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            IO, PICCOLO CANE

 

 

EDIZIONI 

IL MURICE

                                                                             (Il terzo della trilogia, si chiude nel 1954 con l'emigrazione)

        Da un'intervista tv

        di Caterina Tosoni

<font color="#FF0000" size="4">NB: se non si vede il filmato, permettere gli Script.</font>

QUALCHE BRANO   

 PAG 12  ...Addirittura un confine ci avevano imposto: Quando me lo vidi davanti e dovetti esibire i documenti  per poterlo varcare, non sapevo se ridere o s piangere. Ci avevano separato dall'Italia all'incirca dove finiva, secoli prima, il Dominio dei Triestini, premuto a nord e a est dagli Austriaci tramite gli Sloveni, e a sud dai Veneziani. Cosa fanno le guerre! Laghi di lacrime e di sangue, cumuli di macerie e di cadaveri; rovesciano tutto, sconvolgono e ti rubano gli anni migliori; ti fanno a brandelli, ti tolgono il lavoro, e ad alcuni pure l'amore e l'amicizia, com'era successo a me.

 

pag.32

 

   PAG 62...Transitavamo lungo il Vallone, dove il confine è a pochi metri, parallelo alla strada, e, subito a nord di Gorizia, taglia l'Isonzo, penetra quasi fino a Cormons includendo tutta la Val Canale, lungo la linea dei monti Sabotino, Canin, Mangart e Forno. Ma in quei tempi degli Italiani si sentiva soltanto un flebile lamento, mentre si sarebbe dovuto sentire il grido, il pianto urlato della ribellione. Gli Italiani erano stanchi, anzi, più che stanchi erano di nuovo divisi, di nuovo in lotta tra di loro. Ed oggi tutto ciò è dimenticato. I padri non lo hanno detto ai figli e la storia, si sa, è fatta come è fatta. E la folla immensa di morti contro l'Austria, per  la riconquista di quelle terre, per la loro redenzione, come si 

usava dire, continua a guardarci attonita e indignata mentre noi guardiamo altrove, o per ignoranza o per menefreghismo o per vigliaccheria; e facciamo le nostre forbite dichiarazioni contro Israele a favore dei Palestinesi. Il mio padrone* le scolta ogni giorno per televisione e per radio. Esaltano quel principio 

sacrosanto che nessun uomo al mondo può impossessarsi della terra di un altro uomo. Da non  credere. Così, per quanto ci riguarda direttamente, rimaniamo zitti, ed evitiamo di sentirci obbligati all'azione e ai sacrifici affinché detto principio venga applicato anche nei nostri riguardi. Piano piano, mi sembra di capire, la gente è giunta al punto da ritenere ridicola qualsiasi rivendicazione del diritto di proprietà su quelle terre: un'aspirazione che è sinonimo di follia, di deprecabile fascismo, dice. Ed è, invece, uno squallido 

                               *Sono i pensieri,il racconto del cane Ercole nel  

                                            quale è trasmigrata l'anima di   Paolo Marin

 

controsenso che mi pare proprio indichi...si sa bene che cosa indica per chi lo sente e lo enuncia come un principio di 

intendono per qualunquismo. M'innervosiscono queste riflessioni e mi addolorano. Dovrò scendere di nuovo in strada a farmi un

 giretto appena arriva il padrone. Devo proprio scaricarmi.

                .

   PAG.94... Così, fino alle cinque di sera ebbi molto da fare. E con l'idea non allegra di andarmene a lavorare fuori di Trieste, di lasciare Trieste, mi ritrovai che quasi inconsciamente facevo la fila all'ufficio di collocamento per ottenere un lavoro qualsiasi: da

 manovale a capo del governo. Quando toccò a me dissi, appunto: «Sono disposto a tutto. Ho bisogno di lavorare» .

  E la fila era lunga, e il mestiere figurava commesso di negozio d'abbigliamento. Non avevo speranze. E il consiglio di Olga di andare in giro per i negozi non era servito. Non era servito nemmeno che sapessi un po' d'inglese.     

     Pranzai a casa con mia madre che, a un certo momento non trattenne le lacrime. Era una donna forte, non piangeva mai, almeno davanti a me. Ma questa volta non riuscì a dominarsi. «E' la situazione generale», balbettò, «scusami. lo voterò per la DC, credo sia l'unica che possa salvarci dai comunisti. Loro sono la colpa di tutto, anche del fatto che tu non trovi lavoro. Tutti hanno paura qui. Nessuno vuol mettere soldi, nessuno assume gente, tutti sono diffidenti. Ed ecco che il mio unico figliolo deve di nuovo andar via, prima in guerra, e per chi poi? .. E adesso di nuovo in un'altra specie di guerra ... Ti voglio tanto bene, Paolo, e mi addolora non poterti aiutare».

