c o m m e n t i   15                            3.09
 

 

   04.03.09             A PROPOSITO DEGLI           

                         ASSEGNI AI DISOCCUPATI

    La verità è un sola: il conto della serva. Bando a tutto ciò che si scrive e si predica da destra e da sinistra, di posizioni di lungo periodo, teorie marginali, tradizionali, dell’accumulazione e dello sviluppo, della distribuzione in termini di domanda e offerta, del consumo e del risparmio e della disoccupazione strutturale e della rigidità dei salari reali, di quanto discutevano Malthus e Ricardo o un secolo dopo Keynes e Pigou su saggio dell’interesse e investimento, flessibilità del salario e pieno impiego del lavoro, di cicli economici di breve periodo, di politica monetaria elastica, e oggi di finanza, di derivati, di accumulazione di crediti, di ripartizione…

La verità è una sola: non si può spendere più di quanta ricchezza si crea, e non si crea ricchezza se non si lavora. Il risparmio, cioè la differenza tra quanto si produce e quanto si consuma, va conservato per eventuali bisogni non prevedibili e per sopperire alle necessità certe e prevedibili nei periodi di mancanza di lavoro o d’impossibilità di effettuarlo (infermità, vecchiaia).

   Il risparmio dev’essere investito, capitalizzato, non 

solo per mantenere il suo valore iniziale ma per aumentarlo. E le tasse che ogni cittadino è tenuto a pagare allo stato costituiscono il risparmio che tutti dovrebbero versare in proporzione a quanto producono, e che rappresenta la ricchezza della collettività. Perciò chi nasconde la propria ricchezza, non versa il proprio contributo, pur vivendo nella collettività e usufruendo di tutti i benefici e prestazioni che essa gli offre, commette un furto gravissimo, è un evasore fiscale, un ladro, e come tale deve essere punito molto duramente, e pubblicizzato come tale. Rimane sottinteso che chi  governa la collettività, amministra i beni comuni, di tutti, deve farlo da buon padre di famiglia con la forza anche di imporre qualche sacrificio se necessario. Non deve, per il suo apparire, per un suo gioco di potere, non attenersi strettamente al conto della serva, cioè spendere più di quanto ha in mano.

    E qui, specie dal ‘68 in poi, si potrebbe fare l’elenco lunghissimo di spese demagogicamente, irresponsabilmente addebitate nel conto della collettività, pur senza un corrispondente deposito di

ricchezza. Ciò che ora rappresenta un handicap colossale e mette a rischio lo stato previdenziale delle 

nuove generazioni.  

    Non riprendiamo, direi continuiamo, con le facili promesse, con le solite enunciazioni di principio. Il programma è semplice e proprio perciò difficile da attuare, ma non c’è altra via d’uscita per quanto riguarda i conti della collettività, il dare e avere.

  1. Ridurre a un numero decente, almeno alla metà, i politici e parapolitici e tirapiedi e portaborse.

  2. Stabilire con legge severissime punizioni  per gli evasori fiscali: confisca dei beni e carcere con lavoro forzato.

  3. Introdurre l’obbligo della ricevuta fiscale con il diritto di elencarla nella voce detrazioni sulla denuncia dei redditi. Così da rendere possibile il riscontro da parte degli uffici finanziari ed eliminare l’evasione relativa.

  4.  Fare finalmente buon uso del codice fiscale, nel quale dovrebbe, deve risultare tutto quanto riguarda il cittadino dalla nascita alla morte, dai titoli di studio ai contratti di lavoro, agli acquisti, vendite, viaggi, affitti, ricoveri, malattie, vacanze eccetera.

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      08.03.09        LA CRISI  ECONOMICA

nella quale, essendo mondiale, si tende a conglobare la crisi italiana, arrischiando così di perdere di vista la sua particolare situazione che la diversifica dalle varie singole crisi nazionali, come se i sessant’anni lasciati alle spalle dal nostro felice, chiacchierone paese fosse uno schiocco di dita e poi nulla. Invece bisogna ricordare e molto bene quanto abbia influito e influisca nell’economia italiana, e non solo nell’economia, la rete che i troppo numerosi e sofistici governi hanno permesso al ragno mafioso di stendere su tutto; e quanto hanno sperperato demagogicamente in reazione alla guerra e al periodo di dittatura fascista, per voler vivere in una continua vendemmia, e finendo col rovinare  quanto di buono proprio il fascismo aveva creato: lo stato sociale.

