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4.04.08 TEMPO DI ELEZIONI E DUNQUE DI COMIZI, DI CHIACCHIERE E TANTE FALSITA'.
Ognuno, ormai, ogni cellula del popolo, ogni plebeo ha il diritto di esprimere le proprie idee, il proprio pensiero; ha diritto di votare, scegliere i propri rappresentanti; quelli che amministreranno i suoi beni e dunque il suo lavoro, quelli che gli imporranno le tasse da pagare, gli orari da rispettare e, in definitiva come sempre, il modo di vivere. In Europa, e possiamo dire in tutto l'occidente, l'epoca delle dittature è finita da parecchio, incluse quelle dei monarchi e degli imperatori, che non scherzavano mica, e senza troppa regalità esercitavano il proprio potere anche per soddisfare ogni propria sia pure malsana voglia a spese del popolo, quella massa di sudditi che solo di rado riuscivano a ribellarsi e a tagliare meritatamente qualche testa. Però appellarsi a questo diritto di libertà per pretendere che gli altri si adeguino alle proprie convinzioni, direi alle proprie scelte di vita, quando si entra nella sfera personalissima dell'individuo ove le sue scelte riguardano esclusivamente lui, senza ripercussione nelle varie personalissime sfere degli altri individui, non soltanto mi sembra eccessivo: lo reputo un sopruso, una tentata lesione del diritto altrui, un atto di superbia dipinta di moralismo. Non si può o perlomeno non si deve regolare con legge i comportamenti, le decisioni, le scelte che l'individuo fa in merito alla propria vita, secondo le |
proprie convinzioni, i propri gusti, quando esse non comportano conseguenza alcuna agli altri individui della collettività. Altrimenti rientriamo nel perimetro angusto e soffocante della dittatura, del totalitarismo, dell'assoluta mancanza di libertà. Pertanto la risposta alla pretesa del senatore Ferrara che gli altri la pensino come lui e, ciò che più conta, vi si adeguino conformando la propria vita ai suoi principi, sarebbe stato il silenzio, l'assenza, il deserto nelle piazze e nelle sale ove egli predicava, e non certo le grida, gli insulti e il getto di pomodori, uova ed altro. Capisco che qui non si tratta del predicatore classico, del vero predicatore che può o non può essere seguito da chi lo ascolta, senza obblighi per chi non gli crede, in una visione pura nel mondo della fede: qui si tratta di un uomo politico che domani, se dovesse ottenere il 51% dei consensi, potrà imporre il suo credo e dunque modificare i comportamenti anche del 49% di cittadini che soltanto per se stessi, senza incidenza alcuna nel mondo degli altri, la pensa e la vuole diversamente . Lo stesso ragionamento vale per l'eutanasia. Io personalmente, se dovessi ammalarmi, non vorrei - non voglio, non vorrò - che la mia vita fosse prolungata artificialmente con sonde, tubi e macchinari vari. L'ho lasciato chiaramente scritto: voglio morire secondo natura, secondo la legge di Dio. Ciò che, mi sembra logico, dovrebbero volere specialmente coloro che credono in Dio e nell'eterna vita spirituale. Nessun obbligo, dunque, dovrebbe venire in merito dalla legge degli uomini |
6.04.08 TEMPO DI ELEZIONI E DUNQUE DI SCHEDE ELETTORALI perché se qualche problema non c'è, in Italia, lo si crea. Fior di economisti, politologi, psicologi, filosofi, avvocati, magistrati, ingegneri, architetti, professori universitari di antropologia, di storia, di tutto. Eppure, in Italia, dove si eccede in deputati, senatori, ministri, consiglieri e consulenti, portaborse, segretari, fanno stampare milioni di schede per le prossime elezioni, distribuiscono subito quelle destinate all'estero e quindi, come finale, si accorgono che la grafica è poco chiara, che potrebbe trarre in inganno gli elettori, che sarebbe da ridisegnarle e ristamparle. E tutto ciò a pochi giorni dalle elezioni. C'é qualche commento da fare? Anche qui uova e pomodori non servirebbero: servirebbe l'astensione totale, e la successiva accettazione