commenti 18                                 06.09

 

      09.06.09   Elezioni concluse e vinte dalla destra.

     Questa mattina a Prima pagina di rai3 ho sentito il commento di una signora a proposito delle elezioni per il parlamento europeo. E mi è piaciuto dopo tutto ciò che se ne è dovuto sentire, e che per parecchio politici e giornalisti continueranno a ripetere.

     Ha fatto osservare che le astensioni dal voto non sono dovute, come si vuol far credere, ai dubbi sorti su Berlusconi per le varie storie della sua vita privata e quindi conseguenza di un generale giudizio negativo, ma al disinteresse generale per l’Unione Europea. Disinteresse comune, anzi più marcato negli altri stati dell’Unione. E ciò unito alla, comunque, generale convinzione della sua vittoria.

     A me personalmente è dispiaciuto che tanti Italiani abbiano continuato a sprecare i voti, affascinati dai tanti piccoli leader che per personali motivi di prestigio e di potere si rifiutano di unirsi, diciamo anzi di riunirsi in quel grande partito di sinistra che hanno con tanta disinvoltura frantumato. Intendo il partito socialista.

     Io sono un liberale, convinto della bontà del sistema bipartitico, in quanto considero unicamente l’efficienza del sistema amministrativo, il suo più facile controllo e la sua necessaria, precisa responsabilizzazione. Situazioni, caratteristiche, che si perdono nel sistema pluralistico, il quale rallenta, ingarbuglia tutto. Direi quasi che fa la differenza tra il vivere su di un prato luminoso o in una palude nebbiosa.

 

 

     11.06.09  A proposito di Islam. Ieri mattina presto ho sentito per radio radicale alcune interviste a signori musulmani, rimanendo con l’impressione che l’intervistatrice evitasse di approfondire certi argomenti; e questa mattina ho sentito, in merito ai Musulmani,

 

l’onorevole Amato. Allora mi sono letto in internet LA CARTA DEI MUSULMANI D’EUROPA, citata nelle interviste, e, signori miei, leggetela e vedrete che ci girano intorno ma non si muovono dai loro principi fondamentali. Tante parole: pluralismo, solidarietà e fraternità, perfetta uguaglianza tra uomo e donna, tra tutti; rispetto dei valori morali; visione equilibrata della libertà; jihad come sforzo per il bene, e come guerra solo per legittima difesa; rifiuto del terrorismo e della discriminazione etnica; sì al pluralismo dato che l’Islam riconosce il diritto alla diversità; collaborazione tra i mussulmani d’Europa e con il mondo islamico; dovere di rimanere parte dell’umma (collettività) islamica e diritto di praticare il proprio culto sia in pubblico che in privato, individualmente o in modo congregazionale; dovere di rivendicare i propri diritti; permesso di integrarsi ma conservando l’identità religiosa; rifiuto di ogni forma di dominazione e di sfruttamento; uguaglianza dei diritti e riconoscimento dei musulmani come comunità religiosa; rifiuto di tutto ciò che è nocivo all’interesse dell’individuo;  applicazione dell’etica e della morale islamica

        E come dicessero, e con dolcezza: veniamo a casa vostra senza imporvi nulla, soltanto con la volontà per noi irrinunciabile di continuare ad essere come eravamo a casa nostra, e chiedendovi perciò di venirci incontro modificando qualche vostra usanza per non ferire la nostra fede religiosa, e concederci spazi per le nostre moschee, e modificare gli orari di lavoro per le nostre preghiere, e togliere dai vostri luoghi pubblici le insegne della vostra religione che ci feriscono, e nei luoghi della sanità mettere a disposizione delle nostre donne esclusivamente personale medico femminile, ed accettare le nostre bambine con il velo sul volto anche nelle scuole ed ai concorsi pubblici; seguire le regole dell’economia araba; e qualcosetta ancora che stabiliremo nel tempo. Noi musulmani dobbiamo e perciò vogliamo rimanere parte della nostra collettività sia di questo stato sia del mondo…

 

         Ed io allora mi chiedo: un popolo così religioso e caritatevole, altruista, bene organizzato nell’ambito della sua perfetta religione, su territori ricchissimi rispetto al nostro e con una densità abitativa molto inferiore alla nostra, perché viene da noi e con qualsiasi mezzo e sacrificio e rischio? abbandonando il suo paese nativo, profondamente islamico e quindi pervaso dallo spirito di altruismo, di carità?

