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PERCHE' SUI GIORNALI E PER TV NON SI SPIEGA ALLA GENTE COME STANNO DAVVERO LE COSE? E NON SI PROIETTANO CARTE
GEOGRAFICHE STORICHE? E NON SI PARLA MAI, MAI, DELLA GIORDANIA (CHE E' PALESTINA) E DEL SETTEMBRE NERO? |
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Una mia illustrazione a pag 171 nel mio libro UNA CORSA NEL TEMPO
Come dal disegno, la regione denominata Palestina comprende parte del Sinai, parte del Libano, parte della Siria, e tutta la Giordania(cioè) Cisgiordania e Transgiordania). Invece si continua a indicare come Palestina soltanto la Cisgiordania e il territorio occupato da Israeleche gli Europei, vincitori dei Turchi, gli hanno assegnato, e che gli Ebrei hanno in parte acquistato e reso fertile con l'ingegno e con il lavoro. |
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Dal mio romanzo VENT'ANNI NO - UNA STORIA TRIESTINA
"...Soltanto in cantiere potevamo andare sulla fossa biologica, accucciati in equilibrio sulle lunghe tavole, con la guardia
armata che ci seguiva a qualche metro e controllava stupidamente ghignante tutta
l’operazione, spesso ripetendo con una risata: «Hier Partisane!»
Ne ho scritto anche nei miei COMMENTI
E particolarmente sulla prigionia ho disegnato, dipinto, scolpito
A parte un paio di ebrei che frequentava la mia casa nel 1929 e 30, ho avuto compagni di scuola ebrei nel 1935 e 36 e colleghi d'ufficio (ente pubblico) ebrei nel 1941 e 42, quando ormai, guerra a parte, il clima sociale si era appesantito con la legge razziale. E in seguito, nel 1944 e 45, deportato in Germania, lavorai anche con ebrei in un grande cantiere intorno al quale erano sistemati i vari campi di prigionia. |
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03.01.09 a proposito di GRILLO in Blogosfere Beppe Grillo fa il suo remuneratissimo mestiere e chi gli va dietro perde solo tempo ed energia. I comunisti devono rendersi conto che la loro ideologia, come le altre, è fallita. Non è riuscita a combinare niente per la naturale libertà dell’umano e per il suo benessere. L’URSS ne è stata la più chiara dimostrazione, lasciando le popolazioni dell’Europa, per decenni forzatamente chiuse nel suo regno, povere al punto da emigrare appena libere dalle catene, a qualsiasi condizione, nei paesi dell’Occidente. Da territori naturalmente ricchi e a bassa percentuale abitativa, continuano a spostarsi dalle nostre parti dove i territori sono poveri e vi è sovraffollamento. Inoltre i comunisti, contro il loro basilare principio che l’unione fa la forza, si sono divisi in tanti partitini e soltanto per soddisfare i loro minuti ma boriosi principi in cerca di notorietà e sovvenzioni. La popolazione, la massa degli elettori, deve ormai rendersi conto che è necessario seppellire il pluralismo, tanto amato dai nostri tantissimi e pagatissimi politici in quanto abbinato al loro sofismo inconcludente e deresponsabilizzante. L’Italia può salvarsi, e risalire la china sulla quale sta scivolando nel degrado, soltanto con il bipartitismo, cioè con un governo forte e una opposizione intelligente e costruttiva. In modo che siano ben chiare le loro responsabilità e possibile l’eventuale giudizio e condanna. Dobbiamo finirla con le baruffe da “Secchia rapita”. Dobbiamo finalmente agire da persone adulte, imparare ad essere pragmatici. |
03.01.09 A PROPOSITO DEL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Io parto piuttosto contrariato. Chi ha vissuto le
aspirazioni e le speranze dei compagni Gramsci e Togliatti, potrà avere il mio
rispetto per aver “virilmente” sopportato il carcere in gioventù,
chiaramente, coraggiosamente opponendosi ad un regime, ma quanto al
resto…Insomma bisogna ringraziare De
Gasperi con la sua democrazia cristiana, altrimenti i partigiani liberatori ci
avrebbero messo in mano all’URSS, com’era loro intenzione già negli anni
’20. Ed ora saremmo nelle condizioni di Romania, Polonia eccetera. La loro
azione non era volta a liberare gli Italiani da una dittatura, quella nera, ma a
sottoporli ad un’altra dittatura, quella rossa. Quanto a Israele, dopo la prima guerra mondiale il territorio chiamato Palestina dai tempi dell’Impero romano comprendeva la parte nordest del Sinai, la parte sud del Libano e della Siria e, ad est del Giordano, tutta l’attuale Giordania, includente pure, ad ovest del Giordano, la Giudea e la Samaria , chiamate Cisgiordania. Nomi inventati dagli Inglesi che ne avevano il protettorato e la cui popolazione era palestinese, cioè arabi che vivevano sul territorio da sempre chiamato Palestina. La Giordania con tanto di re, e quindi il popolo dei Giordani, che non sono venuti dalla luna ma erano e sono palestinesi, nacque nel 1946. Come si faccia a dire, dopo le successive famose guerre in loco contro Israele, e conoscendo almeno un po’ questa storia, che anche i Palestinesi, |