    «Mamma, non dirlo, non pensarlo nemmeno. Sono io addolorato di non poter aiutare te. Ma ora vedremo. Ora è da rallegrarsi che finalmente avrò un lavoro stabile, anche se non è a Trieste ... Verrà, col tempo. Dobbiamo aver fiducia». 

 

PAG.147  ...Non lo so, né ricordo nulla di una o di tante vite precedenti a quella di Paolo Marin che io abbia vissuto. Però, se non ci sono ricordi precisi, ci sono...come potrei chiamarle? impressioni? forse sì, diciamo impressioni. Ecco, certe volte ho l'impressione di aver vissuto una vita di schiavo ribelle, cocciuto, inflessibile, di quelli che muoiono piuttosto di cedere alla volontà altrui; e certe altre, ma più rare, di essere stato un uomo di potere...

 

PAG.214  ...Tutto era ormai definitivo: ogni decisione, ogni pensiero, ogni sentimento, ogni ricordo, proprio tutto, anche la paura di Olga di rimanere incinta e quel mio maledetto vizio di bere, che avevo stupidamente lasciato libero dopo la morte della mamma.

  E quando arrivò aprile e andai alla stazione maritti­ma a vederla partire fu come se, salito sul patibolo, attendessi il boia. E ci volle tutta la giornata, e scese la notte prima che partisse.

  La nave si riempiva, si riempiva. Era il Toscana, un brutto piroscafo grigio, vecchio e malandato. Credevo che sarebbe esploso, tanta gente vi entrava, che si sarebbe aperto da un momento all'altro. E c'era tanta gente che guardava partire i parenti, gli amici; e tanti piangevano, quasi tutti piangevano; e il bar Vulcania, di fronte alla stazione, si riempiva a ondate di folla che veniva, beveva, rideva, piangeva, usciva, salutava, rientrava e tornava a bere. Tutto un giorno durò quell'agonia, e quando finalmente la nave partì, il bar, la stazione, la riva, tutto si fece deserto e tutto rimase silenzioso, di pietra; e il mare nero stranamente immoto; tutti scomparvero come per incanto, anche le luci del Toscana scomparvero, ed io rimasi seduto su una panca davanti all'hotel Savoia, solo, senza voglia di ritornare a casa, senza nessuna voglia; e poi mi misi a camminare e udivo solamente il rumore dei miei passi sul selciato. Ero proprio solo. Cercavo un bar aperto per riprendere a bere. Non potevo smettere, perché avrei perduto quella parte d'infinito che solamente annebbiando la coscienza, interrompendo i contatti della programmazione della mia materia, i fili della mia schiavitù, potevo intravedere, fermare, possedere. Dovevo abbattere le rimozioni, vincere ogni esitazione...

 

 

pag 218

per commenti> GT

CENNI CRITICI
 ...Una trilogia su Trieste che si chiude amaramente. Tre diversi protagonisti per tre libri scritti in rapida successione: in realtà un unico filo conduttore che percorre il solco di un'incalzante autobiografia...Tragico finale per questo romanzo di Talleri che conclude una trilogia cui ha consegnato assieme a parte di sé e delle proprie convinzioni una pagina di storia capace di provocare ancora sofferenza e dolore. Grazia Palmisano - Il Piccolo 17.6.1996

Trieste amata, perduta, ritrovata ...Una trilogia. Tre narrazioni, tre protagonisti... simboli di una città prigioniera di confini ingiusti e angusti... I forti toni dell'amarezza e della malinconia dipingono questo murales di storia umana, quotidiana, politica, che Talleri realizza con vivacità e scorrevolezza, E soprattutto con la passione di chi ha vissuto tante ingiustizie e ha visto

sciuparsi, nell'indifferenza di un'Italia distratta, Trieste, bella e  sfortunata.               Massimo Greco - Il Giornale 11.5.1996

è il terzo di una trilogia... al di là dell'intrecciarsi di teorie nichilistiche o spiritualistiche, che proiettano l'umana conflittualità di fronte al mistero e al destino dell' esistere, occorre rilevare che, alla conclusione del romanzo, nella rievocazione dell'attimo della fine, affiora un elemento positivamente risolutivo della complessa sofferta problematica esistenziale di Talleri che indica, al momento della tragica morte di Paolo la percezione di un attimo eterno in cui veniamo sbalzati nella dimensione dell'infinito che non ha dimensioni. Attimo sublime, dunque, che riscatta la fatica umana di vivere e supera i limiti di ogni conflitto sofferto tra l'individuale e il sociale.    Maria Teresa Massavelli  -Talento-    Torino12.1996 

 

 

