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04.06.08 A PROPOSITO DELLE ULTIME ELEZIONI
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Tra i candidati alle ultime elezioni c’è stato pure un signore che si è qualificato, simpaticamente, come Slokar Hood, con in testa il cappello del leggendario Robin Hood, l’ardito cavaliere scozzese che, nel xv secolo, rubava ai ricchi per distribuire ai poveri. Ma non è stato eletto benché la schiera dei leghisti, alla quale appartiene, abbia conseguito un lusinghiero successo. Comunque è uno da tanto di cappello, indifferente di che tipo, volendo farsi eleggere ad una carica pubblica per poter “rubare” a chi ha troppo e distribuire a chi ha poco. Ma uno che venga eletto in base a tali dichiarazioni, che richiedono logicamente un ben preciso programma politico, una volta eletto può discostarsene? Egli è stato eletto dalle persone che hanno creduto nel suo programma, e appunto per avere in parlamento uno che si battesse per le loro ragioni. Altrimenti perché eleggere lui e non un altro? Perché in definitiva eleggere qualcuno se questo qualcuno può fare, una volta eletto, ciò che vuole? Io non so. Si parla di popolo sovrano, di democrazia e dunque di elezioni da parte del popolo dei propri rappresentanti, cioè di coloro che discuteranno, decideranno, legifereranno in suo favore, o meglio in favore della parte che li ha eletti, cioè che essi rappresentano. Però, se non c’è vincolo di mandato (art,67 della Costituzione), gli eletti chi è che rappresentano? in nome di chi agiscono? per quale ragione hanno speso nelle loro campagne elettorali una montagna di soldi degli elettori, soldi che avrebbero potuto servire a scopi ben più nobili? Qui non parla un giurista, un professore: parla un qualsiasi uomo di buon senso, parla un semplice “buon padre di famiglia”. Dicevano: nel caso delle elezioni politiche non esiste più il mandato imperativo perché vi è stataun’evoluzione del concetto di rappresentanza politica in modo da eludere qualsiasi vincolo tra elettore ed eletto, rifacendosi addirittura allo statuto del re Carlo Alberto di Sardegna, un tipo assolutista, paternalista, il quale aveva precisato (art.41 dello statuto albertino) che “i deputati rappresentano la nazione in generale e non gli può essere dato dagli elettori nessun mandato imperativo”. E’ possibile che la repubblicana, democratica Italia a un secolo di distanza (1948) lo abbia mantenuto in vita? Perché? Ritornando al nostro “Hood”, quello da lui proposto è infatti un problema molto attuale che ha preso a gonfiarsi giorno dopo giorno nella nostra cronaca, ormai di parecchi anni. Un professore di liceo, con famiglia, dopo una carriera di studio e di lavoro, che viene retribuito con 20.000 euro annuali; un ragazzo che prende a calci un pallone o lo lancia in un canestro, per quanto modesto e agl’inizi sia, che si prende dieci volte tanto, e, se è bravo,cento volte tanto. Per non dire della gente che vive nella TV svolgendo mansioni non particolarmente |
difficili, sebbene richiedano di base una grande faccia tosta e amicizie e raccomandazioni. Per non dire di tutti i nostri amministratori, quelli che noi eleggiamo, dai consiglieri comunali ai senatori, agli onorevoli, pronti ad elargirsi stipendi e privilegi da sogno, e scale mobili particolari, e diritti a pensionamento particolari. Per non dire della folla di commercianti e professionisti e artigiani che pagano le tasse in base a ciò che dichiarano al fisco, non in base a ciò che in effetti intascano, e questo contrariamente alla sorte di tutti i milioni di lavoratori dipendenti; benché si tratti di disposizioni di legge imposte dopo la famosa svolta a sinistra della fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, momento in cui, tra l’altro, la scala mobile prese ad aumentare vertiginosamente. Ho detto dopo la svolta a sinistra, con la sinistra che non ha saputo creare nulla, ha soltanto sprofondato il paese in un immenso lago di debiti per poter accontentare qualcuno e creare l’impressione del benessere, conservando un’ideologia che è fallita ovunque hanno cercato di applicarla, d’imporla. Basti vedere l’ex URSS, gli Stati dell’Europa orientale. Tutti si appellano, e molto spesso, alla nostra Costituzione, si riempiono la bocca e ci riempiono le orecchie, lo stomaco, il sacco di pazienza che c’è in ognuno di noi. Eppure, dopo sessant’anni di socialismi e comunismi vari(infatti ne sono di tanti tipi con varie insegne) hanno saputo solamente spingerci su quel difficile e scivoloso piano inclinato che è il liberismo economico, su cui lentamente ma inesorabilmente si dissolve lo Stato sociale e, appunto, il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero. Non è da meravigliarsi: l’uomo è l’automa