poveretti, hanno diritto ad
una Patria, altrimenti non vi sarà mai pace,
non lo so. Eppure a forza di sentirlo dire lo dicono tutti. E se poi si ricorda
quanto i comunisti contribuirono a regalare agli Iugoslavi le terre da tempo
immemore occupate dagli Istriani e dai Dalmati, usando tutto un altro
ragionamento se così si può chiamarlo, lo so ancora di meno. Quanto al pericolo delle azioni
terroristiche in campo internazionale, della terza guerra mondiale, della
distruzione di tutto, della fine del pianeta, se non si accontentano gli Arabi,
se non si sistema “dialogando”la questione nata in Irak con gli Americani,
se non si appoggiano i partigiani afgani contro il dominatore straniero. Cioè
contro chi? Mi ha lasciato molto perplesso. Quanto agli orrori dei Lager
nazifascisti (ricordo che non deve mancare), al pericolo incombente della P2 e
dei suoi appartenenti che devono essere esclusi dalla vita politica, altrimenti
ci si rende loro complici, cosa intendeva affermare, dato che dicono Berlusconi
sia stato della P2? Mi ha davvero meravigliato. E poi della disoccupazione, di Napoli e
di Eduardo, della speranza, anzi della certezza che tutto vada bene. Be’, a me la storia presentata così e rivolgendosi ai
giovani non piace. E’ un personaggio equilibrato - non come Pertini che passando per Trieste ignorò i martiri, le foibe, andando dritto in Iugoslavia a inginocchiarsi davanti alla tomba di Tito, o come Scalfaro che fu vistosamente di parte - ma in questo discorso, se non fosse un mio coetaneo direi che a una certa età i politici dovrebbero essere in pensione. |
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11.01.09 L'ISLAM E LA PIAZZA in merito ad un articolo di padre Baget Bozzo
Non capisco perché non si riesca ad essere sintetici, ridurre il problema nei suoi punti essenziali, senza girarci intorno. Anzi, lo capisco bene: è per evitare di dover agire di fronte al risultato. Parlare, discutere, dialogare – come piace molto oggi – ma evitando di concludere perché la conclusione renderebbe necessaria l’azione. E non è il caso…sai…vediamo…si dovrebbe anche pensare a… Dunque: gli Ebrei, che non fanno proseliti (se si esclude l’antico caso dei Sichemiti), anche si ghettizzano ma sanno adattarsi perfettamente alla cultura e al costume della comunità maggioritaria in cui vivono, inizialmente da ospiti e poi contribuendo alla sua vita sociale con notevoli apporti intellettuali. Gli Islamici, che fanno proseliti, li devono fare dato il comandamento di Maometto di far convertire all’Islam |
tutti gli idolatri passando per l’occidente e riunendosi in oriente. E che sono rimasti come ibernati per 1400 anni. I Cristiani, che già dal 300 hanno cominciato a dividersi in tante comunità, così da far pensare a un destino pluralistico del mondo occidentale, e che, giunti a fare proseliti con la spada e il fuoco, hanno dovuto poi a forza modificare il proprio atteggiamento nello scontro con il libero pensiero europeo, i filosofi, l’illuminismo, pur resistendo a mantenere il potere temporale. Il cristianesimo ha dovuto modificarsi, non lo ha fatto spontaneamente. E’ un merito degli uomini occidentali che gli orientali non hanno avuto E siccome, è una verità incontestabile, gli Ebrei sono stati percossi, cacciati, uccisi perché non hanno mai costituito una massa d’urto, non hanno mai mostrato, esposto e imposto la propria religione. |
Mentre l’immenso popolo degli islamici, che ora ha ripreso la sua missione catechizzatrice, ha cominciato ad invadere l’Europa con la piangente immigrazione, cavallo di Troia che gli stessi Europei, per la rilassatezza seguita alla terribile guerra e alle morti e alle distruzioni, gli hanno fornito. Riassumendo: i Cristiani sono divisi, con tante divinità costituite dai santi, con la loro gerarchia infarcita di compromessi, ricoperta di orpelli, barocchismi e la loro fede resa elastica e debole dalla confessione e dal perdono. I Musulmani sono tutti uguali nel loro diretto rapporto con Dio. C’è poco da girarci intorno. Bisogna chiudere i confini e, in rispetto al disposto dell’art.8 della Costituzione (che già c’è) regolare severamente il rapporto tra Stato e moschea. Siamo già messi su di un piano inclinato scivoloso e pericolosissimo, e indugiare sarebbe davvero un suicidio. |