                          I, LITTLE DOG      Edited by Il Murice  pagg.224                

  In it a little dog tells the story of its former life. In this way the author can amplify his introspection, creating a third character, whose story ends in 1954 with the tears caused by emigration and expulsion from its native land with the tragic but self-delivering refusal of the new life to come: in other words, as said Seneca, the refusal to buy it at any price. The three novels make a trilogy, in which the main characters, although different from one another, have in common a deep love for their fatherland and a very deep involvement in dramatic events lived by Trieste in those difficult years. Between the three protagonists - Giacomo, Marco e Paolo - there is, therefore, an ideal link but also the convincement that our life is ineluctable, like something pre-established, a thread of destiny which is to be accepted and followed because it is our very true eternal essence.

(pag.12)…Even a border had imposed to us. When I faced it and had to exhibit my identity papers to cross it, I didn't know if I had to laugh or cry. We had been separated from Italy just at the point where Trieste, while defending its territory from Austrians, Slovenesand, Venetians, some centuries ago had extended its rule.The wars what a calamity! Streams of tears and blood, heaps of ruins and corpses; everything is overturned, smashed and you, torn to sheds, are deprived of the best years of your life.  

    (pag.14) ..."please, no..." she implored, dropping her arms and keeping them close to her hips as she used to do when, in our chilhood and after a little contrast in our playing, she couldn't help turning sad and sulky. But this time there was gloom and despairin her. She remained motionless, looking pale and disheartened. Was beautiful, Olga, and young. Who knows, maybe she still   lives down there, in Australia. I was unable tohold her back and also unable to imitate her by leaving my land.        

    (pag.62)…And today all that is forgotten. The fathers have not told their children and, as we know, history-books are not always reliable. And the multitude of young men killed in the war against Austria, for the conquest and the redemption of that territory, can't be but perplexed and indignated in front of our indifference and pusillanimity in what concerns our interests while we defend the Palestinians against Israel. My master listens every day to the news given by radio and television and every bulletin invariably exalts the sacred principle that no man in the world can take possession of another man's land. Something not to be believed, at least for what we are concerned in. In fact that principle could be applied even in our favour but we prefer to keep silent not to be obliged to act and endure sacrifices.

     (pag.95) At five o'clock in the evening, (or a las cinco de la tarde as said by "la cogida y la muerte" which I liked so much)  I didn't meet the bull: I met instead Lisa, a true female but with the caracter of a bull. And with her - after having walked on the sea-shore and after having had a snack in a little tavern enjoying fish and that kind of chicory called "radicchio" which can be found only in these whereabouts and in no other part of the world - I entered her house lying at last on white scented sheeds where our intercourses were accompanied by sweet words, confessions and reveries.

     (pag.128)…And all of them, Istrian and Dalmatian refugees and Trieste emigrants  in search of a job, all were convinced that Trieste and also Istria, being both Italian, would have been given back to Italy. What a terrible period which I have lived from afar without being able to do anything in favour of my native land. A sudden apathy seemed to have seized my soul and being aware of that, I realized that time was passing fast and, like the water of a brook, couldn't be either stopped or measured and least of all lived.

 pag. 165) ...Everybody seems to be in a hurry, everybody runs. Everybody claims rights without accepting duties. For instance, I remember that, when I still Was a puppy, I saw at the television a fellow that illustrated the rights due to the Slav minority living either in Molise or Puglia, or somewhere else that I don't remember. A paradoxal situation (caused by the strong nationalistic spirit of the Slavs with the help of the very tolerant Italian Constitution) which now is raised and claimed by the descendants of the Slavs that centuries ago, pursuited and terrified by the Turks, had fled and crossed the Adriatic, taking refuge in Italy, where were well accepted. Considered the centuries elapsed in the meantime, not less than five, it is just astounding that these people may claim now not only bilinguism but also special programs on radio and television in their language.

(pag 195)…Assunta, when I told her that I had to go back home, made only this simple remark: "I knew it". Her voice and her tone were so meek and disarming that I felt very sad because I understood how deep and customary was her acceptance of resignation and sorrow. We were lying under the blankets and, since it was already December, a little gas stove was burning without heating much the room. "I will write you", I kept saying, "I will come back and see you". And she answered without speaking but just by raising her head and   looking at me with those eyes of hers, which were as bright as a starry night.

 

CRITICAL NOTES

...Three novels, three tales, three main characters: Giacomo Valle, Marco Ambrosi, Paolo Marin. Three differnt storiies but at the same time interlinked and partly coinciding in their structures. The three of them, ex war-prisoners, the three of them, symbols of a town rendered in its turm prisoner by a restricted territory and unjust border. The description of the events of this period is imbued with melancholy and sadness but the narrative is fluent and vivacious and the resulting picture is that of a murale of real human history. All that was possible only because the author has lived those eventswith great passion witnessing so many inequities and above all the decadence of Trieste, a beautiful and unlucky town not sufficiently protected by its motherland.  (M.Greco).