 Avevo a suo tempo scritto  Il cavallo di Troia  ed anche in merito a quanto stabilito per l’immigrazione negli USA, che qui riassumo.: “Un governo retto dal popolo” in cui, all’art.6 “La responsabilità del cittadino” è precisato l’iter per ottenerla, e soltanto dopo aver vissuto negli USA  (densità abitativa 32/kmq) almeno per 5 anni consecutivi. Tassativamente esclusi i clandestini, gli anarchici, i condannati penali. 

1. Dichiarazione della volontà di diventare cittadino.

2. Nei successivi 7 anni giuramento per la nazionalizzazione, e di credere nei principi della Costituzione degli USA, di rinunciare alla fedeltà verso altri governi o paesi stranieri, e di difendere gli USA contro qualsiasi suo nemico. E ciò alla presenza di due testimoni cittadini americani che garantiscono per lui con giuramento.

3. Dopo trenta giorni, accertatane l’idoneità, sempre davanti a un giudice, giuramento di fedeltà. E finalmente la naturalizzazione   e la cittadinanza con ogni diritto.       

     Ma siccome tutto ciò richiede serietà e pragmatismo, da noi, dove si perde il tempo in continue maldicenze e non si riesce a mettersi d’accordo su nulla, le cose vengono affrontate sempre dopo, quando è tardi, quando hanno già prodotto parecchi danni e si può solo rattoppare, e in qualche modo si deve farlo.

                                                      

                                                                           

       

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     12.06.09  IL NUOVO SISTEMA 

  In merito al risultato elettorale, qualcuno ha scritto di “premesse, mosse, progetti” rimanendo, però, nell’attuale sistema. Mentre secondo me, invece, non si dovrebbe solamente continuare a discutere sempre sul medesimo piano dei medesimi argomenti,  perché sarebbe come arare, annaffiare e alimentare un terreno su cui seminare e coltivare sempre le medesime piante. Piante e piantine di ogni genere che non accontentano, non possono soddisfare le varie necessità, ma alle quali, tuttavia, non si sa rinunciare.

Abbiamo esempi di altri coltivatori, ma tanto amiamo il nostro campo, tanto siamo presi, coinvolti nelle nostre abitudini che, elencando i motivi più vari seppure banali, continuiamo con le nostre tantissime piantine che poi non ci offriranno il necessario pur richiedendo spese, sacrifici e cure notevoli.

Penso perciò che se di premesse, mosse e progetti si deve parlare, bisognerebbe premettere che esiste una prima assoluta necessità: cambiare il tipo di coltivazione, riducendo al massimo a tre la varietà dei semi; la seconda: muovendoci in fretta e in profondità; la terza: progettando due serre, una per la pianta che ha meglio attecchito e che sarà la nostra principale fonte di lavoro e di vita, l’altra per la pianta meno forte che rappresenterà la riserva per ogni evenienza, a difesa del complessivo sistema; la terza, eventuale, si adatterà in una delle due serre citate.

A me fanno tristezza i tanti, troppi rappresentanti di tanti, troppi partiti. Alcuni d’essi rimangono talmente minuti che nemmeno si riesce a scorgerli sul vasto prato del pluralismo, eppure hanno il loro pezzo di terreno e consumano la loro parte di energie. E non servono a

niente, anzi disturbano la crescita, il germogliare delle piante maggiori.