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11.01.09 REPETITA IUVANT L’udc, l’Idv, il pl e tutta la numerosa schiera di partitini di sinistra, di su, di sotto, di qua e di là, a me piacerebbe che scomparissero, e che perciò almeno le persone di buon senso, anche se desiderose di parlare, raccontare di politica, ignorassero tutte le relative baruffe da cortile, sul cui fondale, abbondantemente colorato e marchiato da decine di insegne, continua a svolgersi l’eterna tenzone per la poltrona, la sovvenzione, l’onorificenza, il posto per l’amico, la bustarellona; e tutto tra personaggi che altrimenti non riuscirebbero a reggersi in piedi. Tutti gli
intellettuali di buon senso, che sono letti, ascoltati, guardati dalla gente,
chiamiamola folla, popolo, cittadinanza, dovrebbero dedicarsi esclusivamente a
convincere costoro a scegliere, per l’amministrazione del loro lavoro, della
loro proprietà, della loro vita, il sistema
bipartitico, accompagnato da una terza entità di controllo che tutto si
svolga nei limiti della Costituzione. E ciò per mettere la nostra patria o
nazione o, se vi piace di più, collettività finalmente sulla strada del pragmatismo e della
responsabilizzazione; via finalmente, lontano da quell’infinità di
sentieri tortuosi, sui quali nessuno è responsabile di niente, e non portano
mai da nessuna parte. Ora l’attuale maggioranza ha i numeri per farlo, e gli intellettuali, i politici ai quali mi rivolgo hanno il compito, il dovere di contribuire ad attuare questo miracolo nel comune interesse di tutta la collettività. |
11.01.09 LA DICHIARAZIONE DELLA SLOVENIA L'ho detto più volte, gli Italiani non sono un popolo di vasi comunicanti, non hanno ancora il senso della grande famiglia, chiusi nella loro individualistica presunzione di esseri intelligenti, artisti e grandi amatori. Perciò non sanno nemmeno passivamente reagire agli sgarbi aperti, provocatori, che gente estranea rivolge alla loro collettività, perché in quel momento, proprio in quello, non se ne sentono parte. E rimangono indifferenti, perché non richiede impegno o rinuncia di alcun piccolo piacere, e se ne vanno nelle terre, già loro e dalle quali furono cacciati in malo modo, a fare i turisti. La necessità di dimostrare almeno un po’ di risentimento, di orgoglio, gli sfugge, non la comprendono. Eppure per decenni si sono lasciati maltrattare, guidati da politici pervasi, sepolti dal complesso di fascismo. Libri, enciclopedie, licei che ormai da sessant’anni non si permettono di parlare ai giovani dell’italianità di quelle terre, dell’Istria, della Dalmazia, cancellando nomi e storia. Una mia formella di bronzo che da otto anni aspetta in un archivio della Provincia di venire fissata alla parete di un certo palazzo, perché rappresenta il martirio in una foiba; e così un mio quadro con lo stesso soggetto e destinato al nuovo museo di via Torino, mentre i bronzi, e parecchi, che ho modellato per rappresentare il martirio inflittoci dai Tedeschi, sono ben che allocati in varie vie di Trieste. |
Ci sono state le sparatorie contro i pescherecci in mare, ad altezza di ponte, se oltrepassavano di qualche metro il limite delle acque territoriali, e poi le scritte sull’altipiano di zivio Tito ancora tre anni fa per il giro ciclistico, e la relativa trasmissione televisiva dall’Istria sull’avvenimento:“Il giro parte da Pisino che fu prima dominio dell’Austria, poi dell’Italia e infine ritornò alla sua madre patria Croazia”. Un falso storico incredibile. E poi atlanti geografici stampati con i nomi nella lingua delle varie nazionalità e in italiano; mentre le carte dell’Istria e della Dalmazia solo in sloveno e serbo-croato. E non continuo perché mi amareggia, come qualsiasi atto d’ingiustizia, come il trattato di Osimo e la concessione delle pensioni a coloro che, diventati iugoslavi, avevano fatto pochi giorni di servizio militare per l’Italia, mentre per gli Italiani i pochi giorni significavano il diritto soltanto ad un contributo assicurativo settimanale da sommare agli altri. Per ogni debolezza del governo la gente è pronta a scendere in piazza; ma in questo caso, col silenzio, dimostrandosi indifferente all’arroganza con la quale il piccolo presidente sloveno ha trattato il governo italiano, si è proprio resa degna dei calci in faccia che si è presa negli ultimi settant’anni, dimostrando ancora un volta che chi debole si mostra da debole viene trattato. E chiudo consigliando anche al signor Turk di leggersi un po’ meglio la storia di queste terre e di questi popoli negli ultimi due secoli; e al governo italiano di presentare, magari sforzandosi, una faccia diversa da quella sempre presentata in precedenza a cominciare da De Gasperi. |
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13.01.09 PERCHE’ GLI EUROPEI CE L’HANNO CON GLI EBREI?