     Bisogna ricordare e molto bene che la storia della previdenza sociale è cominciata all’inizio degli anni ’20 su calcoli statistici matematici, in cui gli elementi sesso, età, tipo di lavoro, malattia, invecchiamento, mortalità e ammontare dello stipendio-salario avevano la loro ben precisa collocazione

   Tutto era in funzione del guadagno, e in rapporto ad esso venivano pagati i contributi che davano diritto all’assistenza malattia e tbc (tubercolosi), all’assegno di disoccupazione e più tardi della cassa integrazione (per motivi non dipendenti dalla volontà degli interessati), agli assegni famigliari e alla pensione, logicamente 

contributiva, di invalidità, vecchiaia e superstiti.    Dopo la guerra, nel susseguirsi quasi annuale dei governi, e specie dopo il ’68, demagogicamente si ampliarono le prestazioni e i diritti. Liberi professionisti, commercianti, artigiani, i quali già nel loro prezzario avevano logicamente prevista e conteggiata la copertura per fronteggiare privatamente gli eventi di cui sopra, si videro estesi i benefici di tutti i lavoratori dipendenti, iniziando gradualmente a pagare i contributi all’INPS in proporzione al reddito dichiarato annualmente al Fisco. E ciò, data la usuale evasione ed elusione fiscale, parallelamente all’evasione contributiva anche solo parziale, nel tempo portò  al diritto a pensioni molto basse e fu richiesta ed ottenuta l’erogazione dell’integrazione al minimo garantito. La pensione superstiti, giustamente prevista per la donna che, in caso di vedovanza, avendo dedicato il suo lavoro alla famiglia e alla casa, si sarebbe altrimenti trovata senza reddito, divenne reciproca pur nel rispetto del minimo cui ho accennato. Della cassa integrazione si cominciò a fare un uso improprio, politico (gli Agnelli negli ultimi trent’anni avevano in cassa integrazione una media annuale di 12.000 dipendenti, benché esportassero il lavoro all’estero e investissero altrimenti i loro capitali). Si cominciò, sempre demagogicamente, a mandare in pensione i lavoratori con 15 anni e 6 mesi di 

contribuzione, concedere con estrema facilità pensioni di invalidità, e agli ex combattenti 7 o 10

anni di contributi in regalo. E si trasformò la pensione da contributiva a retributiva. Insomma tanti regali elargiti, ma, colpevolmente, senza disporre della relativa ricchezza a copertura. Così un’infinità di pensioni che secondo i contributi versati, cioè i soldi risparmiati, sarebbero oggi di 600, 1200 euro annuali, vengono integrate a 5000. Sempre poco, ma sempre troppo non disponendo dei fondi necessari e senza averlo previsto almeno con la creazione di una cassa per l’assistenza. Il discorso sarebbe molto lungo, e non ci rimane che costatare che la festa è finita e che ci troviamo sotto una montagna di debiti, tutti, meno quelli, i colpevoli, i cattivi amministratori, che l’hanno creata per farci contenti ed averne merito Una chiara lezione di che cos’è la demagogia.

     Hanno addirittura, con i loro sofismi contabili, creati i beni derivati, eliminata la vecchia, antica capitalizzazione del lungo periodo, e ci hanno incantati con la nuova, moderna ripartizione dell’immediato. Hanno cartolarizzato, cioè venduti, tutti i beni immobili dei lavoratori, di coloro che hanno pagato i contributi, e nessuno ne parla più; di quanti soldi abbiano ricavato e di come li abbiano spesi… ne avevo già scritto, anche dell’onorevole Casini che continua ogni giorno a pontificare in tv, con il suocero che è uno dei cartolarizzatori

 

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    11.03.09               C'E' BISOGNO DI UNA

                                OPPOSIZIONE SERIA

     A chi occorre, per essere tranquillo come cittadino, un presidente di governo sull’immagine dell’ex dittatore italiano, fiero sul suo balcone con le mani ai fianchi, a declamare le sorti del mondo; o di uno dei dittatori dell’ex URSS, serio, pensoso, ingrugnito e accompagnato a passo di parata da schiere di soldati in apparenza clonati; bene, un uomo come Berlusconi, che non ha storia di soldato né di politico ma soltanto di attore e d’impresario, non basta di certo. Che poi sia uno dotato di molto talento per gli affari, che abbia una buona cultura, che cerchi sempre di convincere e non d’imporsi, e che preferisca sorridere anziché abbaiare, come fanno quelli veri, dicono, quelli seri, diventa, per loro, il colmo inaccettabile che porterà il paese alla rovina

     Io, invece, che sono un liberale non ingabbiato né a destra né a sinistra e che perciò di volta in volta uso liberamente il mio voto, o non lo uso, ho l’impressione (qui espressa il 26.04.08) che sul nostro orizzonte non ci sia altro personaggio al quale poter dire: vedi di portarci fuori da questo schifo di situazione con il minor danno possibile. Sono un ingenuo? Qualcuno dirà senz'altro di sì.