esclusivamente di candidati nuovi e in numero limitato alla decenza, in tutti i significati di questa parola, dalla convenienza alla temperanza. Un sogno? Sì, un sogno che si potrebbe realizzare soltanto con una rivoluzione alla francese, o alla russa, o alla cinese, e via inutilmente elencando perché, per fortuna, in occidente abbiamo capito almeno una cosa, che con la violenza, con le rivoluzioni, con la morte si riesce soltanto a sostituire un cretino, anzi un furbo, con un altro che in modo diverso continuerà a fare i propri interessi, le stesse cose come il suo predecessore. Che non ci sia speranza? per commenti> GT |
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10.04.08 INFORMAZIONE TELEVISIVA Sono tante le cose che dovremmo gridare ogni giorno, ogni momento del giorno; ma la convinzione che non servirebbe a nulla è pur tanta da farci seguire i fatti come se non ci riguardassero, da spettatori, da gente incantata a vedere la propria vita in tv come fosse uno spettacolo (usano dire fiction ma a me i barbarismi non piacciono). Ieri, come ormai è in uso, l'informazione si è dilungata intorno alle bare dei due poveri ragazzetti di Gravina, e tutto ha seguito il normale canovaccio. Mentre, a mio avviso, ai pianti e alle preghiere si doveva fare solo un accenno, insistendo invece, specie nelle interviste alla gente, a trattare i motivi di fondo, mettendo in rilievo le gravi mancanze della nostra società in merito all'educazione dei bambini, e ciò per quanto riguarda il rispetto verso i genitori, che dovrebbe portarli a morsicarsi le labbra prima di giudicarli; ed ancor più dei genitori verso i bambini, amandoli se non altro per la loro innocenza, e morsicandosi non solo le labbra ma tutto il proprio essere pur di non separarsi tra di loro, incapaci di donare un po' di sè all'altro, convinti soltanto dei propri diritti e ignorando i propri doveri; prima cioè di privarli della |
famiglia, del loro nido, mutilando la loro vita, senza accompagnarli almeno nella via difficile dell'adolescenza. Ricamarci sopra è inutile: di ricami se ne possono fare tanti e tra di loro diversi. Nel caso di Gravina, poi, la colpa non è solamente dei genitori: è soprattutto della società e particolarmente di quella amministrazione comunale come ho sopra scritto il 3 e 4 marzo.
12.04.08 ELEZIONI Accontentiamoci, abituiamoci a votare scegliendo tra due partiti (nel nostro caso attuale i due maggiori). Eliminiamo tutti gli altri, medi, piccoli, piccolissimi, microscopici, che hanno l'unica funzione di disturbare, di impedire il regolare, normale governo di chicchessia, e che ci costano una montagna di quattrini. Quello che ottiene il maggior numero di voti deve poter governare con la propria gente, secondo il proprio programma, controllato ma anche appoggiato dall'altro. E' l'unico sistema che |
consente di attuare la democrazia in modo costruttivo,
altrimenti la si trasforma in anarchia, la si affoga in un mare di chiacchiere
costosissime e inutili, anzi dannose. E ne abbiamo di esperienza in merito.
Programmi nati bene che si modificano trasformandosi completamente per
accontentare tutti. E così le migliaia e migliaia di leggi. Tutto in questo
paese di sofisti diventa difficile a interpretare e impedisce di concludere e
quindi di fare. Un sistema che entra nel tessuto di tutta la nostra società e
la inquina più delle immondizie ammassate a tonnellate nel nostro bel paese;
anch'esse, dopo tutto, conseguenza del nostro sistema, diremo per essere buoni,
anarco-democratico. E infine, per quanto riguarda le astensioni, si possono
ritenere anch'esse espressione di voto dato il livello di civiltà degli
Italiani, i quali piuttosto di tagliare teste, dichiarano così di rimettersi al
voto della maggioranza. E dimostrano di aver capito che tra l'una e l'altra
parte c'è poca differenza, che il guaio sta nel fatto che sia questi sia
quelli, non potranno governare se rimaniamo scombinati come
siamo.
