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C O M M E N T I 14 02.09 |
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02.02.09 SBARRAMENTO AL 4%? TROPPO BASSO !!! A parte che, dovendo adottare il sistema proporzionale, riterrei opportuno lo sbarramento almeno all'8%, come avevo fatto tanto di cappello e gli auguri a Veltroni quando espresse l'idea del partito unico, ora li faccio a Bersani, che sembra sarà il futuro candidato alla presidenza del PD. Purtroppo, per loro s'intende, tutti i sinistri, cui non manca la puzza sotto il naso, non hanno voluto aderire soltanto per questioni di poltrona, mantenendosi così testardamente divisi un po' come succedeva negli anni '20. Io da liberale, libero elettore, vedo la salvezza della barca Italia nella scelta del sistema bipartitico, l'unico che potrebbe chiudere in cassetto il sofismo imperante da sessant'anni in questo nostro bel paese di menti eccelse, l'unico che potrebbe aprirci la strada al pragmatismo. Dobbiamo smetterla con le interminabili, inconcludenti baruffe da osteria, da avanspettacolo. Solamente seppellendo il superpluralismo sovvenzionato e corrotto che non ci consente di agire, solamente creando due forti partiti in opposizione potremo combinare qualcosa e salvare la nostra barca che rischia di affondare. Democraticamente scegliere il partito cui assegnare il governo, delegando l'altro a fare l'opposizione, seria e costruttiva. Se non impariamo a capire nemmeno che chi ha ottenuto la maggioranza dei voti deve poter governare secondo le proprie direttive, il proprio programma, e chi era il suo avversario politico deve accettare la sentenza delle urne e deve collaborare nell'interesse dell’intera collettività, allora è inutile che andiamo a votare: prendiamo le armi e ammazziamoci. |
3.2.09 SOLO IPOCRISIA un mio commento su Il Messaggero in merito allo stupro di gruppo. E su Blogosfere in merito al linciaggio con rogo Avevo scritto che generalmente chi ha l’animo per commettere uno stupro di gruppo, in cui nemmeno a volerlo si può riscontrare la momentanea perdita della ragione a causa dell’esplodere incontrollabile di un istinto sessuale o di vendetta, prima o poi lo ricommetterà. Gli sarà sufficiente ritrovarsi nelle medesime condizioni di gruppo, di branco, per sentirsene solleticato e ragionarci sopra. Ragionarci: è terribile. Complottare e dare spettacolo: è da voltastomaco. Una specie di turpe condivisione, di vile deresponsabilizzazione. E nulla cambia se invece di stupro si tratta del pestaggio, del linciaggio di alcuno per poi farne un rogo così da sentirne i gemiti, da vederlo morire, con incredibile sadismo e ferocia. E come in un caso è indifferente il sesso, perché conta la sopraffazione, l'umiliazione della vittima, nell’altro è indifferente l’etnia, il colore della pelle, le caratteristiche somatiche. Perciò non condannare con estremo rigore, dai duri, lunghi lavori forzati sino alla pena capitale è, appunto, soltanto questione di ipocrisia della nostra debole e a ben guardare troppo sazia società.