…In this novel the story (ending tragically in 1943 with the decision to give up a life which was no longer worth being lived) is recounted by means of events past and present as they have been seen by that strange animal, that is the dog Ercole, which, being the funny reincarnation of Paolo and although being inevitably deprived of the gift of speaking, proves a very wise, acute and thoughtful observer. (M.T.Massavelli).

…A book that places Talleri among the authors who are expressions of the Trieste literature and as such worthy of being included in the kind of collections once arranged by Maier. If, in the future, somebody else will continue Maier's work, in the new collection and among the best expressions of the Trieste production, should figure this book.  (E:Santese).

  ...A tragic ending in this novel which concludes a trilogy where the author, besides offering a part of himself and of his intimate convictions, delivers a page of history which is capable of still causing pain and sufferance. (G.Palmisano).

 

 

Mi piace essere ricordato nella                RIVISTA DEGLI ARCHIVI STORICI BOBIENSI                 N.ro XXlX, 2007

 

                                    Dal capitolo di Maria Luisa Bressani

                          Italo Londei, disegnatore e pittore    

        .....

    Maestro è stato il triestino Giovanni Talleri, con una vita per molti versi simile a quella di Italo. Pittore autodidatta e scrittore iniziò a insegnare a 17 anni nella scuola di San Pietro al Carso; il primo 

                                                                                 ABob xxix - 545

                                                                              

gennaio 1943 fu richiamato al Corso Ufficiali Granatieri in zona operazioni di guerra, dopo 1'8 settembre rifiutò di schierarsi sentendo l'armistizio come tradimento dell' onore. Allearsi con gli Alleati dai bombardamenti distruttori di città e vite? con i Titini delle foibe? con i Tedeschi del dolore di una guerra che mossero per primi? Fu deportato in campo di concentramento in Germania, esperienza che gli ispirò una serie di dipinti, presentati nel 1990 nella Mostra Mühldorf 1944 alla Galleria Il Canovaccio di Roma. Da trent' anni ormai teneva con successo personali di pittura avendo maturato uno stile originale ed esposto a New York, Parigi, Torino. I suoi temi preferiti: Trieste (la città, il mare e il Carso), la folla (automi di ieri e di oggi), il canto, la musica.

    Definito "un uomo contro", anticomunista come i più che vissero nella Trieste di guerra e di confine, ha scritto una trilogia dedicata alla sua città in tempo bellico e nell'immediato dopoguerra, edita da Il Murice: Vent'anni no, Il mio amore sei tu (1995) e Io, piccolo cane (1996). Dedicato alla pena di morte E in noi qualcuno grida (Ed. Zenit,1998), riflessioni sul confine orientale Una corsa nel tempo (Lint, 

 

 

2004). Aiprimi di ottobre 2007 è stata presentata la ponderosa monografia Di passaggio (16) sulla sua attività letteraria e pittorica.

     L'etica che lo ha guidato deriva da una frase di Spinoza che il suo professore di filosofia citava spesso tenendo lezioni senza testo (era il 1938, il «Lamanna», ebreo, era stato proibito). «Il diritto naturale dell'individuo si estende sin dove giunge il suo desiderio e la sua capacità di soddisfarlo, ed in base ad esso nessuno, per diritto di natura, è obbligato a vivere secondo il talento di altri, ciascuno essendo difensore della propria libertà». 

16) Giovanni TALLERI, Di passaggio - Raccolta di articoli di giornale, conferenze, interviste e note varie sulla sua attività nell' arte figurativa e letteraria, Tipografia Adriatica, Trieste 2007.

546 - ABob xxix

 

     Talleri ha dipinto una mega-tela: è La Barcolana , la regata più affollata del mondo con quasi 2000 barche al via che si disputa a Trieste la seconda domenica di ottobre(17). Insignito della cittadinanza onoraria di Monfalcone, il suo bassorilievo I Deportati è alla Risiera di San Sabba e l'esperienza di Mühldorf è raccolta nel Carnet Segni Clandestini. ….

17) È stato Lorenzo Bressani, figlio di Ruggero, fratello di mio padre Edgardo, a vincere per l'Italia - e da vent'anni non succedeva - La Barcolana del 2002 al timone di Uniflair. Lorenzo, quando ragazzino regatava in classe Optimist davanti al lungomare di Barcola (da cui il nome Barcolana) dai pescatori era affettuosamente soprannominato "Rufo" (in dialetto, refolo di vento).

                                                                                 ABob xxix - 547

 

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