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TRIESTE E GLI SLAVI Credo siano pochi in Italia a sapere che la ricorrenza nazionale della liberazione del 25 aprile '45 non ha niente a che vedere con la storia di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia. Trieste rimase occupata dai Tedeschi (con prigionie, impiccagioni e deportazioni) sino al 1° maggio '45, poi dagli Iugoslavi (con sparizioni, infoibamenti e morti nelle strade) sino al 12 giugno '45, e infine dagli Inglesi (di cui fu colonia parecchio umiliata) sino al 25 ottobre '54; mentre l'occupazione dell'Istria e della Dalmazia fu definitiva. Anzi, a distanza di sessant'anni, in base alla storia che fu scritta e ripetuta, la gente è addirittura indotta a pensare che l'Italia vi fosse stata, su quelle terre, e come dominatrice, soltanto nel periodo della "violenta e prevaricatrice" dittatura fascista.
Qui sotto una mia immagine del 2004 riprodotta in cartolina in occasione del cinquantenario della liberazione di Trieste Perciò quest'anno avrei voluto allestire in una sala del Comune di Trieste una mostra della mia produzione artistica, riservando uno spazio ad alcune opere che ho disegnato, dipinto, scolpito e scritto sulle nostre vicende storiche, in modo da avere l'occasione di esprimere in modo forte, diretto, il mio pensiero in merito. Ma sembra sia una cosa molto seria e non facile. E la faccenda è stata rimandata all'anno venturo. Certo che a leggere tra le Segnalazioni pubblicate su Il Piccolo (6.4.08) che a Trieste "degradante città di frontiera, invece delle sfilate allegre e gioiose dedicate all'imperatore Massimiliano I in altre parti della Regione, abbiamo quelle ripetitive dedicate all'Istria, esodo, foibe e Tito con i soliti musi da funerale, pronti a bastonarti se
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osi parlare...". Oppure (30.3.08) "Italiani e Sloveni: una storia da riscrivere e condividere...che necessita di una corretta conoscenza...già 80 anni fa Stuparich ci aveva messo davanti alle colpe di un nazionalismo aggressivo...". E così via. Tutti cominciano la storia quando è nato il fascismo, che pare sia la causa di tutto. I 120 anni precedenti, con inizio da Napoleone, sono ignorati. Ed è proprio in quel periodo, in quel secolo che, provocate dallo spirito rivoluzionario del generale, si possono ritrovare i motivi dei nazionalismi, dell'odio, dell'irredentismo, dato il risentimento dell'Austria dopo il congresso di Vienna del 1815, a parte il suo "divide et impera". A Trieste, infatti, Napoleone aveva favorito le scuole italiane (è con lui che nasce il tricolore, la bandiera d'Italia) ed aveva chiuse quelle austriache; ciò che aveva indotto Vienna, dopo la vittoria, a chiudere quelle italiane e favorire in tutti i campi gli Sloveni. E qui sarebbe bene ricordare che Carlo Magno mille anni prima aveva fondato sul Danubio la marca orientale (Ostmark, da cui Osterreich, Austria ) della quale facevano parte anche gli Sloveni , ed aveva, al placitum del Risano dell’804, sistemato la posizione degli Slavi che già si erano inseriti nel territorio povero e montuoso del Carso italiano. Qualche appunto per conoscere almeno un poco come si svilupparono i rapporti italo-slavi già nel 1800.