10.02.09
ELUANA HA TROVATO
FINALMENTE
E sono proprio i credenti nell’esistenza dell’anima, nella resurrezione, nella vita eterna, nella pace in Dio, che hanno dimostrato il loro attaccamento alla vita |
terrena, alla materia, ai sensi, dimostrando con la paura del trapasso tutta la miseria, il dubbio della loro fede. Tutti sanno che in varie parti del mondo tanta gente muore di fame e di freddo, e che ciò succede pure sui marciapiedi delle loro ricche città, sotto la loro casa, tra di loro religiosi pronti a confessarsi, comunicarsi, pregare. Eppure certo stato di cose, certe morti continue e dolorose, hanno mai bloccato un’attività parlamentare? hanno mai spinto un politico qualsiasi a parlarne, a chiedere provvedimenti immediati, a decretare in merito per salvare una vita? a sorreggere e confortare un povero morente sotto la sua coperta di giornali? Perciò, se non altro perciò, dovrebbe apparire chiaro anche al meno attento dei cittadini che del doloroso destino di Eluana hanno fatto una questione politica. Una completa, profonda delusione. E che simili convincimenti siano espressi da uomini che si dicono liberali, ispirati, guidati, alimentati da quel sentimento profondo che è la libertà, da quell’istinto primordiale che è la libertà, non può che suonare falso. E tutto a svolgersi tra cori di preghiere, fiammelle di candele, e sconsiderate, irresponsabili, terribilmente cattive affermazioni urlate e scritte sui muri e striscioni: assassini. Tutta e soltanto squallida politica di gente ricca, perlomeno rispetto alla massa degli elettori, di gente che per il proprio interesse di poltrona è disposta a tutto, di gente che intende adattare i propri programmi agli intendimenti della Chiesa in cui lo spirito del potere temporale sembra non essere mai tramontato. |
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11.02.09 Ajatollah vaticani. Cristiani? Commento su un articolo di Massimo Teodori Ho letto i commenti, quasi totalmente contrari al pensiero di Teodori, e spinti oltre le righe fino a invitare Cavallotti alla censura. Ma non è questo che mi meraviglia dato che anche Teodori non è che sia andato leggiero con la sua definizione di Ajatollah vaticani, sebbene per esprimere soltanto la loro ben nota, storicamente nota intolleranza. Ciò che mi meraviglia è che ancora, dopo duemila anni, i cristiani non abbiano imparato a rispettare il libero arbitrio, la libera coscienza, e, come incapsulati nel loro dogma, non riescano ad ammettere verità diverse dalla propria.
Eppure la fede è rivelazione, e di fedi ce ne sono tante, e tutte
convinte della propria verità. Ma non addentriamoci, riconosciamo semplicemente
che ogni essere umano nasce unico e libero, e che nel corso della sua vita, o
per ispirazione o per esperienza, si forma le proprie convinzioni morali. C’è
chi crede nell’esistenza dello spirito, che dopo la sosta terrena in un corpo
ritornerà a unirsi con lo spirito universale, chi crede nella reincarnazione
dell’anima, chi crede nell’esistenza del paradiso e dell’inferno, chi non
crede assolutamente in niente. Insomma, il problema è incommensurabile, colmo
di infiniti interrogativi che possono lacerare, ferire, abbattere il pensiero, o
esaltarlo, farlo palpitare, in una logica che non s’impara, che poi non è
logica, è ispirazione, rivelazione. Ma, come ho detto, non addentriamoci,
riconosciamo semplicemente che ognuno di noi è libero, vuole essere libero di
fare ciò che di più gli aggrada secondo la propria intelligenza, i propri
convincimenti, i propri gusti, le proprie inclinazioni. Sempreché, nel
soddisfare il proprio ego, nell’attuare il proprio pensiero, non arrechi danno
alcuno ad altro essere vivente della sua comunità, o diciamo anche della
comunità umana. |
12.02.09 Ancora due parole sul "caso" Eluana Tutte le espressioni riportate da Teodori non le ha inventate lui: sono vere, viste e sentite nei servizi televisivi per più giorni di seguito. Non si è trattato di una aggressione materiale, fisica, con i bastoni e le forche in mano approntando roghi o croci: si è trattato di una vera aggressione morale, di un assedio malvagio all’intimità di una famiglia che da diciassette anni viveva un dramma spaventoso. Pensateci un attimo solamente. Non lo so io, non lo sanno gli scienziati, non lo sanno i preti, non lo sa nessuno chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, se davvero l’anima entra nel corpo al suo nascere, vive per mezzo suo la vita terrena e poi finisce in paradiso o in inferno. Non lo sa nessuno, nemmeno se c’è un’anima. O si crede o non si crede, o si ha la fede o non la si ha. Il dogma, appunto, la verità rivelata. E qui i cattolici, ecco il fanatismo, hanno giudicato non vera la dichiarazione del padre della sofferente Eluana, quando affermò ch’ella gli aveva espressa la volontà di non essere costretta a sopravvivere in stato vegetativo. E non solo¸ convinti portatori della verità, lo hanno mortificato, e spietatamente lo hanno giudicato assassino della figlia. Ridotta a un corpo ricoperto di piaghe, al quale altri dovevano dare posizione diversa ogni due ore, e nel quale, da tantissimi anni, attraverso le narici erano infilati due tubi per l’inserimento meccanico degli elementi necessari a mantenere in vita la materia, costituiva non la rappresentazione della bontà, della carità umana, ma della violenza umana. Che pur imponendo sacrifici e dolori immensi non permetteva a un corpo di morire secondo natura, con Dio, tenendo così imprigionata l’anima e privata dei mezzi per esprimersi. Fonte questa, forse, non si può saperlo, di un’infinita, profonda angoscia E se poi si considera che tale attaccamento alla materia, tale paura della sua morte, perché del decadimento e della morte della materia si tratta, siano proprio caratteristica dei cattolici, di coloro che hanno la fortuna, che possiedono il dono di credere nell’esistenza dell’anima, nella resurrezione, nel “passaggio a miglior vita”, si rimane, o perlomeno io rimango, davvero perplesso, meravigliato.