 Questa a mio parere rimane la nostra necessità: adottare il sistema bipartitico. E lo dovremmo fare noi elettori, con i nostri voti e le nostre astensioni, poiché i nobili difenderanno sempre la loro poltrona e quindi l’attuale sistema nel suo complesso, e così tutti coloro che gli stanno intorno e brucano.     

 

     12.06.09 CONTINUE CHIACCHIERE

    ed un continuo scandalizzarsi per le intercettazioni di cui  ho già scritto in questi commenti al 4.7.08, all'1.9.08 e al 19.12.08; e per il bipartitismo al 24.8.08 e al 14.5.09. Mentre ad Anno zero, che generalmente mi è impossibile ascoltare sino alla fine, hanno addirittura voluto dimostrare con Antonio Padellaro, Luigi de Magistris e l'immancabile Marco Travaglio, oltre alla claque, che con le nuove leggi sulle intercettazioni e sulla separazione delle carriere dei magistrati il governo ha voluto condannare a morte la giustizia e l'informazione avviandosi verso la dittatura. Una vera assoluta dimenticanza dei nostri codici e della costituzione.

    Infine, per quanto riguarda il signor Gheddafi e l'accoglienza che gli hanno riservata, pesante, ruvido, acido boccone da inghiottire,  mi rimetto machiavellicamente al senso affaristico del nostro presidente, che noi abbiamo eletto.

   Pensiamo agli USA, alla potenza economica ebraica statunitense, al terrorismo e all'odio islamico e al discorso di Obama in Egitto...già,  ma loro sono democratici davvero, e una volta eletto il presidente anche per pochi voti di maggioranza, lo seguono, lo rispettano e non lo sputtanano con gli altoparlanti in giro nel mondo, e per solo interesse di partito.

 

 

      13.06.09 GHEDDAFI E LA LIBIA

Purtroppo la nostra storia della prima metà del secolo scorso è stata talmente distorta, premuta in certi filtri ideologici, e anche di un generico dilagante antifascismo,  che ormai le nuove generazioni sono private  della sua equilibrata visione complessiva. E gli esami, i concorsi a quiz hanno contribuito ad abbassare il livello della generale cultura umanistica.

      Anche perciò coloro che informano il pubblico dovrebbero sentire il dovere di premettere alle proprie considerazioni qualche essenziale notizia storica, e in certi casi accompagnarla con qualche illustrazione.

      Si sa bene che chi non ha interesse allo studio si ferma alle notizie superficiali e finisce quasi sempre a risultati errati, a conoscenze non corrispondenti alla realtà. E poi arriva il rappresentante di una ex  “colonia dei fascisti che si divertivano a impiccare e gassare i poveri negri africani e rubargli tutte le ricchezze”, come continua a

 

strombazzare la sinistra comunista e democristiana,

e il gioco, il massacro della verità è compiuto.

      I Libici hanno più ricevuto che dato. Sulla costa a sud del Mediterraneo c’erano da parecchio le colonie spagnole, francesi e inglesi, quando, nel 1911, si decise a sbarcare anche l’Italia per frenare gli appetiti di detti colonizzatori, questi sì veri e duri, ma sono quelli che hanno vinto. L’Italia, infatti, organizzò la Libia con l’agricoltura, la pastorizia, la costruzione di case, di porti e di strade e pure di una linea ferroviaria. E giunse, con decreto legge del gennaio 1939,  a rendere parte del territorio metropolitano le quattro province di Tripoli, Misurata, Bengasi e Derna mentre i loro abitanti diventavano cittadini italiani libici. Ed ebbero tutti gli essenziali servizi (prima inesistenti), dalla distribuzione delle acque potabili all’organizzazione annonaria, all’assistenza sanitaria.

     Poi la guerra, la sconfitta dopo il tradimento che non ci ha preservato nemmeno dai bombardamenti a tappeto degli Alleati, la presentazione come mostro fascista colonizzatore e la perdita di tutto, anche della faccia: Briga e Tenda, la Venezia Giulia, la Dalmazia, il Dodecaneso, la Tripolitania, la Cirenaica, la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia, l’Albania. Mentre gli altri europei, che hanno poco da blaterare e fare i moralisti, di colonie ne hanno tuttora: le chiamano dipendenze.