Le Province Illiriche di Napoleone su territorio italiano, ancorché ostello di
genti slave, erano diventate il Litorale dell’Austria, e quindi, Trieste
inclusa,
Nel 1866 Nel 1870 Vekoslav Raic, del giornale triestino Primorec, afferma con molta convinzione che Trieste deve essere annessa alla Jugoslavia. Nel 1889 il liberale Frank Podgornik, che vede il futuro degli Sloveni nel panslavismo culturale, cerca di dimostrare che Trieste, in base al principio del sociologo francese Morgan, appartiene a circoscrizioni di maggiori masse compatte: i contadini intorno alla città; cioè ad una entità federale slovena, poi diventata jugoslava e poi di nuovo slovena, secondo le loro interne e alterne vicende. E l’appoggio che ricevono dall’Austria è senza condizioni perché essi costituiscono l’unico mezzo sicuro per tenersi legata Trieste. Addirittura, nel 1903, in tribunale viene celebrato il primo dibattimento in lingua slovena. Nel 1890 si forma un partito slavo che inneggia alla Slavia, affermando che Trieste si trova su territorio |
sloveno. Nel 1899 il croato Stjepan Radič suggerisce agli Sloveni, nel complessivo interesse della Slovenia, di scegliere quale loro centro Trieste anziché Lubiana. Nel 1901 sulla rivista Jug, pubblicata a Vienna (che favorisce gli Slavi di fronte agli Italiani), è scritto: “…noi Sloveni da soli abbiamo un motivo valido per impegnare tutte le nostre forze per conquistare Trieste completamente…perciò concentrare tutte le nostre forze affinché Trieste venga quanto prima nelle mani dei commercianti e degli imprenditori sloveni”. Nel 1905, al raduno
degli studenti radical-nazionali sloveni, Josip Smodlaka dice: “quando parlo
della nostra Trieste intendo Nel 1907 Henrik Tuma scrive: “…i popoli iugoslavi culturalmente, economicamente, socialmente uniti devono organizzarsi attorno alle seguenti città nel ruolo di centri economici: Trieste, Salonicco, Costantinopoli. Bisogna istruire la borghesia slovena su che importanza rivesta per essa Trieste in funzione di un grande emporio commerciale dell’Europa centrale”. Nel 1909 Ivan Šušteršič include
nell’unità nazionale iugoslava tutto il litorale Trieste compresa. E qualche anno dopo, all’inizio
del 20° secolo, ne fanno un coro: “…dobbiamo mettere al primo posto del
nostro programma politico-economico Trieste
e
concentrare tutte le nostre forze affinché Trieste venga quanto prima nelle
mani dei commercianti e degli imprenditori sloveni…Soltanto su basi slovene
Trieste sarà salva per Nel 1912, sulla rivista Veda, Vladimir Knaflič, quello
che si batteva contro l’istituzione a Trieste dell’università italiana di
legge, scrive: “…dobbiamo avere l’università a Trieste se vogliamo la
realizzazione del nostro futuro. Abbiamo bisogno di Trieste che deve per questo
diventare nostra…
Che c'entrava il fascismo nazionalista che non esisteva ancora e che aveva ereditato il problema ,vivo e dibattuto ormai da un secolo? Mentre esisteva il socialismo, che in Italia, a differenza che in Slovenia e in Croazia e altrove, era certamente internazionalista e appoggiava questi signori come lo ha sempre apertamente fatto, anche nell'assecondare le pretese slave nel secondo dopoguerra, a danno dell'Italia. per commenti> GT |
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15.04.08 FINALMENTE ci siamo messi sulla strada del pragmatismo e della responsabilizzazione. Con le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 gli Italiani hanno saputo scegliere la via giusta: eliminare i piccoli innumerevoli partiti sia di destra sia di sinistra ed avviare l'Italia al BIPARTITISMO. Così hanno finalmente messo in cassetto ogni ideologia, creando per il partito che ottiene il maggior numero di voti la possibilità di governare senza intoppi, e assegnando al partito perdente il compito difficile della vigilanza, dell'opposizione. Ho detto "avviare" in quanto spero che il processo si evolva con le prossime elezioni sino a ridurre il dibattito, per ottenere il governo e quindi per amministrare, tra due soli partiti., in modo che tutto diventi più semplice e meno costoso, e perciò più produttivo per il popolo degli elettori. |