    Che si tinga i capelli, che si metta spessori nelle scarpe, che aumenti la sua ricchezza, che e che non m’interessa niente, diciamo che m’interessa poco: ciò che conta è che devo sfruttare il suo talento, la sua furbizia, tenendolo però d’occhio tramite una buona, intelligente, costruttiva opposizione.

   13.03.09      LA PROPOSTA FRANCESCHINI

    Giorni fa (qui sopra al 04.03) avevo pensato che Franceschini, da uomo di sinistra, avesse avuto la solita uscita demagogica. Ora, invece, gli faccio un applauso perché ha completato la sua idea indicando come procurare i quattrini necessari allo scopo: imponendo  a chi ne ha a sufficienza (reddito annuo superiore a 120.000 euro) un aumento, una tantum e in misura minima, del coefficiente di tassazione. 

    Io, il 02-12.08, avevo avanzato la proposta che qui ripeto. Molto più pesante (ed alla quale, per quanto mi riguarda, ho personalmente provvedo con bonifico bancario). “Tutti i cittadini che hanno un reddito mensile, a persona, superiore a 2.000 euro, si impegnino a versare mensilmente nella cassa comune di solidarietà, il 10%. Nessun dramma, nessun enorme sacrificio, e tutto si risolverebbe in una festa d’amore. E se poi ci andasse di mezzo da una parte l’amor proprio, la vergogna a riscuotere, e dall’altra l’avarizia, la diffidenza a venire imbrogliato, pazienza. Una buona parte, io credo, porterebbe egualmente a buon fine questa magnifica esperienza che andrebbe a beneficio di coloro che non godono di un reddito superiore a 500 euro mensili per persona. E non ci sarebbero drammi e pianti di nessun genere. O forse sì, ma per coloro che avrebbero voluto astenersene perché, pur ricchi, non

 

sono mai sazi nella loro avidità. La soluzione sta nel volontariato, nello spirito di solidarietà, anche scegliendo qualcuno privatamente: una vecchia pensionata, un giovane precario, un ammalato. Ce n’è da scegliere.”

    Perciò sono meravigliato e dispiaciuto per lo scandalo sollevato nella destra dalla proposta di Franceschini, di imporre una sovrattassa di solo il 2%, e solo per il 2009, sui redditi superiori ai 120.000 euro, che causerebbe, a chi la crisi non la sente sulla pelle, nella pancia, una rinuncia davvero insignificante. 

    Ripeto, inoltre, che contemporaneamente all’inizio di questa operazione di solidarietà il governo dovrebbe emanare una legge severa per la punizione degli evasori ed elusori fiscali con il carcere certo, immediato, e i lavori forzati, trattandosi di autentici ladri.

    Che sia proprio vero che ognuno si abitua così tanto al proprio livello di vita da perdere financo la capacità di paragonarlo a quello che è più di venti volte inferiore al suo? di pensarci solo un momento, con spirito di carità? con quello spirito cristiano, dicono, per il quale, a loro avviso, sono invece pronti a varare la legge sul testamento biologico, privando il cittadino di un suo fondamentale diritto?

 

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5 15.03.09    DA FARE SUBITO E BENE

      Per ogni argomento si fanno le medesime chiacchiere, in senso buono, pur sapendo che non servono a nulla. Il nostro paese ha bisogno di alcune riforme essenziali, e, data la maggioranza di chi ora ci governa e la sua espressa volontà di "riformare", ogni cittadino che non è privo di buon senso dovrebbe, indifferente il modo e il mezzo, far sentire la propria voce sugli argomenti essenziali, pochi, chiari, precisi.

1   1. Rivedere i codici di procedura. E stabilire precise scadenze per gli atti d'ufficio.

2   2  Responsabilizzare i giudici, la cui carriera dovrebb'essere per merito e non per anzianità.

3   3. Applicare il sistema accusatorio con logica, dovuta separazione delle carriere.

4   4. Ripristinare la pena di morte per certi delitti gravissimi, e comunque i lavori forzati, per il dovere di ogni condannato a guadagnarsi  il personale. mantenimento (tutto già previsto da Beccaria).

5   5. Dimezzare i politici e parapolitici ridimensionando le rispettive retribuzini.

6   6. Togliere le sovvenzioni (chi non ce la fa,  indifferente il settore, deve cambiare mestiere).

7   7. Stabilire il sistema contributivo con sottrazione delle fatture per chi paga e successivo riscontro nelle dichiarazioni di chi incassa.

8   8. Condannare ai lavori forzati e alla confisca dei  beni gli evasori fiscali.