13.02.09 Occorre il testamento biologico Credo che sia necessario partire da un unico, in questo caso, principio fondamentale: ognuno è padrone di se stesso, ognuno può fare di se stesso ciò che ritiene opportuno, bene o male che possa apparire agli altri. E |
ciò perché ognuno, nei rapporti con se stesso, è completamente
libero. L’unico vincolo, lui e solo lui personalmente, potrà averlo con Dio,
se ci crede; e, se non ci crede, proprio con nessuno. Gli altri si astengano dal
formulare giudizi, dallo sciorinare ipotesi sul solito mare ora tempestoso, ora
quieto, della sofistica. Sono già parecchi anni che ho scritto la mia chiara,
precisa volontà di essere lasciato morire con la natura, con Dio per chi ha la
fortuna di crederci, rifiutando nel modo più assoluto qualsiasi tipo di
macchinario, di intervento tecnico sostitutivo delle funzioni del mio corpo. E
ciò perché, pur non essendo un
religioso praticante, ma un agnostico, rimango a dir poco perplesso di fronte
all’evenienza di rimanere, io, la mia anima, il mio pensiero, la mia volontà,
la mia intelligenza, prigioniero cosciente in un corpo, in una massa di materia
ammalata, privato della possibilità di comunicare, schiacciato in una
condizione di angoscia con il solo desiderio di essere libero, di uscire da
quella gabbia per volare, volare via finalmente “a miglior vita”. E non
capisco perché proprio i credenti nella continuazione, nell’eternità della
vita spirituale temano tanto la fine della propria materia. E, quel ch’è
grave, pretendano dagli altri il medesimo comportamento.
Perciò è mia convinzione che
sia indispensabile legiferare sul testamento biologico. Chi ne è contrario, non
userà di tale diritto, e fine. Ma non deve poter obbligare me a seguire le sue
scelte, privandomi di un diritto
soltanto perché a lui non interessa, perché lui non lo vuole esercitare. Perciò
rimango contrarissimo alle interferenze religiose. Qui si parla di diritti che
strettamente riguardano la sfera individuale delle singole persone, non di
doveri verso le altre persone. Per chi, un religioso ad esempio, quel diritto
non va bene in quanto contrario alla sua fede, semplicemente non lo eserciterà.
Altrimenti ci sarebbe di nuovo intolleranza, imposizione, declino di un
principio basilare della democrazia.