18.04.08 IL DOPO VOTO Il saggio non ascolta e non guarda i dibattiti e i documentari relativi alle votazioni, per non rattristarsi e non dovere ancora una volta prendere atto, tristemente, della mancanza di senso democratico, direi di buon senso, di chi se ne occupa; dell'eccessiva contentezza di chi ha vinto, sino al desiderio di umiliare; e dell'eccessiva acredine di chi ha perduto, sino alla volontà di far fallire, pur contro l'interesse generale, ogni parola e azione del vincitore. Ho seguito la trasmissione di Gad Lerner che certo non è un conduttore equilibrato. La sua maschera era ancora più lugubre del solito. E poi quella di Santoro, in cui, a parte un unico leghista, tutti con Di Pietro cantavano i mali del nuovo governo, e davano le loro picconate tra Bossi e Berlusconi, per dividere, per far fallire già sul nascere ogni prospettiva |
di buona amministrazione. Tutti mi ricordavano una frase, come un fumetto sopra le loro teste: "Chi se ne frega"... se ci va di mezzo il popolo, logicamente: interessante è che la storia dia ragione a noi, costi quel che costi. Ed è il classico malcostume della nostra gente, che nei secoli soprattutto per questo vizio ha dovuto sempre sottomettersi agli stranieri, tedeschi, francesi. spagnoli. Perciò spero che Veltroni, sebbene accompagnato da Di Pietro, sappia superarlo, e non accontentandosi di metterlo in un cassetto, sappia seppellirlo. A Veltroni, pur essendo io un liberale, faccio tanto di cappello. Gli va riconosciuto il merito di aver avviato l'Italia al bipartitismo, checché ne dicano i piccoli che volendo mantenersi il loro piccolo ma ricco trono, sono rimasti sul marciapiedi e se la prendono con lui sfacciatamente. per commenti> GT |
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GLI ITALIANI HANNO VOTATO BENE. Io ho una grande speranza, da una parte, e dall'altra, sull'altro piatto della bilancia che come in ogni essere umano se ne sta direi sorniona ed un po' arrugginita nel fondo di ogni pensiero, ho un grande dubbio. Esso, che costituisce il carico negativo, riguarda le qualità del nuovo governo, direi quasi la paura di quelle che potrebbero essere le conseguenze per tutto il popolo dei giovani. Con il precariato, la disoccupazione e, quel ch'è peggio, la generale, diffusa incapacità di respingere i modelli che con insistenza gli vengono imposti dalle trasmissioni televisive, tramite i sempre più sofisticati apparecchi elettronici oramai arrampicati come parassiti su ogni individuo, specie giovane e giovanissimo. Trasmissioni di film assurdamente violenti o assurdamente sdolcinati e volgari, di servizi che vorrebbero essere educativi e che invece inducono a una certa rilassatezza morale, ad una progressiva perdita di personalità, del senso del sacrificio e del dovere, in un quadro generale in cui l'apparire conta più dell'essere; conducendo ad una certa superficialità in tutte le manifestazioni della vita, sia nel pensiero che nell'azione, nei comportamenti Poi c'é la speranza, il carico positivo, l'idea che ci sarà un futuro migliore, che le nostre ferite saranno, se non proprio guarite, bene avviate a guarigione. E ciò è dovuto a due ordini di pensiero, o più modestamente a due giudizi che mi sono fatto sull'uomo Silvio Berlusconi. A parte la considerazione che con Mediaset e Mediolanum ho perduto un sacco (per me) di quattrini - dato che |
