, robberies, bloodsheds with people lying on the pavement, people dying of hunger or cold because ignored or not helped in time or because overun by a criminal motorist who disappears without aiding his victim. You know my opinion on the matter: they are real crimes which we consider as due to mere misfortune or fatality just for the sake of having an excuse not to remember the many death sentences that we, with our indifference, contribute to be carried out".

CRITICAL NOTES

The inner cry we hear in this novel by Giovanni Talleri can be seen as an appeal to justice: the anxious research of a real justice among the men (M.T.Barbero)

A meaningful and agreable volume where Talleri's literary art is revealed both by the narrative structure (limited to the essential) and by the prevalent themes examinaded (most of them centred and focused on the death penalty problem) to which Talleri has added a vibrant attitude of solidarity  (E.Santese).

A drammatc novel by the Trieste painter and writer whose attention and interests are mostly drawn by the iniquities, the evil ugly things, the perversions, the injustice, the scornful blindness and the hypocrisy which seem to prevail in our modern society with a crescendo that is astonishing.  (G.Palmisano).

In a very dry style, not deprived of dialectical parenthesis, he produces a picture which is acrid even if enriched by vital hints and which looks contradictory only because of its many faces. In conclusion, impressive like the kind of life implied in the existence of the prison.  (P.Valli)

Giovanni Talleri, a true artist, in this book plays the double role of painter and writer and, being the terrible and lovable old man he is, he takes pleasure in being, both with the pen and the brush, original and negligent but with a sure capacity of grasping the evils of the world even if some of them, like ambiguity and baseness, don't deserve his clemency. He has a natural gift for the syntesis which allows him to change the contingency in a fact and the fact in symbol. The three first novels deal with life-experiences, while, in the last of the series, AND SOMEBODY IS CRYING IN US, is described the lost world of the penitentiaries, in one of which takes place a dramatic dialogue with a convict and from which emerges an explanation and a justification for the existence of the death penalty. Both in Writing and in painting, Talleri is a free man, not always agreable but intelligent and extremely charming to the point that, even if you disagree, you must admit that he is right. (F.Favretto)

per ritornare a Blog 4.05.08 o 5.05.08

14.10.08

 

Index