di sempre, i suoi istinti non sono mutati, i condizionamenti della sua natura hanno subito mutamenti, miglioramenti talmente minimi da tenerlo ancora molto lontano dal sapere, dal potere attuare quei pochi e semplici comandamenti che tutti conosciamo. E’ proprio il caso di ricordare - lo avevo già fatto qualche anno fa, inutilmente neanche a dirlo - ciò che aveva a suo tempo affermato un certo signore, non quello di cui sopra con il cappello da Robin Hood ma quello con il fez nero nel 1924, “ l’ideale del supercapitalista è la standardizzazione del genere umano dalla culla alla bara"; e quanto diceva dell’impresa capitalistica, che "cessa di essere un fatto economico quando le sue dimensioni la conducono ad essere un fatto sociale, momento preciso nel quale, trovandosi in difficoltà, si getta di piombo nelle braccia dello Stato” (cioè sulle spalle del popolo). Ed è quello che è sempre successo e ci ha portato alle presenti condizioni senza che lo volessimo ammettere, né, purtroppo, che pensassimo di dover ammettere. La standardizzazione, in effetti, ricordi di gioventù a parte, oggigiorno corrisponde parecchio alla situazione reale; lo si può rilevare nelle manifestazioni popolari, |
oltre che dall’osservazione un po’ attenta, disincantata, di tante piccole vicende individuali e collettive. Il singolo che si chiude nel proprio egocentrismo e ignora la collettività rimanendo indifferente nella sua sfera individuale. Più soldi per vivere era il motto del candidato Slokar, ma penso che, se lo può confortare, anche se eletto, non avrebbe potuto risolvere l’immenso problema. Avevo già scritto a suo tempo che ci vorrebbe una vera rivoluzione per smuovere questa nostra classe politica di sofisti, chiacchieroni inconcludenti. E non è che sia cambiato molto Comunque oggi una piccola speranza, ma assai piccola, la si può avere se si considera che gli elettori hanno saputo eliminare con i loro voti quella massa di partitini di destra e di sinistra, da baruffe chiozzotte, i quali con i loro punti e le loro virgole e la loro testa nel sacco, rosso o nero che fosse, impedivano qualsivoglia decisione in merito ad un’infinità di argomenti, specie trattandosi di investimenti per opere pubbliche in ordine col progresso di ogni genere. Speriamo si cominci col federalismo fiscale, del quale
si ritrovano chiare le radici nell’art 5 della Costituzione. E con
l’osservare l’art.8 della medesima dove è stabilito che “gli statuti
delle varie religioni non devono contrastare con l’ordinamento giuridico
italiano”. E si regoli il penultimo capoverso dell’art.10 che specie per la
piccola Italia è improponibile, direi assurdo. E l’art.16 dove parla di sanità
e sicurezza, data l’evidente sporcizia alla periferia di moltissime città; e
alla libera circolazione delle prostitute, degli spacciatori di droga, dei
camorristi. E
l’art:17 sulle riunioni in luogo pubblico per impedire anche con la violenza
l’effettuazione di lavori nell’interesse della collettività, della sua
salute e del suo decoro. E per quanto all’art. 19 e all’art. 21 definire,
specificare, descrivere che cosa oggi si debba intendere per “buon costume”,
perché se n’è perduta traccia. E
all’art.27 si restringano i tempi per la condanna definitiva
definitiva
(che secondo il citatissimo Beccarla
deve essere certa e immediata)e
si aumenti il numero dei magistrati e li si metta in condizioni di lavorare bene
senza soffocarli con valanghe di leggi. Ormai di esperienza se ne ha avuta tanta
in sessant’anni che sarebbe ben ora di portare qualche radicale modifica al
nostro complessivo sistema di vita. Non sono i regolamenti, le leggi e leggine
che mancano, anzi, dato che finiscono col servire quasi esclusivamente da alibi:
sono invece da ricostruire, riplasmare sia pure con durezza e inflessibilità, i
pochi, i sani principi generali; come quando si pota un albero e lo si cura
alla radice. Se no è tempo buttato. per commenti> GT |
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22.06.08 PERCHE' PER PROCESSARE UN CITTADINO SI ATTENDE, PER ANNI, LA SUA ELEZIONE A UNA CARICA PUBBLICA? Avevo fatto tanto di cappello a Veltroni un paio di mesi fa. Ora il cappello me lo tengo sulla testa. Sotto il sole non c'è davvero nulla di nuovo, né sotto la luna. L'homo politicus, se tutto non va per il suo verso, suo personale intendo, punti e virgole inclusi, ridiventa l'istrice che è, si chiude in se stesso, batte le zampe a terra e sbuffa, minacciando di pungere pericolosamente, e dimostrando, come l'ho più volte scritto, di fregarsene dei fatti nostri, di noi plebe, più o meno istruita, più o meno bene o malestante. Ma è possibile che i nostri magistrati certe vertenze, almeno quelle che riguardano i casi come Silvio Berlusconi, |