Sul “caso” della povera Eluana, e del suo povero babbo, ho già espresso il mio giudizio. Per lei, per
la sua anima che forse ha dovuto tanto soffrire tutti questi anni anelando ad
essere finalmente libera, e per lui che ha dovuto soffrire, sopportare
l’accusa più cattiva rivoltagli proprio dai credenti nella vita eterna, che
pregano e dovrebbero saper perdonare. In fine, per quanto riguarda le tante situazioni che si possono verificare intorno a casi di malattie inguaribili e infermità e stati di coma accanto a egoismi, interessi, paure, debolezze, disonestà, bisogna aprire un altro capitolo, molto grande perché comprende il male in generale. |
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19.02.09 su VELTRONI in seguito a un articolo diGUZZANTI Guzzanti è dentro nel calderone e tutto ciò che vi viene mescolato lo conosce molto meglio di chi osserva dal di fuori e magari rimanendovi distante. Lui ci vive, è in contatto diretto con i vari ingredienti del minestrone, in quel lussuoso ed eccessivamente affollato transatlantico, li conosce bene. Molto meglio, senz’altro, di chi nel proprio studio sui tetti di una città, dipinge, ascolta musica, legge, si guarda le tortore che fanno nido in terrazza, e segue tutto da lontano, filtrato dalla tv, dalla radio, dai giornali. Perciò mi attengo al suo giudizio sulla persona, ma vado oltre al particolare per esprimere il mio parere sul motivo che reputo di fondo, essenziale: il nostro sistema politico. A ben vedere, infatti, esso non ha macinato solo Veltroni, ha macinato tutti ad esclusione di De Gasperi e, se cominciamo con l’inizio del Regno, anche di Mussolini. Caso a parte ben s’intende, che ha la sua grande ombra pesante e i suoi tanti bagliori leggeri. Avevo scritto in aprile passato nel mio sito: “A Veltroni, pur essendo io un liberale, faccio tanto di cappello. Gli va riconosciuto il merito di aver avviato l'Italia al bipartitismo, checché ne dicano i piccoli che volendo mantenersi il loro piccolo ma ricco trono, sono rimasti sul marciapiedi…” Testardi, irriducibili marxisti che del loro maestro non hanno saputo tenere bene in mente proprio l’insegnamento che l’unione fa la forza, annegati nel mare piuttosto torbido del pluralismo fine a se stesso, inconcludente, capace soltanto di creare una montagna di chiacchiere destinate a fare la fine della “mondezza”. Ed io dal mio studio guardando le colline intorno alla città, sempre più coperte di case, eppur sempre ridenti, griderei dalla cima del tetto: “Non continuate a fare i co. In Italia c’è bisogno del bipartitismo, semplice e perciò forte e perciò pragmatico. C’è bisogno di un partito che governi e di uno che lo controlli e faccia opposizione. Non ripetiamo una storia passata e avvenuta per il vostro endemico male che anche allora vi aveva resi incapaci di unirvi, di rinunciare a qualche pezzettino della vostra autostima, del vostro orgoglio. Spero perciò che i tanti eccelsi statisti che vagano per le aule e i corridoi del transatlantico, convinti ognuno della propria ragione e superiorità, riescano a rendersi conto del panorama complessivo della vita degli Italiani e scendano sulla terra e accolgano la verità e intelligentemente vi si adattino. |
20.02.09 APPRENDISTI STREGONI
Un articolo nel quale, in merito ai novelli stregoni, ho letto addirittura:
".... Contrabbandare leggi all’apparenza benefiche ma in fatto repressive, lucide anticamere
dello Stato autoritario."