Credo bisogni premettere che vi è una generale ignoranza della storia e perciò, come troppo spesso succede, un giudizio che non viene dall’intelletto ma dal cuore. E dato che si parla dei media, di coloro che gestiscono l’informazione e che non dovrebbero partire con l’idea, sbagliatissima, che tutti sanno tutto e che perciò si possa limitare l’informazione ad accenni e descrizioni anche minuziose di particolari di cronaca quotidiana, del momento, specie se si tratta di guerra e distruzioni. Infatti, per chi non dispone di un’inquadratura generale, di una almeno approssimativa visione storica dell’argomento di cui si tratta, tali particolari, con i quali gli riempiono testa e cuore, finiscono con l’offrirgli una errata visione d’insieme. Le motivazioni storiche, che si sono perdute nella memoria ma che hanno lasciato un segno proprio perciò difficilmente modificabile, vanno ricordate per eliminare l’impronta che può essere come in questo caso negativa. Ecco perché mi sembra utile farne qualche accenno. Il termine antisemitismo cominciò all’inizio delle crociate, essendo antigiudaismo (da Giuda figlio di Giacobbe) sin dal VI secolo a.C. in quanto “monoteista” in un mondo completamente pagano, e poi “deicida” in un mondo che diventava cristiano. Un piccolo popolo, unito, forte, intelligente che disponeva di elementi dediti al commercio tanto che, secondo l’uso dei Romani, alcuni seguivano le legioni in tutta Europa e svolgevano la loro attività nel comune interesse, stabilendosi ovunque ma mantenendo sempre la loro identità e il loro legame di sangue. |
Nell’XI secolo cominciarono addirittura, nelle varie città, a vivere appartati nei ghetti. Vennero isolati perché non si lasciavano assimilare, ci tenevano, come ci tengono, alla propria identità, inoltre erano bravi commercianti e banchieri e causavano grosse rivalità. Così si arrivò alle persecuzioni e ai massacri e alle espulsioni un po’ da tutti i paesi d’Europa. Appena con l’illuminismo e la rivoluzione francese e americana, nonostante i segni distintivi che in alcuni paesi dovevano portare addosso, vennero riconosciuti cittadini come gli altri. Ciononostante, per gli interessi della borghesia e il loro persistente isolazionismo, finì che già nel 1800, nell’Europa dei neonazionalismi, si cominciasse a parlare di razzismo e di ariani. In Russia vi furono i pogrom e poi arrivarono Hitler, Mussolini, Pétain, E gli ebrei, ovunque perseguitati, continuarono a migrare per riunirsi sul territorio da sempre chiamato Palestina (dall’ebraico pelishtim cioè filisteo), confinante ad est col mare, ad ovest con l’Arabia, a sud con l’Egitto e a nord con la Siria, e sul quale territorio, dove per secoli ci sono stati i Romani e poi gli Arabi e poi i Turchi ottomani, tutta gente che comandava senza troppi riguardi, non esisteva alcun’altra organizzazione statuale. Quasi duemila anni di storia, durante i quali i vari gruppi etnici, linguistici e religiosi pare non avessero nulla da dire. E c’erano pure gli Ebrei. Quando, però, arrivarono gli Occidentali con i loro princìpi di libertà e democrazia, e vinsero e abbatterono l’Impero ottomano, in quella regione, di scarsa densità abitativa e in gran parte desertica e paludosa, nacquero rivalità tra le tribù, e gli uomini si sentirono liberi, e, senza l’oppressione di una inesorabile potenza straniera, ognuno pretese di essere |
padrone di
qualcosa e di poterne disporre. Ma i democratici occidentali finirono col
comandare egualmente. E, riga e matita, tracciarono confini, assunsero
protettorati, offrirono il contentino a qualcuno, senza dimenticare i propri
pesanti interessi,lasciando che gridassero e baruffassero tra di loro. Così nacquero Israele per gli Ebrei e
Giordania per gli Arabi che vivevano là, sul territorio denominato Palestina. Gli Arabi, però, ritenendo la Palestina territorio di loro esclusiva proprietà, hanno cercato con le guerre di eliminare gli Israeliani; ma sono stati sempre sconfitti. E, sebbene il vincitore gli avesse restituito gran parte delle terre conquistate e avesse inoltre offerto la sua disponibilità ad aiutarli, gli Arabi hanno continuato e continuano a gridare che Israele dev’essere distrutta. E non è una questione di razza: è una questione di religione. Si tratta di tutti gli Arabi, con grandi ricchezze accumulate su terreni vasti e ricchissimi. Così gli Europei, quelli che per un certo periodo si definirono ariani, ormai stanchi e sazi, benché intimamente non sicuri della propria superiorità, e non troppo fermi nella propria fede, dopo due millenni vissuti in tale rapporto con gli Ebrei, difficilmente definibile, senza rendersene conto parteggiano per i musulmani. Come plagiati, hanno dimenticato la storia. Ora la patria giordana dei Palestinesi non esiste più. Ed è nata quando è nato Israele, Il massacro del “settembre nero” che i palestinesi di Giordania fecero dei loro fratelli palestinesi che volevano immigrarvi, non si ricorda. Si continua a parlare, invece, dei poveri campi profughi dove gli Israeliani costringono a vivere i poveri Palestinesi senza una patria, senza lavoro… ma che continuano a costruire centinaia di grandi moschee. |