9   9. Adottare il sistema USA per le immigrazioni secondo il rituale ivi obbligatorio.

   10.Regolare l'esercizio delle varie religioni in modo che non interferiscano con la cultura di chi li ospita.

1 11.Regolare in modo molto severo ogni tipo di

  informazione, fissando dei paletti per la decenza e la moralità, rispettando realmente la privatezza.

 16.03.09            ATTUALITA' POLITICA

    Siamo in barca e dobbiamo remare fino al prossimo porto, ma almeno imparando bene e ricordando che il nostro interesse è che ci sia uno che governi e uno che faccia opposizione, senza coprirli, circondarli di fioretti, ricami, sofismi, che servono solo a confondere, a perdere di vista le questioni essenziali e l’orientamento, a deresponsabilizzare tutti e a mantenere bene in vita quel caos effettivo in cui germogliano e crescono tutte le porcherie amministrative, giudiziarie e di ogni genere. Perciò accontentiamoci dei personaggi che abbiamo e teniamoli sotto tiro. Un’opposizione per essere forte e poter essere utile ai cittadini, deve essere unita, deve agire all’unisono. Altrimenti chi è al potere diventa avido, e se già lo è, aumenta la sua avidità, e state certi anche il suo potere, e non a beneficio degli altri; un potere tale che gli consente anche di imporre nuove regole, di cambiare rota.   Purtroppo nel nostro effettivo caos generale, in cui ognuno dice e fa ciò che vuole, e a tale scopo viene anche sovvenzionato, un agire chiaro, e un particolare controllo certo su chi governa, non sono improbabili: sono impossibili. Tutto si perde, si confonde in mille rivoli, in un insieme di dannosi contrasti e meschine rivalità. Abbiamo sotto gli occhi la sinistra, o chiamiamola, con l’assurda meticolosità italiana, centrosinistra; e vediamo il pietoso esercito di pietosi capetti, privi addirittura dell’intelligenza, o solo anche della furbizia, di capire che se fossero uniti potrebbero svolgere una valida azione di controllo e di collaborazione.

    Ed io dopo il “crollo (82%) delle azioni Mediaset e Mediolanum e l’accresciuta (relativa, penso di sì) ricchezza dei figli Berlusconi”, il tragico caso Englaro che fu in modo indegno definito “schierato per la morte, al contrario del PDL schierato per la vita”, e il rifiuto di quella che fu definita “assurda proposta Franceschini di imporre per il 2009 un versamento del 2% ai possessori di reddito annuo superiore ai 120.000 euro”, comincio ad essere molto perplesso, direi insieme amareggiato e scandalizzato;  e mi metto a gridare che gli oppositori e gli esclusi devono buttare via le gabbiette ideologiche e di autostima, che hanno l’obbligo di unirsi per poter svolgere quella seria attività di controllo e di opposizione in cui poi consiste il loro dovere.      

1  19.03.09            IL FUTURO PER IL POPOLO   

                                       DELLA LIBERTÀ                 

        Le ipotesi sui personaggi rimangono sempre chiacchiere da salotto che vanno col cuore anziché col cervello. Tutti sanno che Berlusconi ha svegliato, finalmente, il mondo liberale dopo, bisogna ricordare, Regan e papa Voitila e quindi l’implosione del bluf comunista.

        Se vogliamo l’ordine dobbiamo darci delle regole, le quali, dato il sistema democratico, vanno proposte e votate. Dopo di che deve finire ogni discussione e deve iniziare immediatamente la loro relativa applicazione attenta e scrupolosa da parte di tutti. Altrimenti si rimane nel giro del parlarsi addosso senza fare nulla.

        La crisi. Se occorre un intervento statale, lo si deve attuare, ma ben definito, senza scivolamento in statalismo e corporativismo che in parte ancora esistono e resistono. La lloby degli avvocati, dei tassametristi eccetera.

       La giustizia. Non dipende in gran parte dalla potente corporazione dei magistrati?

       L’etica. Non confondiamo l’etica, cioè la morale, con lo Stato etico. La morale esiste e si rispecchia nelle leggi di una collettività, cioè di uno Stato, leggi che devono esserci e, ciò che raramente avviene, devono essere applicate, con severità, senza indulgenze.

       Lo Stato, in un paese dove interviene da un secolo in tutti i settori, non è facile che smetta tale attività con un taglio netto senza creare notevoli disagi e disastri. Perciò lo faccia a gradi ma lo faccia.

       Insomma tra il dire e il fare ci sono di mezzo tutti gli oceani del mondo, anche se per noi che molto diciamo e poco facciamo pare non interessi tanto.

 

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