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  4.05.08  Oggi finisce LA FESTA DEI LAVORATORI, direi le feste perché ormai da parecchio tempo si usa  costruire se non altro i metaforici ponti per non lavorare. E la TV che informa pomposamente - intercalando con gli annunci di ripetuti stupri, morti bianche, borseggi, rapine - che 12, 14 milioni di Italiani circolano sulle autostrade; dove file chilometriche di macchine arrancano sotto il sole, nella nebbia, nella pioggia, e si innervosiscono e si arrabbiano invece di divertirsi,  lasciando sulle strade più morti che nelle guerre in corso. Poi informano dell'avanzare pericoloso della miseria con la disoccupazione e il precariato ripetendo che le famiglie arrivano a malapena a sfamarsi fino alla terza settimana del mese. Poi, dopo una carrellata sul solito gruppo di negretti in mezzo a quattro squallide capanne, con le mosche sulla bocca e gli occhi spalancati senza speranza, senza paura ma soltanto con meraviglia,  proseguono, come se si trattasse di storie diverse, di altre genti, altri pianeti, altri tempi, con le gare  calcistiche, motociclistiche,  automobilistiche, e con le sfilate di modelle, esaltando

le loro figure e raccontando dei loro guadagni ultramilionari come se fosse logico e giusto e potesse confortare chi può appena sbirciare il televisore oltre la vetrina di un bar.  A momenti viene proprio da chiedersi se siamo veri o siamo falsi,  se l'essere povero e barbone sia un destino o una scelta, se avere  degli idoli giustificando i  loro immensi guadagni in mezzo a zone d'immensa miseria avvenga per nostra stupidità o nostro bisogno. Sono davvero infinite le vie del Signore. E dovrebbe stare a noi scegliere la giusta via, dato che abbiamo la facoltà del libero arbitrio. Ma sembra non sia tanto semplice, perchè in ognuno coabitano i medesimi istinti che le preghiere, i perdoni, le ghigliottine e le forche non hanno saputo, non hanno potuto eliminare o perlomeno mitigare. In milioni d'anni, anzi diciamo migliaia per rimanere nelle notizie che abbiamo ritrovate sulla nostra Terra, di cui abbiamo chiara testimonianza, su questo orizzonte è cambiato pochissimo nonostante i santi che abbiamo avuto tra di noi. Oggi, ultimo giorno del ponte del primo di  maggio, dopo pranzato ho seguito

  la rubrica del primo canale sulla giustizia, e tra le varie ingiustizie giustamente denunciate ho sentito dire dal giornalista Sansonetti, a sostegno dell'attuale ipergarantismo italiano, che "è meglio avere dieci colpevoli in libertà piuttosto che un innocente in carcere". Una frase in cui personalmente leggo la solita ipocrisia di fondo, quella certa debolezza verso le responsabilità. Mentre, a mio giudizio,  sarebbe meglio un innocente in carcere, purtroppo, anziché dieci colpevoli in libertà, perché essi, riprendendo a seminare male e dolore, provocherebbero, come infatti succede,  altrettante vittime. E noi, proprio per la nostra debolezza, ne siamo responsabili.

    E qui è da chiedersi semplicemente perché tanto garantismo, tanti scrupoli di coscienza non vengano dedicati ai tanti detenuti, anche per moltissimi anni, in attesa di giudizio, così, con indifferenza, mentre va distrutto il loro animo, la loro vita di lavoro, di famiglia, e spesso senza nemmeno saperne le cause. Ne scrivo nel romanzo E in noi qualcuno grida

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           5.05.08

    ORA IL GOVERNO HA I NUMERI PER   

                 SISTEMARE LE COSE.