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16.01.09 L'ASSASSINO BATTISTI RIMANE IN BRASILE In merito ad un articolo di Max Bono, commento: “In Brasile 30 milioni di oriundi italiani non sanno essere uniti per…” Ma come meravigliarsi? La situazione è logica: loro non possono che rispecchiare la situazione esistente in Italia. Siamo noi, qui, a casa nostra, che non sappiamo essere uniti, che da un secolo manteniamo vivo il sogno del comunismo internazionale, e continuiamo a farlo ancora adesso dopo il suo totale inaridirsi in tutti i paesi che lo hanno di fatto sperimentato. Come si può paragonare il rapporto Israele USA con quello tra Italia e Brasile? Su ogni argomento, ancora adesso, hanno diritto a farsi ufficialmente sentire a casa propria e nel mondo i rappresentanti di tutti i numerosi partitini, i quali, tra l’altro, vivono soltanto perché noi li sovvenzioniamo in un decantato, vantato pluralismo; che si contraddicono e si delegittimano e si offendono di continuo. All’estero, guardando in internet, e le nostre televisioni, con i vari Santoro, Lerner, Floris, e i nostri giornali, quale idea possono farsi dell’Italia? Come possiamo pretendere da loro quell’unione che noi dimostriamo di non avere, addirittura presentandoci all’estero con voci plurime e discordanti? Vediamo di puntare all’essenziale, di presentarci al mondo come un popolo unito che, come i veri democratici, sceglie per un periodo una voce e con quella si esprime. E tutto ciò a parte quanto si dovrebbe dire sulla nostra giustizia e sul sistema carcerario. |
17.01.09 I MESI PASSANO Siamo sempre alla solita menata, un po’ quello che succedeva in Italia già nei primi vent’anni del secolo scorso. Il nostro problema è uno solo, e solamente risolvendo proprio tale unico ma immenso problema, la nostra macchina amministrativa comincerà a funzionare, e molto bene. In fondo, basterebbe copiare, applicare il sistema statunitense. E così per la giustizia, specie quella fiscale. Ma siccome ciò snellirebbe l’apparato burocratico causando - finalmente dico io - la perdita di moltissime poltrone e privilegi, e… e…, si guardano bene dal farlo. E’ da un bel po’ che in tanti lo abbiamo capito: bisogna riformare il sistema. E ciò si può fare snellendolo con il bipartitismo, con l’eliminazione delle sovvenzioni, con il sistema accusatorio, con l’elezione e responsabilizzazione pure dei giudici, con l’eliminazione di una infinità di leggi inutili che solo ostacolano lo svolgersi delle procedure giudiziarie. Con queste elezioni ci siamo messi all’inizio di questa strada maestra, ma molti la cospargono di chiodi, indifferente il danno, indifferente tutto perché guidati unicamente dal loro personale interesse di poltrona, e quindi potere, prestigio, denaro. Guai se il governo anche adesso cominciasse con i dialoghi, trattative, compromessi: si ritornerebbe in quella specie di sabbie mobili nelle quali ci dimeniamo da mezzo secolo, sprecando così l’intelligenza, la volontà di lavorare e di risparmiare e di intraprendere di tutta la nostra collettività. |
18.01.09 SEMPRE IN MERITO ALLA STRISCIA DI GAZA (e DELLA STRISCIA DELLA PROVINCIA DI TRIESTE?) E' come la fiaba del signor Intento: sul territorio, diciamo
regione, chiamato Palestina sono passati molti popoli, e mai vi fu uno stato
palestinese, una qualsiasi organizzazione statuale palestinese. Quanto infine a certe trasmissioni televisive, cosa dire? Santoro mi ricorda gli avanspettacoli degli anni ’30, soltanto che lui, nella libertà in cui può muoversi e con i mezzi che gli mettono a disposizione e il compenso che gli accreditano, esagera davvero pretendendo di agire da accusatore, difensore e giudice. A lui piace canticchiare quel falso storico che è “o bella ciao”, ma sembra aver dimenticato che per ottenere la libertà di cui può godere noi, vecchi, ci siamo uccisi tra soldati in divisa e non, mentre venivano rase al suolo intere città con ospedali, scuole, chiese, asili nido, bambini, donne. |
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20.01.09 A PROPOSITO DEL TERMINE DI MODA: CONDIVIDERE
. L’Italia è stata un paese anomalo anche sotto questo aspetto: la condivisione, la necessità di mettersi d’accordo invece di votare. Una specie di nuova forma di democrazia, ottima, calzante per chi vuol limitarsi a chiacchierare e non vuol fare nulla. Coloro che aspiravano a fare dell’Italia un soviet dell’URSS nei primi anni ’20, sconfitti dal sorgente fascismo, cioè dal socialismo nazionalista, continuarono a tramare sempre per la sua caduta - secondo le parole di Treves: “Noi non facciamo la rivoluzione né vi lasciamo tranquilli! Né una cosa né l’altra! La rivoluzione è un evo, non un giorno, ha gli aspetti di un fenomeno di natura: erosioni lente, dirupamenti rapidi.”- E i colpi sferrati alla nazione nel momento della sua sconfitta sono noti, e nel 1945 hanno ricondotto l’Italia davanti al pericolo URSS. Per fortuna, però, nel ‘45 vi fu un De Gasperi, il quale, dopo aver messo sul trono Mussolini vent’anni prima con il proprio voto e dei popolari, e dopo esserne divenuto avversario fino a subire il carcere, per lo svolgersi della storia, nel 1945 si presentò come l’antifascista per eccellenza e |
con i suoi popolari potè creare quel grande partito democristiano anticomunista. Comunque non era tutto chiaro e semplice e fu evitato il premio di maggioranza e tutta la macchina statale, con la questione, direi deificazione, dell’antifascismo, dovette adattarsi a quella specie di assemblearismo che caratterizzò la nostra vita politica sino a che non scese in campo un certo imprenditore. E qui i commenti degli astuti D’Alema sono inutili. E le centinaia di accuse e di cause intentate a detto imprenditore ne sono la cornice e la spiegazione. L’assemblearismo, le decisioni condivise, apparentemente ci hanno fatto stare bene, ma in effetti ci hanno sepolti da una montagna di debiti. I compromessi, le chiacchiere, il pluralismo in una spaventosa demagogia con cambio annuale di governi, ci hanno resi poveri di fronte alle altre nazioni, sino a costringerci a vendere i beni di famiglia, a distruggere quell’impostazione di stato sociale iniziato negli anni ’20. Pluralismo, condivisione, chiacchiere fini a se stesse non hanno più ragione d’essere in un vero sistema democratico, specie quando, non fosse che per ragioni di tempo, dell’antifascismo della folla di fascisti ribattezzati dalla sinistra non rimane più nulla. |