vari sono gli elementi che concorrono nella palestra della borsa - ho l'opinione che il nuovo presidente del governo abbia le qualità per guidare in porto la nave Italia. E' un uomo intelligente e furbo che possiede la facoltà di capire, o diciamo intuire, il pensiero del suo interlocutore; e che, a chi non è morso dall'invidia, sa ispirare simpatia perché sa essere piacevole e scherzoso. Un uomo d'affari, e non è poco, basti pensare a come è nato l'impero inglese con i suoi affaristi, pirati inclusi. L'uomo che non impone ma convince, o perlomeno usa tale tattica. L'altro giudizio riguarda il suo amor proprio, direi il suo solipsismo. Giudicare della sua vanità perché ama curare molto il proprio aspetto fisico, è stupido e inutile; si tratta infondo di una caratteristica che riguarda la maggioranza degli umani - non dico uomini per includere chiaramente le donne - mentre andrebbe invece rimarcata, per quanto a noi interessa, cioè per quanto interessa la vita della nostra collettività, la sua ambizione, evidente e, in carattere con il personaggio, confessata. E' al suo quarto mandato e dalla vita deve avere ancora una soddisfazione, la desidera in modo evidente, la vuole a qualsiasi condizione, anche rinunciando a qualche suo personale interesse. Silvio Berlusconi ha deciso, e non si può fargli cambiare idea, di passare alla storia come un grande statista. Direi, con un po' di umorismo certamente, che si è messo in trappola da sé, e che questa volta, anche contro i propri interessi, dovrà proprio fare anche gli interessi nostri. |
"l'angolo" La gloria o l'oblio? Che strana la vita! A qualsiasi livello, in qualsiasi condizione, c'impone sempre di giudicare e scegliere, di desiderare e rinunciare. In fondo all'animo non vi è proprio differenza tra il potente e il miserabile. per commenti> GT |
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30.04.08
Domani è il 1°MAGGIO, ed io non posso non ricordare questo "giorno di festa" nei primi anni del dopo guerra. Tutto chiuso: uffici, fabbriche, negozi, bar, ristoranti, tutto; e nessun servizio di trasporto pubblico; quattro, cinque automobili private in tutta la città e qualche bicicletta. Era proprio la festa di tutti. Uno squallore, una tristezza. C'erano solo nelle piazze gruppi di operai intruppati con grandi bandiere rosse con la falce e il martello che cantavano bandiera rossa la trionferà. Ed anche i cinema erano chiusi. E non c'era ancora la televisione. Una festa totale, che dava il tempo di pensare ed anche chiacchierare della |
complessiva
miseria che come una nebbia piuttosto pesante rimaneva appoggiata su tutti,
salve sempre le solite eccezioni Però, a ben riflettere, chi è che non
lavora? Lavorano tutti. Non c'è umano che non lavori in un modo o nell'altro,
anche il povero mendicante e il ricco capitalista, l'uno a chiedere e sperare,
l'altro ad accumulare e diffidare . Si dice che in Occidente il tempo delle guerre è finito, e delle dittature; tuttavia, nonostante le sofferenze patite, ancora non si riesce a vedere la storia, e per i vecchi a ripercorrere la memoria, liberi dai pregiudizi che nel secolo trascorso sono penetrati negli animi con le varie ideologie, dal liberismo al comunismo al fascismo. Teorie tutte fallite che continuano ad accusarsi vicendevolmente di tutti i mali del mondo. |
Tutte
e tre, in effetti, totalitaristiche, se applicate in modo assoluto. Si, anche il
liberismo. Sono sistemi di governo che obbligano ad accettare un determinato
modo di vivere, e di fare le guerre e di fare le paci. Il liberismo in modo
subdolo. Allora, se esaminassimo le tre ideologie
senza pregiudizi e accanimenti e, alla luce della nostra sofferta esperienza,
conservassimo di esse ciò che ci ha fatto bene, ciò che giudichiamo buono e
utile, probabilmente riusciremmo ad accorgerci che intrecciando e fondendo le
loro parti migliori otterremmo il migliore sistema di vita, di governo. Un sogno? Ho paura di si, perché dovremmo col cominciare a riconoscere gli errori della nostra parte, lasciando che gli altri scoprano i propri. Perciò dobbiamo almeno sperare che qualcosa ci illumini, che avvenga il miracolo .per commenti> GT |