Ma noi continuiamo a non riconoscere che il nostro errore, definiamolo così, fu di non aver detto di no prima della lotta anziché durante mentre cominciavamo a prenderle pesantemente. Sono fatti che rimangono nella memoria dei popoli e richiedono sempre il loro prezzo.

     Ora, però, c’è chi esce dal liceo senza conoscere addirittura la storia dell’Istria e della Dalmazia. Là, gli insegnano, ci sono stati i fascisti che ammazzavano gli slavi per rubargli le case e la cultura.     

     E c’è l’on. Bersani che afferma alla tv: “siamo noi che abbiamo inventato l’asilo nido”, mentre negli anni ’30 c’erano già gli asili, le case della madre e le colonie.

     Mi fermo e rimango con la speranza che chi ha perdute le elezioni, secondo il fondamentale principio di democrazia, ora rispetti chi le ha vinte e non si affanni a sputtanarlo tentando di demolirlo di fronte all’opinione pubblica mondiale. Così facendo tradisce ed offende non solo l’eletto ma tutti coloro che lo hanno votato.

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      14.06.09    Il discorso di Berlusconi ai Giovani Industriali. A me è piaciuto. Abbiamo eletto e a grande maggioranza un uomo d’affari che punta più alla sostanza che alla forma, intendo la forma distaccata e pretenziosa di certi incoronati politici.  Lasciamolo lavorare a modo suo, anzi aiutiamolo a tenere a galla la barca, che di falle ne ha parecchie e sulla quale non mancano i soggetti pronti all’ammutinamento.

Franceschini oltre a giudicare con severità che il presidente abbia ritenuta sovversiva la sua azione di critica e di opposizione, ha concluso addirittura con le parole “non mi fa paura”. Mentre, a mio avviso, il presidente aveva semplicemente espressa la sua impressione, che poi è di gran parte degli Italiani.

L’opposizione, cioè tutta la gente di sinistra, sarà ormai presto un ventennio, ha sempre e soltanto cercato di abbatterlo perché imbroglione, ladro, piduista, mafioso, immorale, corruttore,  pedofilo. Tutti con il solo desiderio, espresso chiaramente  anni fa alla tv dall’on. D’Alema: “Voglio vederlo povero”.

Una vera tristezza.

 

 

      14.06.09   Europa, la fine di un ciclo.  Penso che gli umani, pur vivendo da milioni d’anni, non hanno modificato, diciamo migliorato a sufficienza il loro essere automi, complesso, grumo di istinti, che la natura, Dio o chissà chi gli ha fornito e che costituiscono la base, l’essenza della loro vita.

Gli umani europei si sono mischiati rotolandosi per millenni nelle guerre e nelle paci, massacrandosi e amandosi, e stabilendo una rete di confini che segnano se non altro le diversità di linguaggio.

Per troppo tempo sono stati tenuti divisi dai loro capibranco, dai tromboni e dalle rispettive insegne.

      Mi par di vedere l’Italia di solo due secoli fa. Quando la si studiava a scuola pareva l’abito di un arlecchino. E poi, finalmente, dopo molte lotte e difficoltà è arrivata all’unione. Più esattamente è ritornata all’unione. Ma ci vollero guerre, sacrifici, sangue.

      Gli istinti che guidano l’umano, sebbene un po’ migliorati dalla morale, per gli insegnamenti che ha saputo trarre dai dolori nel susseguirsi del tempo, dall’esperienza, sono sempre là ed hanno sempre bisogno di soddisfazione.

      Sarà utile, l’unione europea, direi indispensabile, ma molto difficile. Di gente col naso in aria ce n’è parecchia, tutta affetta di autostima, di senso di superiorità.