1) FEDERLISMO FISCALE, com'è dappertutto se si esclude la Francia. Ciò spingerà tutte le regioni a produrre di più, ad amministrarsi meglio, a difendersi dai grossi ladri, ad eliminare con maggiore facilità gli evasori fiscali con la pubblicazione  annuale,  non delle dichiarazioni dei redditi ma dell'elenco dei cittadini ( nome cognome età e indirizzo) che non l'hanno presentata.  Esistono per qualcosa i codici fiscali. Innanzitutto permettono di dividere con molta facilità tutti coloro che pagano le tasse alla fonte, dunque lavoratori dipendenti e pensionati, da tutti gli altri: lavoratori autonomi, artigiani, professionisti, e "non si sa" dei quali pure esistono detti codici. E stabilendo l'obbligo della ricevuta per ogni pagamento sia di merce che di servizio, per il  successivo possibile controllo incrociato, che ridurrebbe sino all'eliminazione le dichiarazioni diciamo scorrette; e i "non si sa" verrebbero facilmente individuati e sistemati al loro giusto posto. 

    Parlare di privacy quando si tratta di tasse, cioè di un obbligo collettivo che va osservato nell'interesse di tutta la collettività, poiché costituisce il capitale necessario per le spese che l'Amministrazione fa nell'interesse di tutti, ricchi e poveri, è quanto meno scorretto perché aiuta i  furbi, cioè i disonesti,  a non compiere i loro doveri verso il gruppo cui appartengono. Ma come vi può essere una  legge che protegge i disonesti?

2) GIUSTIZIA uguale per tutti, anche per i giudici che, se sbagliano o se la prendono comoda, creando dei danni dovrebbero pagare.(C'è stato in merito anche un  referendum che non ha avuto applicazione). Ne abbiamo troppo pochi e, pare, non adeguatamente equipaggiati. Il primo giudizio ed il ricorso dovrebbero avere scadenze precise e brevi, dopo di che, in attesa del verdetto della Cassazione, la sentenza dovrebbe considerarsi definitiva. E si dovrebbe ripristinare la pena di morte per combattere le organizzazioni mafiose (grossi parassiti da distruggere, non c'è altro da fare) che dominano perché la stanno giornalmente applicando con ordini pure dal carcere. E qui è da ricordare il tanto citato Beccaria: 

 "Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile." (CAP.XIX prontezza della pena).  "Uno dei più grandi freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l'infallibilità di esse...la certezza di un castigo". (Cap.XX Certezza delle pene. Grazie).  "La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza, che interessi la sicurezza della nazione.... Quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti; secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte." (Cap.XVI Della PENA DI MORTE).

(Ne tratto nel romanzo E in noi qualcuno grida)

3) ISTRUZIONE Voto di condotta e bando ai cellulari nei posti di ritrovo, primo fra tutti la scuola. Insegnare a mantenere comportamenti dignitosi in ogni circostanza, ad essere rispettosi degli altri. Ripristino degli esami di riparazione, bocciature e facilitazioni ai più meritevoli. Refettori e libri per i bisognosi. Paghe sufficienti agli insegnanti.

4) SANITA'. Più apparecchi diagnostici e diminuzione dei tempi di attesa e maggiore responsabilizzazione di tutti gli addetti alla vita ospedaliera.

5)SOVVENZIONI  alla stampa,  da eliminare completamente perché se un giornale non si vende non corre obbligo di continuare a stamparlo per il macero; e ai tantissimi partiti politici nati in gran parte per l'egocentrismo di piccoli sofisti capricciosi politici, considerando che solo chi vive da sé e riesce a formare gruppo ha forza ed è sano e può dare qualche frutto.

6)RICERCA SCIENTIFICA da sovvenzionare  nell'interesse pubblico, previa eliminazione delle vecchie baronie e regolamentazione per una gerarchia di MERITO.

7) Ripristino di una specie di SCALA MOBILE anziché l'aumento dei minimi garantiti a spese di chi avendo pagato alti contributi per una vita si vede la pensione bloccata e l'abbassamento graduale ma sicuro delle proprie disponibilità e quindi del proprio guadagnato livello di vita Insegnare ai giovani, o meglio ispirargli il senso della previdenza. 

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     12.05.08

    Ora, in occasione del SALONE DEL LIBRO DI TORINO, vi è stata un'ulteriore dimostrazione che quando si rimane stupidamente inerti in qualche gabbia ideologica, si perde il contatto con la realtà e si commettono sciocchezze, a dire poco. I ragazzi che sostengono la resistenza" (tre parole che già di per sé alla realtà proprio non corrispondono) hanno creduto di compiere chi sa che atto eroico bruciando le bandiere degli USA e di Israele mentre semplicemente commettevano un grave reato.