20.02.09 LEGGI DA RIFARE Per tutto ciò
che porta distruzione e morte la risposta può essere una sola. Premesso che la
polizia, ed ora anche le ronde di volontari, non servono, infatti possono solo
acchiappare i delinquenti mettendo a rischio la propria vita, e poi
assistere al loro rilascio da parte dei giudici, i quali devono applicare
le relative leggi che sono tantissime e troppo permissive verso chi aggredisce,
ruba, violenta, stupra, troppo tutto. Mentre, al contrario, per la brava persona
che si difende e reagisce, la legge è semplice e severissima, a cominciare con
l'obbligare l'aggredito a misurare la forza dell'aggressore e il tipo d'arma che
usa, ed avere la certezza che veramente voglia usarla, in modo da poter regolare
la propria reazione che deve mantenersi nei limiti dell'azione dell'aggressore,
essere cioè proporzionata. Se non sono disposizioni da deficienti, lo sono da
folli. E chi ci rimette è soltanto la brava gente. E i delinquenti si sentono incoraggiati, e le
vittime si sentono intimorite. Dal male al peggio. Una sola dunque
la risposta adeguata: ripristino della pena di morte e condanne ai lavori
forzati. Girarci intorno è da deboli, da ipocriti. La difesa personale è sacrosanta, e fino a che non capovolgeremo i termini del problema, perché tale sembra essere per ormai svariate sentenze, i violenti, gliaggressori, i veri delinquenti agiranno sempre di più e |
con maggiore sfrontatezza, sapendo bene che coloro che subiscono l'aggressione invece di essere incoraggiati dalla legge a difendersi, ne sono intimiditi, limitati, puniti dato che "nessuno può farsi giustizia da sé". Il diritto di sparare per difesa a chi minaccia con un' arma, o entra di nascosto nella proprietà altrui specie di notte, senza prima accertarsi se è armato o meno, se l'arma che impugna è vera, e senza chiedergli quali siano le sue intenzioni, chi lo fa deve sapere che si espone alla giusta reazione dell'aggredito, perchè comunque sia sempre di aggressione si tratta, sempre di un atto che non si deve compiere. E' assurdo.
22.02.09 PARLANDO DI BENEDETTO CROCE Io sono un liberale da quando, ragazzo, sentivo un mio zio parlare della sua prigionia durante la prima guerra mondiale, nella fortezza di Göllersdorf in Austria (1915-1917), in quanto irredentista; e mio nonno materno che s’era dimesso da podestà di ben tre comuni del Trentino (1928) per sue personali convinzioni. Ne conservo i relativi documenti. Per me costituirono l’esempio dell’uomo libero che pochi anni dopo, iniziati gli studi di filosofia, diventò con Spinoza e Locke e gli altri liberale. Perciò, rimanendo su un piano pratico, e non ritenendo opportune o perlomeno costruttive le disquisizioni filosofiche sui giornali, mi piacerebbe piuttosto veder scritto semplicemente: Croce è stato un uomo libero perché non si è lasciato ingabbiare in una di quelle ideologie che privano della libertà di azione e di espressione del proprio pensiero. Indifferente il suo livello d’intelligenza e culturale, egli ha avuto la dignità, e perciò la forza morale, di resistere e mantenersi libero. E qua si può dare un grande respiro. Libero ed anche di lasciare scritta la mia volontà, nel caso entrassi in coma irreversibile, in stato vegetativo, di non essere mantenuto in vita con qualsiasi tipo di mezzo sostitutivo delle funzioni del mio corpo, sia per la respirazione, che per l’idratazione e l’alimentazione. Ogni legge che non rispetterà, od anche solo limiterà queste mie volontà che riguardano soltanto me stesso, sarà una legge illiberale, una legge offensiva della mia dignità. Una legge imposta da chi, considerandosi al di sopra degli altri, nella presunzione di possedere la verità, si arrogherà il diritto di impormi. |