     Sì, sarà molto difficile senza una grande battaglia com’è vezzo di tutti gli umani, senza milioni di tombe sulle quali poi pregare e giudicarsi. L’Unione Europea per essere tale dovrebbe essere politica,  avere un unico esercito comune, un parlamento per legiferare e un governo per governare, secondo il modello statunitense. E certamente una costituzione che non sia un semplice rattoppo di centinaia di pretese.

 

 

15.06.09   Le migrazioni. A suo tempo avevo già scritto che si dovrebbe in qualche modo punire

 

coloro che per particolari motivi sia economici, politici, ideologici, o per semplice profonda ignoranza affermano che gli emigranti italiani di un secolo fa ed anche di cinquant’anni fa erano uguali a quelli d’oggi che ci arrivano dall’Africa. Si informino bene come si poteva migrare allora e non solo  nelle Americhe, anche in Australia, in Svizzera, in Belgio eccetera.

     L’Europa deve farsi carico comune per affrontare il gravissimo, pesante problema. Costituire un bell’esercito di imprenditori, accompagnato da un bell’esercito vero di “guardie del corpo”, e andare in Africa, tenendo ben presente che ora, invece, l’Africa è invasa dai Cinesi che se usano i sistemi dello sfruttamento a casa propria immaginate cosa fanno in quella terra.

     L’Europa deve ritornare in Africa, non da colonizzatrice, ma da amica. Pochissimi negri hanno imparato qualcosa dai colonizzatori europei, ed è proprio quel qualcosa di peggio esistente in ogni uomo, che lo spinge a comandare, sfruttare, essere impietoso, crudele. E lo si osserva ora che in quel continente si sono formati tantissimi stati guidati proprio da quei negri che dai colonizzatori bianchi hanno imparato ad essere padroni, dittatori spietati, con al seguito gente che dai bianchi ha imparato soltanto a comandare, calpestare il prossimo, non avere pietà.    

      L’Europa invece dorme, mentre per il mondo, tra l’altro, ammazzano i cristiani e negano le forme di cultura europea. Ora  l’Europa ascolta Obama, e si preoccupa di non perdere forniture di energia, e critica tutti e non fa nulla. Nemmeno capisce e teme il futuro che l’aspetta.

      Certo che a pensarci un po’ appare davvero strano, singolare come proprio l’Europa, culla di tante culture, di tanta ricchezza artistica, di tanta scienza, di tanto progresso, ed ora meta agognata di tante genti, sia priva di gas e di petrolio, per i quali dipende interamente proprio da quei paesi nei quali forte è la spinta all’emigrazione per disperazione, per miseria, per paura.

       Il colonizzato, sfruttato, schiavizzato che corre dietro ai suoi ex padroni, che cerca d’infilarsi in casa loro? Che davvero infinite siano le strade del Signore?     

 

 

      15.06.09   Franceschini verso la fuga  ha scritto qualcuno. Io invece, se proprio non si tratta di un’aquila, credo che uno valga l’altro, che bisogni invece trattare e determinare una volta per tutte.i concetti generali, i principi di fondo. 

Nell’aprile dell’anno scorso avevo fatto tanto di cappello a Veltroni che tentava di avviare la massa di nobili e di cortigiani verso il bipartitismo. Tentativo che, purtroppo, fu solo un fuoco di paglia subito spento dagli innumerevoli personaggi di sinistra colmi di autostima e di niente altro, anzi si, ognuno di qualche frammento di quella grande ideologia che nella pratica è quasi completamente fallita.

Nessuna meraviglia, è un difetto, diciamo una caratteristica, dei politici italiani, che così non hanno saputo nemmeno creare un buon partito di opposizione. Lo stesso era avvenuto ai tempi dell’Aventino nel primo dopoguerra ed aveva portato alla dittatura. Non è questo il caso, oggi, anche se qualcuno lo paventa per trarne beneficio; ma che ci voglia autorevolezza e pragmatismo è assolutamente vero. Ed è assolutamente vero che a tale fine è necessario eliminare la massa di  partitini che solo costano ed impediscono un serio e veloce lavoro

 

amministrativo.  