non sappiano, non possano concluderle prima che si verifichi l'evento "elezioni"? E' possibile che le riaprano ad elezioni avvenute e vinte dal personaggio in questione, così rimettendo, o cercando di rimettere tutto in discussione? E a quale fine poi? Quello di far perdere tempo e danaro, tantissimo danaro pubblico e quindi nostro? Non è questa forse una dimostrazione di disinteresse per la res publica? Ora, infatti, si sta riprendendo la menata all'italiana, dove si discute, si grida, si sciopera, e non si conclude niente: si rimane bloccati. A me (anche se per qualche motivo ce l'ho con il cavaliere) sembra giusto ch'egli, eletto dal popolo, e in un momento di buoni rapporti con l'oppositore on.Veltroni, possa ora svolgere il suo compito di amministratore della nostra azienda Italia. Debba, anzi, essere messo nelle migliori condizioni per farlo. Altrimenti si continua |
ad essere, diciamo bonariamente, i bambini che giocano agli indiani e americani o a guardie e ladri. Art.1 della Costituzione: "...La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Perciò, in linea con questo enunciato, vi sono, devono esserci, dei candidati che per venire eletti si espongono, e per parecchio tempo, al giudizio del popolo con discorsi, "promesse, lusinghe e parole d'amor"; i quali, se disonesti, imbroglioni, colpevoli di qualche reato, potrebbero, direi dovrebbero essere fermati subito, con denunce, e come predicava Cesare Beccaria, con azioni chiare, precise, immediate della magistratura. E ciò, tra l'altro, a risparmio d'inganni, tempo, soldi. Ogni altra parola sarebbe sprecata. per commenti> GT |
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27.06.08 NON E' SAGGIO CONTINUARE A DESIDERARE CHE IL GOVERNO NON FUNZIONI Io non so, nonostante la mia età e la mia esperienza, se coloro che scrivono e parlano come se fossero la fonte della verità, siano davvero liberi da ogni interesse e ogni ideologia, quei recinti angusti che segnano i veri limiti di ogni pensiero, di ogni azione, e che impediscono di uscire dal proprio orticello, di volare fuori dalla gabbia, e di mettersi davvero in contatto con gli altri umani senza pregiudizi, liberi per quanto possibile da sentimenti d'invidia e addirittura di odio. Io non lo so. Però vedo, e lo può costatare chiunque riesca appunto a liberarsi della propria gabbia, che queste persone non seguono la via del buon senso, la quale, nel nostro caso, dovrebbe portare esclusivamente all'interesse della nostra collettività. Infatti hanno reso urgente ciò che per sei anni sembra non lo sia stato. Si dovrebbe seguire la prassi matrimoniale: quando uno si candida per essere eletto a un incarico pubblico, dovrebbero valere le parole: SE QUALCUNO HA DA OPPORSI LO FACCIA ADESSO O RIMANGA ZITTO PER SEMPRE (cioè per tutto il mandato). E ben s'intende che ciò non implicherebbe l'immunità per reati commessi dopo il matrimonio.
I DUE QUADRI DI LATO METROPOLITANA 1 acrilico su tela 100x80 (1992) METROPOLITANA 2 acrilico su tela 100x80 (1992)
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28.06.08 LE IMPRONTE DIGITALI E PLANTARI DI CHI NON E' ALTRIMENTI IDENTIFICABILE Questi due quadri li ho dipinti in occasione di una mostra che ho avuto a Roma, dove ho usato un paio di volte l'angosciante metropolitana per Ostia. Tre cambi di vettura, tra la folla in ansia, sempre di corsa nelle buie gallerie come un fiume rumoroso ma senza parole. Lo ricordo per la questione dei Rom che è all'ordine del giorno. Allora, infatti, mi era successo di subire un tentativo di scippo da parte di un gruppetto di zingari piagnucolosi di sì e no dieci anni. Già allora esisteva il problema. Era successo in via Nazionale e mi era andata bene. Ma, sentiti i commenti dei passanti, avevo compreso ch'era un fatto usuale, perciò sostai per un po' nelle vicinanze ad osservare il "fenomeno": una tecnica perfetta di assedio lacrimevole, per creare contatto, distogliere e alleggerire del portafoglio. Mi rivolsi al primo vigile che incontrai, a neanche un centinaio di metri, e gli indicai il gruppetto che intanto continuava nel suo lavoro. "Mi dispiace - borbottò quasi seccato - non c'è niente da fare, sono bambini, minorenni".Ed io osservai: "Ma responsabilizzate i genitori". E lui sorrise: "A sapere chi sono". Non mi rimase che dipingere i quadri della metropolitana, anche questa una faccenda in cui i nostri amministratori non è che brillassero di efficienza. Tutto ciò per dire che la questione degli zingari (li abbiamo sempre chiamati così, i gitani, e senza disprezzo e senza pregiudizi razziali, almeno la gran parte di noi) se non hanno un documento di identificazione è bene rilascino le loro impronte. Non è mica un'umiliazione. La loro è una libera scelta. Cosa c'entra il razzismo? |
per commenti> GT |