     Perquanto riguarda i "ragazzi" dei centri sociali ripeto che chi di competenza dovrebbe farli lavorare al posto dei tanti immigrati, dato che hanno tanto tempo a disposizione ed energie da buttare per le strade. Dovrebbero  imparare, se non altro, che chi ha sempre favorito i palestinesi (non come Stato che non è mai esistito, ma come etnia vivente su un territorio chiamato Palestina, da sempre compreso tra il Mediterraneo e il deserto di Al Hamad e non il fiume Giordano) erano la Germania nazista e l'Italia fascista. E dovrebbero leggere il discorso di Mussolini del marzo 1937, quando disse: “L’ Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane la pace,  la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta, e vuole dimostrare la sua simpatia all’Islam…”, concludendo: “Sono un uomo parco nelle promesse, ma quando prometto mantengo!”. 

    Io allora avevo 14 anni e l'autarchia culturale   

m'impediva totalmente di imparare tante cose. Codesti  "ragazzi dei centri", invece, pur essendo liberi sono totalmente schiavi nella loro gabbia ideologica, e dovrebbero perlomeno tentare di capire, e liberarsene.   Ora che il pianto dei comunisti ha sostituito il pianto dei fascisti, possiamo notare che una differenza c'è tra i due totalitarismi, c'è sempre stata: il fascista è finito perché troppo presuntuoso ha perduto la bussola e quindi la guerra; il comunista è finito perché, sebbene abbia vinto la guerra, la bussola non l'ha avuta mai e a forza di fare il prepotente è finito con lo sbattere la testa contro la realtà. E pare - a vedere i naufraghi dopo le ultime elezioni - che voglia continuare a sbatterla, contro la realtà; dichiarando così, ancora una volta, e benché la folla lo abbia ormai capito, che tutta la situazione reale, nota e obbligatoriamente sofferta nella parte orientale dell'Europa da tutti i paesi schiavizzati dall'URSS, non ha insegnato niente. Per loro il comunismo con la falce e il martello rimane l' unica possibile soluzione dei problemi dei popoli.

    Non canterò le lodi delle parti buone del fascismo: elencherò soltanto qualche sua elementare differenza con il comunismo che, tra l'altro, aveva chiuse le chiese ed eliminato il diritto di proprietà obbligando tutti ad un'uguaglianza innaturale, impossibile tra gli uomini. Sono cose che ho scritto, detto e disegnato da sempre.

In Italia - ad esclusione, purtroppo, della proibizione di parlare in pubblico la lingua

slovena e serbo-croata - si poteva scegliere la propria residenza, il  lavoro, gli studi. Si poteva commerciare, costruire, cioè aprire negozi, officine, cantieri. Si poteva intraprendere, commerciare, creare ricchezza, e la propria ricchezza donarla o lasciarla in successione perchè esisteva il diritto di proprietà. E si poteva liberamente professare qualsiasi religione. Esisteva la previdenza sociale, e l'assicurazione di tutti i lavoratori era obbligatoria, per la disoccupazione, la malattia, la tubercolosi, l'invalidità, la vecchia e i superstiti, ed anche la cassa integrazione. La mafia aveva preferito tagliare la corda, per ritornare nel '43 con gli americani. C'erano le case per la maternità,  i ricreatori con palestre e teatri; nelle scuole elementari i refettori per chi se la passava male. Alle medie e nei licei chi aveva la media del 7 pagava mezze tasse, chi la media dell'otto non ne pagava affatto, chi l'insufficienza  in condotta veniva bocciato. C'era la divisione tra maschi e femmine e una certa, giusta severità.

     Non ci furono i fiumi di sangue della rivoluzione comunista, solo qualche goccia, e dieci anni dopo alcuni emigrati cominciarono a rientrare in patria. Ma eravamo già nel tempo dell' esaltazione, nel momento in cui tutto aveva preso a svolgersi concitatamente, a rotolare in un oceano di presunzione, nella esecrabile la legge razziale e fummo buttati, e ci buttammo, in un'avventura come gettoni su un tavolo da gioco

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