21.01.09 A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA
Impariamo dagli USA invece di continuare a parlare per parlare su ciò che non è essenziale col solito gusto ai sofismi nel generale disaccordo. Impariamo ad essere pragmatici. Il pluralismo che è il nostro difetto di origine e per di più sovvenzionato, ci fa rimanere fermi in un mare di chiacchiere, a consumare energie inutilmente, soltanto per ingrassare una selva di politici e parapolitici chiacchieroni inconcludenti. Mentre ci vorrebbero due voci sole, due partiti con dimezzamento dei politici e loro responsabilizzazione; ciò che col bipartitismo sarebbe garantito. E una regolata, oltre che ai sindacalisti, ai signori da avanspettacolo televisivo, superpagati, che giocano a far politica nella più completa irresponsabilità in mezzo alle loro claques. E ciò, è il vezzo italiano, per creare avversità a chi amministra, e quindi, in definitiva, agendo contro l’interesse comune. Impariamo dagli USA ad avere il senso della collettività. Impariamo finalmente a vivere nella vera democrazia, che non è autoritarismo e dittatura, ma non è nemmeno anarchia e rivoluzione. |
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Una mia illustrazione a pag 115 nel mio libro UNA CORSA NEL TEMPO |
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21.01.09 GLI ITALIANI COMPLESSATI Ancora adesso, per la questione con il dittatore libico, ci sono i vecchi italiani e i loro discendenti i quali, sempre complessati di fascismo, parlano dell'Italia come triste esempio di paese di sfruttatori, egoisti ed anche crudeli colonizzatori. E pare ignorino come davvero stanno le cose. Una specie di masochismo infilatogli nel cervello dalle menti elette della gente di sinistra estrema e non. Perciò collego a Una corsa nel tempo
Gli stati Europei segnati su questa carta, tra i quali non figura l’Italia, né è mai figurata su qualche isolotto in giro per il mondo, anche dopo la seconda guerra mondiale sono riusciti a mantenere certe posizioni di dominio, Gran Bretagna e Francia in testa. Le colonie rimaste sono diventate “dipendenze” e costituiscono una rete di punti di controllo e di basi di ogni tipo. Tutte isole ad eccezione delle zone dell’Antartide e di Gibilterra (RU) in Spagna, Ceuta e Melilla (S) in Marocco, di Guyana (F) in America del sud, eccetera. |
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22.01.09 Sul caso ELUANA da un dibattito in altra sede Senza entrare nella questione dei rapporti tra Chiesa e Stato italiano, sono dell’opinione, del convincimento che, comunque sia, la persona umana, il cittadino, deve poter godere della propria libertà di scegliere cosa fare di se stesso, come vivere e come morire. Ciò beninteso senza compromettere, limitare, in qualche modo ledere la libertà altrui. Io personalmente, da agnostico, sono favorevole all’eutanasia tanto da aver precisato nel mio testamento che pretendo, voglio morire secondo natura e con l’eventuale aiuto della natura, la quale mi offre i mezzi per non soffrire; che non voglio, respingo, rifiuto il ricorso ad ogni mezzo di soppressione della vita e ad ogni mezzo tecnico di prolungamento della medesima una volta entrato in coma, incapace, impossibilitato di esprimere il mio pensiero, la mia volontà, o forse anche nell’assenza di una volontà, di un pensiero qualsiasi. La scienza infatti non sa, non lo sappiamo nessuno, che cosa succede dentro questa gabbia di materia che è il nostro corpo. Solo l’idea che uno sia costretto a sopravvivere in stato vegetale mi angoscia, perché non so che cos’è quest’anima, se c’è un’anima, un’entità intelligente, pensante, addirittura destinata ad un premio o ad una punizione, la quale potrebbe solo continuare a vedere e a sentire dall’interno della sua prigione ciò che la circonda, senza poter comunicare. Una sofferenza infernale davvero che nessun essere umano ha il diritto di infliggere ad un altro essere umano. Entrare in discussioni legali, in interpretazioni secondo la fede, secondo la legge, su cosa dice Sacconi o un certo ecclesiastico, o i tanti innumerevoli politicanti, su cosa pensano gli altri… non ha, non può avere rilevanza alcuna per me nel mio rapporto con Dio, con l’infinito, forse con il niente, ma intimo, unico, personalissimo. |
23.01.09 E ORA DI CAMBIARE Un nuovo partitino con l'avv.Taormina! Presidente Berlusconi, ora ha la maggioranza sufficiente per sistemare le cose un po’ meglio di come stanno rotolando da 60 anni a questa parte. Non ci sono scuse. Anche se gli avversari politici continuano a renderLe tutto difficile, animati dalla sola prospettiva di far fallire il Suo governo, e così dimostrando, se ce ne fosse bisogno, di non possedere nemmeno un minimo d’amor di patria o, per non offendere la loro sensibilità parlando di patria, diciamo di spirito di corpo, di senso della collettività. Non è la squadra di calcio, è l’esercito di politici e parapolitici che deve sfoltire, dimezzare; eliminando la massa di partitini parassiti, che non vogliono esistere per assicurare quel sano pluralismo di cui si riempiono la bocca, ma per il loro esclusivo interesse di poltrona, di potere, di prestigio, di soldi. Tagli subito le sovvenzioni, secondo quanto aveva votato il popolo anni or sono. Non cerchi le riforme condivise. Esca dal pantano dei sofismi. Si batta per il bipartitismo alla statunitense.