     Non siamo più al tempo della cavalleria, al tempo in cui tra postazione e postazione si stendeva, srotolandolo dal rullo tirato a mano, il cavo del telefono. Un forte, equilibrato partito di opposizione e un forte, equilibrato partito di governo, che nel loro interno avranno senz’altro mille tensioni, ma tutte con il medesimo orientamento, tutte legate al medesimo comune interesse e perciò facilmente accomodabili. O perlomeno con minore difficoltà.. Tutto il resto sono ragionamenti, capziosità, per mantenere privilegi e sovvenzioni, e attaccandosi alle virgole e ai punti rendere le decisioni indecifrabili e inutili. Indifferente il guadagno o la perdita per la collettività, interessante, invece, l’utile per la propria poltrona e la perdita per le altre. E’ insomma, nonostante si parli sempre di partiti, di azioni di gruppo, di adunate, di masse,  di unioni, un insieme di canti da solisti.

   

 

16.06.09    D’Alema e Annunziata  in you tube. Non è un assolo di violoncello: è un duo di trombone e flauto. Un trombone con gli occhietti furbi che ha ricordato d’essere molto esperto di cose politiche essendo stato anche ministro, e un flauto che a parte qualche acuto sembra limitarsi a svolgere, parecchio compiaciuto, l’accompagnamento.

      E non si tratta della solita libertà di parola e di giudizio in base alla quale ognuno può esprimere la propria opinione, si tratta di due personaggi che, dietro l’apparente perbenismo, tessono in accordo perfetto la rappresentazione di una Italia condotta al declino da un governo in disaccordo, da un presidente, un leader dimezzato, anche fisicamente debole, che non fa nulla, è completamente incapace perché non sa affrontare le novità, ma  è arrogante, e giustifica le sue debolezze immaginando complotti. Un leader che galleggia per la sua sostanziale debolezza creando malessere nel suo centrodestra.. Un uomo che non ha coraggio di fare alcuna riforma, ed ha in Bossi la sua guardia pretoriana. Situazione chiarissima che però gli Italiani non riescono a percepire.(Pare che anche degli Italiani D’Alema non  abbia tanta stima).   

       E il flauto a inserirsi con la soavità della sua espressione per chiedere: Che ne dice del rischio che corriamo? Quando la politica comincia a spaccarsi porta a galla tensioni, ulteriori livelli di spaccatura, magari anche un altro po’ d’immondizia.

Che dire? Vorrei che la signora Annunziata specificasse a quale immondizia si riferisce e a quali spaccature.

       E' invece di un'evidenza estrema che le spaccature e le immondizie, effettive o metaforiche, si ritrovano proprio nella gabbia politica, ideologica nella quale pure Lei si ritrova insieme con il suo compagno di canto onorevole D'Alema.Comunque la loro speranza chiara ed evidente che non riuscisse bene l'incontro Obama Berlusconi, nonostante i loro molto severi giudizi sul leader italiano, espressi in toni diversi ma in perfetta armonia, non è servita a nulla, nemmeno a svegliare un po' gli Italiani che, purtroppo, non riescono a percepire quale sia la situazione reale.

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      17.06.09   Referendum.  Fino a che non avremo un sistema bipartitico, due ben distinti, inconfondibili pilastri a reggere la trave del governo, a rendere possibile e garantire la strada del pragmatismo e della responsabilizzazione di chi vi transita, ora impossibile dato il pluralismo frantumato che si muove  in mille direzioni, su una rete di sentieri tortuosi in fondo ai quali ci sono solamente i tanti piccoli troni dei sovvenzionati signorotti del caos italiano, fino a quel momento continueremo a barcamenarci senza concludere nulla o, per ben che vada, molto molto meno di quelle che sono le potenzialità del nostro popolo. E sarebbe, è, davvero un peccato.