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24.02.09 LETTERA APERTA Gentile lettore. Le idee che ho espresso in relazione al testamento biologico riguardano esclusivamente la mia persona, senza coinvolgere nessun altro essere umano, idee che non vogliono imporsi ad alcuno dato che riguardano soltanto me, il mio corpo e, se c’è, la mia anima. Perciò, senza sentire il bisogno della condivisione, del conforto di alcuno, assolutamente non intendo convincere alcuno della loro bontà, e soprattutto della loro verità. Ciò, invece, che un po’ mi disturba sono le persone le quali, certe di essere portatrici di questa benedetta verità, pretendono di convincere me d’essere in errore e insistono per potermi salvare. I casi che vengono citati di Terry, Eluana, Welby e che io, comunque, fermandomi alle informazioni dei giornali e delle tv mi astengo dal giudicare, non mi interessano in questo contesto. A me interessa il mio rapporto con la società cui appartengo, alla quale dico, ripeto, grido: ogni mia azione che non ha rapporto alcuno con voi, che non intacca nessuno dei vostri diritti, che riguarda soltanto la mia persona, la mia vita, nemmeno le mie cose, le mie proprietà, ma solamente il mio corpo, voglio gestirla come meglio mi pare, secondo la mia verità. Dunque ciò che mi indigna e mi preoccupa assai è che qualcuno voglia abbattere la mia dignità, un governo che mi imponga un determinato comportamento, peggio, un determinato modo di pensare. Si tratta di governo ed è molto grave, molto pericoloso. La politica non la faccio io, la fanno i politici, tanti, troppi che allegramente danzano sulle nostre teste. Il mio discorso riguarda la libertà. E chi ha provato di persona certe situazioni in cui la libertà è limitata o inesistente, può ben capirmi. |
28.02.09 IL NUOVO PARTITO LIBERALE A proposito del senatore Guzzanti e del nuovo Partito Liberale, e a proposito dell’assurdo articolo 67 della Cosituzione (derivazione dell’art.41 dello statuto albertino che recitava “i deputati rappresentano la nazione in generale e non gli può essere dato dagli elettori nessun mandato imperativo”), mi piace precisare che, liberale da sempre, sono un convinto assertore del bipartitismo, per diminuire i politici, per responsabilizzarli chiaramente e direttamente verso gli elettori, per porli nelle condizioni di poter essere pragmatici; e sono dunque contrario alla formazione di nuovi partiti e, neanche a dirlo, alla loro sovvenzione. Una massa di chiacchieroni inconcludenti pluriquesto, pluriquello, pluritutto. Ognuno, pertanto, dica la sua, si vada ai voti e poi si agisca secondo le idee, o se si vuole le chiacchiere, di chi ha ottenuto la maggioranza. Non c’è altro sistema. E ciò s'intende dopo aver eliminato le sovvenzioni, motivo principale dell’assurdo fiorire di sempre nuovi partiti e della loro direi ridicola frammentazione, dato che frammentazione vuol dire debolezza, confusione, deresponsabilizzazione, impossibilità di pragmatismo.
Soltanto
per i ricercatori scentifici, quasi eroi silenziosi e tenaci studiosi
nell'interesse di tutti, le sovvenzioni dovrebbero rimanere e per di più
incrementate. Tutti gli altri, giornalisti inclusi, o si guadagnano la pagnotta
o cambino mestiere. |
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28.02.09 ORA NON ABBIAMO PIU' ALIBI Ora c’è in Italia una
forte maggioranza e un’opposizione debole e frazionata. Eppure ho qualche
dubbio che si riesca ad andare da qualche parte con determinatezza, che si
riesca davvero risolvere almeno qualcuno dei nostri grandi problemi. L'unità
nazionale, per esempio, come c'è in tutti gli altri paesi europei; la coesione,
la compattezza rispetto alle altre grandi famiglie; il senso, il gusto della
propria cultura, della propria storia. Credo che le spiegazioni possano
essere sempre le stesse o almeno avere una radice comune. Noi, come ora
importiamo genti di ogni tipo senza alcuna regola e senza alcuna pretesa di
venire rispettati, né, sembra, la forza per attuare un piano qualsiasi in
proposito, da alcuni secoli abbiamo assistito all’evolversi dell’Europa,
alle sue rivoluzioni religiose e civili prendendo un po’ qua e un po’ là,
mescolando, confondendo, e a volte inquinando le grandi idee. Ma, Rinascimento a
parte, fenomeno quello sì tutto italiano, senza volere o perlomeno riuscire a
rivolgere nel profondo, con crudezza e forza e sangue il nostro mondo di
superficialità, di esteriorità, nel quale ognuno, dal grande cavaliere al
piccolo manovale, aveva imparato a isolarsi nella propria sfera personalissima e
non partecipare alla vita della collettività. Il nostro grande male, la
mancanza del senso della collettività, della grande famiglia. Da noi era
impossibile la rivolta religiosa, la rivoluzione
inglese o americana o francese, la compattezza spagnola, inglese,
polacca. E anche adesso mi pare che siamo un po’ troppo volti a guardare
quello che fanno gli altri.
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