23.01.09
SEMPRE EPIFANI Bisogna dare una regolata ai sindacati. Si comportano come fossero il partito politico di opposizione. Se non riescono ad avere il polso della situazione complessiva e insistono a fare scioperi in momenti difficilissimi come quello che si sta vivendo, creando un grave danno alla collettività, vanno contrastati con ogni mezzo legale possibile. In un momento in cui tutti dovrebbero fare qualche sacrificio per il bene comune, il loro agire è incomprensibile a qualsiasi persona di buon senso. E se c'è qualche elemento della società che ne approfitta, e c'è senz'altro, lo trovino, lo indichino e lo combattano, lui e unicamente lui. Altrimenti fanno solo il loro piccolo personale gioco di poltrona, di prestigio. |
24.01.09 IL
CODICE FISCALE
Sul Messaggero ho letto del caso di un povero diavolo incarcerato per furto nel 2000, poi di nuovo nel 2003, poi sotto controllo, e nel settembre 2008 predisposta per lui un’imposizione della procura di Tivoli in seguito alla quale ieri il tribunale di Roma lo ha convocato. Ma è MORTO per overdose nel MARZO 2007. Davvero grave, direi. Perciò mi ripeto.Per ogni rapporto di qualsiasi ufficio pubblico con qualsiasi cittadino si dovrebbe semplicemente cliccare sul nome del cittadino per ritrovare immediatamente sullo schermo del computer tutte le informazioni che lo riguardano. Invece della richiesta di documenti di ogni genere dall'atto di nascita a quello di esistenza in vita. Vivo, morto, pensionato, disoccupato, quando, come, perché, ha comprato, ha venduto, è stato multato eccetera eccetera. A che serve il codice fiscale? Ma dove, come viviamo? nell'isola dei famosi? o con il grande fratello? Non tiro conclusioni perché sarebbero ovvie. Spero soltanto che tutti, la gente, la folla, smetta di battersi su particolari che nemmeno ben conosce, e soltanto la distolgono da ciò che è essenziale: l'organizzazione, il funzionamento, ora costosissimo e poco efficiente, dell'amministrazione pubblica; ed abbia la forza, la voglia, la tenacia di denunciare, insistere, gridare in merito ad ogni errore, dimenticanza, abuso che viene commesso. Così, ad esempio, avrebbe potuto evitare l'immensa truffa avvenuta con il passaggio dalla lira all'euro. Truffa per la quale nessun sindacalista, nessun Epifani, annegato nella politica, ha indetto scioperi. Indice |
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| 27.01.09 QUELLI
DEI CENTRI SOCIALI
Ai dimostranti,
in qualsiasi occasione e luogo, non si attribuisce mai responsabilità alcuna.
C'è sempre un certo gruppo di teppisti, infiltrati e che nessuno conosce, a
combinare tutti i guai e i danni materiali. Situazione ripetitiva, sempre
avvallata se non inventata da certa informazione. Perciò sarebbe ora che le
Autorità inquadrassero e risolvessero tali problemi di natura sociale, alla base dei quali c’è la volontà
anarchica, caratteristica essenziale di tutti coloro che pretendono di
vivere nei centri cosiddetti sociali senza produrre e guadagnare e senza
adattarsi alle leggi della collettività alla quale appartengono e che li
mantiene. Personalmente, come ho già scritto, li metterei a svolgere i lavori per i quali siamo obbligati ad accettare l’immigrazione di altre genti, chiudendo immediatamente tutti i locali in cui gli piace giocare con la vita, e cosi dando risposta alle domande che vengono spontanee. Come si mantengono? Come si procurano il necessario sia pur minimo per vivere? vestito, cibo, casa? Perché tanti immigrati se già esistono costoro dei centri sociali che pretendono di vivere senza lavorare? E d’imporre con la violenza le loro ragioni a chi in effetti li mantiene? C’è necessità di fare pulizia, di scavare canali, di costruire dighe, di raccogliere pomodori, di tante cose, ed allora? Aiutino un po’ spontaneamente o siano obbligati a farlo. |
29.01.09 A PROPOSITO DI DI PIETRO Se per ogni parola, per ogni personaggio continuiamo a scrivere romanzi sui giornali e a recitare per ore nei vari deleteri programmi tv, pretendendo di esprimere ognuno il nostro punto di vista, di serio non combineremo mai niente perché non potremo mai prendere una decisione chiara, precisa, unica, così da orientare poi tutte le nostre forze per attuare quanto deciso. Certamente quanto deciso non potrà corrispondere con esattezza ai desideri, alle aspirazioni, alle tantissime decisioni diverse delle tantissime teste della collettività: sarà un compromesso di adattamento alle condizioni fissate dalla maggioranza. Non può essere diversamente perché si precipiterebbe nella dittatura o nell’anarchia. E perciò in questo caso l’azione di Di Pietro non può che risultare negativa perché può soltanto causare malessere, discredito, difficoltà nell’attuazione del programma, dunque ritardo, dunque spese. Il suo è un agire che può servire soltanto a lui personalmente, che ha voluto infilarsi nelle vesti di Catone, affamato, com’è evidente, di prestigio, di potere, di ricchezza. Pollice avverso, quindi, e incitamento a rendere stabile nel nostro paese il sistema bipartitico, unico che permette il pragmatismo e la responsabilizzazione. |