       Perciò dobbiamo votare SI  per il premio di maggioranza al partito che otterrà il maggior numero di voti, non alla coalizione di partiti.

      Indifferente di chi sarà la vittoria alle elezioni. Importantissimo è che chi vince non abbia scampo, sia lui da quel momento il responsabile senza nessuno che gli tiri la giacca di qua e di là; però rimanendo sotto la lente di chi ha perduto e che, nella sua parte, funzione, ben definita, avrà tutto l’interesse ad agire responsabilmente.

     Certo che vi è una disposizione, secondo me un illecito dei nostri padri costituzionali, che impone il famoso quorum, e che dovrebb’essere cassata

      Se fosse necessario, nella costituzione c’è anche l’art.71.

 

18.06.09     Il novello dittatore. Le hanno tentate tutte cercando d’insinuare nell’animo degli elettori il dubbio, la paura. Come un Iago a tante teste, a seminar menzogna tra la folla. Hanno addirittura riscoperto il 25 luglio del novello dittatore Berlusconi.

L'invidia è un peccato capitale che, a differenza degli altri, oltre alla futura punizione divina, già in vita, al suo nascere, provoca enorme sofferenza in colui che ne è affetto, e da subito non gli da pace e lo tormenta. Da quanto leggo e ascolto mi pare evidente.

 

19.06.09   Affari di casa mia (per il quotidiano triestino Il Piccolo). In merito allo scritto di Samo Pahor del 16 u.s:, con il quale ancora una volta, e in tempi che dovrebbero essere di distensione, gli Sloveni, e con una certa arroganza, vogliono dimostrare i loro diritti sulla città di Trieste, a cominciare dal bilinguismo. E non mi sembra il caso di dargli sempre ascolto. Sono come  tarli, spinti a rosicchiare, nutrirsi del legno italiano, sul quale l’Austria li ha distribuiti a piene mani dal Congresso di Vienna in poi, specie all’inizio del secolo passato per contrastare il nascente spirito irredentista italiano. Piccolo popolo, la cui storia nei secoli è di semplice sudditanza all’Austria, non avendo avuto mai una propria organizzazione statuale indipendente,  sino alla caduta di Tito; ma forte e intelligente che merita stima e amicizia, e che perciò non deve lasciarsi trascinare dai soliti tromboni (nel senso di capipopolo) in situazioni di inimicizia, di conflittualità perenne. 

 

      Sono situazioni, direi malattie di confine che per la precisa volontà di alcuni, solo di alcuni, non riescono a guarire, in una assoluta confusione tra nazionalità e cittadinanza, addirittura nella pretesa di usare le diverse insegne nazionali, continuando a coltivare non dico odio ma quella contrarietà, quella insofferenza che se non altro disturbano la tranquillità del vivere in pace.

      Alcuni giungono finanche a ignorare e in certo modo falsare la storia. E ciò non succede solamente dalle mie parti. In Europa ci sono tante parti del genere. 

 

 

 20.06.09    Gli attacchi a Berlusconi

Spero che gli Italiani domani vadano a votare SI sulla scheda viola, non dando credito a coloro che, giorno dopo giorno, giunti all’ultimo porto, disperatamente paiono rivelarsi soltanto tristi, invidiosi masturbatori, uomini o donne che siano. E ciò a parte coloro che registrano, fotografano momenti di intimità e poi li rendono pubblici e ne fanno motivo di ricatto. Squallide persone, la razza peggiore che non dovrebbe finire sui giornali ma alla gogna. 

Non lasciamoci distrarre dalle cose importanti. Abbiamo bisogno di un governo che funzioni, che sia pragmatico, che sia responsabilizzato, che possa curare i nostri interessi senza nessuno che, per gl’ interessi propri personali politici, lo ostacoli usando addirittura le porcherie che stanno usando oggi.   

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