30.01.09 CHE PALLE! In queste pagine di commenti l’11.02.08 ricordavo la pantomima italiana sul maggioritario, esprimendomi successivamente sempre per un sistema bipartitico alla statunitense, così da poter responsabilizzare i politici ponendoli in un’atmosfera pragmatica, libera da quei numerosi e pesanti veli sofistici che permettono soltanto di creare montagne di chiacchiere, sia pure interessanti ma inconcludenti. Abbiamo in merito sessant'anni di esperienza Ed ora, decidendo di mantenere il sistema proporzionale per le elezioni europee, sarebbe stato utile elevare lo sbarramento percentuale almeno al 6%. E sempre al fine di avere in Europa una rappresentanza precisa e perciò efficace Evidentemente il governo non si sente forte a sufficienza ed ha bisogno della “condivisione” per le proprie decisioni con il partito d’opposizione, proprio quel partito che, pur contro l’interesse generale di tutta la collettività, giornalmente lo insulta. Un quadro, come al solito, poco edificante dell’olimpo politico italiano, dove si continua a giocare personali partite di potere, di poltrona. Lasciate Veltroni ai veltroniani e Di Pietro ai dipietristi, e, aggiungiamo, Casini ai casinisti. E proseguite con la vostra maggioranza. Oppure anche la vostra maggioranza ha qualche buco in sentina? |
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31.01.09 A PROPOSITO DI BASSOLINO Sul blog di Gad Lerner ho dato una scorsa ai commenti sulla questione Bassolino e come al solito ho potuto costatare una sola cosa: a tutti piace tanto parlare, discutere e addirittura soffrire se le proprie opinioni non sono condivise, pur sapendo molto bene che ogni parola che scrivono o dicono non serve proprio a nulla. Questi blog in effetti costituiscono semplici valvole di sfogo dei malumori generali, anche perché di solito tutti dibattono, direi si perdono, in un mare, anzi in un’immensa palude di particolari, dove tutto appare confuso, avvolto in una nebbia densa di ideologia e di pregiudizi. E’ un po’ il risultato, la conseguenza del male insito nella congenita necessità di sofisticare. Specie chi non è addentro e non conosce bene nello specifico determinate questioni, se non per le descrizioni che ne vengono fatte viste da destra o da sinistra, da sotto, da sopra, un po’ più in qua, un po’ più in là dovrebbe accontentarsi di esprimere giudizi o pareri di carattere generale, che si basano su principi certi e noti a tutti e che, in fondo, sono quelli che contano.Uno che dirige un determinato gruppo di persone, siano4 o 4milioni, per dire, e che per tale sua |
mansione riceve un compenso ragguardevole, spesso eccessivo, è responsabile dell’operato di tale gruppo anche se, variando il numero di dipendenti, lo fa tramite una rete gerarchica di collaboratori. Non è ammissibile ch’egli rimanga per anni a dirigere un’azienda, a partecipare a infiniti congressi, a sottoscrivere assunzioni, licenziamenti, rendiconti, ordini di pagamento per acquisti di cose inesistenti, e di servizi che non vengono effettuati, senza rendersi conto di ciò che in realtà avviene, come, ad esempio, che gran parte dei dipendenti lavori tre ore su sei eccetera eccetera. A un tale che si difende affermando “io non lo sapevo”oppure “dipendeva dagli avversari politici”, si dovrebbe bloccare immediatamente la retribuzione e sequestrare tutti i beni acquisiti dal momento in cui ha iniziato il suo lavoro di responsabilità. Invece, sull’italiano terreno dei sofismi e del malinteso pluralismo, tutto va in cavalleria e i cittadini, gli elettori, gli amministrati ne fanno le spese. E finisce che il vero responsabile non si sa mai chi sia. Anche perciò è davvero necessario adottare il sistema bipartitico alla statunitense, per incamminare questo nostro paese sulla via del pragmatismo e della responsabilizzazione. |
UNA MIA VIGNETTA PUBBLICATA NEL 1946 A TRIESTE su LA FIACCOLA dell'UQ
Il momento del CLN, del ritorno ai tanti partiti, al patto tra comunismo italiano e comunismo iugoslavo, dei comitati di epurazione, dell'UAIS, delle foibe, del GMA, dell'Italia divisa e silenziosa e penitente. |