UNA CORSA   

       NEL TEMPO      

RIFLESSIONI  SULLA  STORIA DEL CONFINE ORIENTALE     

              

          A RUN  IN THE  TIME 

           OF THE ORIENTAL BORDER

         REFLECTIONS ON THE HISTORY

                                                   

                                                      

Edizioni LINT

 

 

 Da un'intervista a Tele Capodistria:

di Enzo Santese

<font color="#FF0000" size="4">NB: se non si vede il filmato, permettere gli Script.</font>

 

CENNI CRITICI   

...Complesso e corposo, il1ibro si configura come un sorprendente viaggio attraverso i secoli: un'indagine storica, economica, filo­sofica e morale per valutare e mettere a con­fronto le vicende del presente con quelle del passato, e fare una riflessione sul tormenta­to confine orientale. Riflessioni, considera­zioni, interrogativi su fatti di cuTalleri è stato il                                                                    

 

 

 

testimone, avendo preferito "il carro bestiame e la prigionia

piuttosto che scegliere da che parte schierarsi per sparare ai propri fratelli". E di questa drammatica prigionia, alla Risiera di San Sabba sono conservati 17 disegni dell'artista, che verranno ripubblicati in un libro con il testo in 5 lingue. Tra il vissuto di un tragico momento storico dunque, e un passato che si dilata sino alla preistoria in un intrecciarsi di molteplici scenari, "Una corsa nel tempo" evidenzia motivazioni e parallelismi, incongruenze e interessi politici, tradimenti e subdoli giochi, quelli stessi che hanno caratterizzato "i giorni più schifosi della nostra misera avventura  bellica». Né mancano commenti e giudizi di studiosi e politologi, italiani e stranieri: giudizi che Talleri condivide o mette in discussione con la schiettezza della sua vigorosa  scrittura.         

                                                       Grazia Palmisano                    

 

 

                                                                              

 ...NelI' opera, poderosa e accurata, che scorre con spirito critico e personale sentire il corso della storia, spiccano la cultura e la capacità di puntualizzare fatti recenti e lontani, peculiare della personalità di Talleri. Ci piace concludere enucleando il pensiero esposto nella prefazione,dall'Autore, inneggiante alla verità,sia pur cruda e dolorosa, al "principio fondamentale del rispetto di se stessi, del senso di dignità e quindi dell'orgoglio delle  proprie radici".

    Giovanni  Talleri affronta, in quest'opera, un argomento, apparentemente lontano dall'arte e dalla scrittura in cui mette splendidamente in risalto il suo talento, ma la ricerca storica, riccamente argomentata e documentata nasce da una profonda e sofferta consapevolezza delle risonanze umane delle vicende politiche dell'Europa e della sua patria.                                  

                                                           MariaTeresa Massavelli 

 

LE LINEE ESSENZIALI DEL LIBRO.

                      

1. Il nascere dell’uomo e le sue migrazioni.Il formarsi dei gruppi etnici linguistici e quindi la scrittura, i popoli, la schiavitù, le nazioni, le guerre.

2. Il fascismo nato come opposizione all’ internazionalismo comunista sovietico, che aveva  i suoi apostoli in Italia proprio nel momento in cui gli Italiani, dopo quasi duemila anni, cominciavano a sentire il bisogno di far rivivere e consolidare il senso della collettività, della grande famiglia, della nazione.

3. Il fascismo diventato dittatura a causa dell’individualismo presuntuoso dei politici di allora, i quali, se si fossero uniti, per esempio con De Gasperi e nel rispetto del Re, rinunciando a qualche loro orgogliosa convinzione, lo avrebbero ben facilmente evitato. Non si trattava della rivoluzione francese o russa: di sangue, in confronto, ne furono sparse un paio di gocce soltanto.

4. Anche negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, per gli stessi motivi,  non seppero seguire De Gasperi nel maggioritario, provocando una serie di piccoli sempre più frazionati governi di brevissima durata, che hanno frenato il progresso del Paese portandolo sull’orlo del fallimento.

5. L’idea fondamentale del fascismo come via di mezzo tra la beata ma impossibile,  innaturale uguaglianza voluta dal comunismo, e la feroce ma possibile, naturale disuguaglianza voluta dal liberismo. Ottima idea che fu apprezzata molto anche fuori dell’Italia, in parallelo con l’istituzione della Magistratura del lavoro.

6. Il sistema italiano e il carattere degli Italiani, forgiatisi in secoli di servitù agli stranieri, hanno invece corrotto Mussolini e il corporativismo, trasformando un uomo intelligente e pragmatico in un piccolo, retorico sovrano sognatore; ed hanno ridotto un’organizzazione ideata per costruire nell’interesse di tutto il popolo, sia con la materia che con lo spirito, in una squallida rete di piccoli, meschini despoti incompetenti e cortigiani, ai quali, insieme con la schiera di avidi finanzieri e industriali e latifondisti, interessava esclusivamente il potere e il tornaconto personali.

7. La mancanza di libertà e di critica: il male supremo, che gli antifascisti avrebbero potuto evitare, ma subito, al suo primo accenno, invece di chiudersi ognuno nella propria sfera  ideologica da superuomini risentiti; e che gli afascisti, cioè la maggioranza indolente e  ignava,  accettarono invece di ribellarsi, perlomeno nel ’38 alla promulgazione della legge razziale, tanto infame quanto stupida, completamente estranea alla realtà italiana.

8. Il tradimento, imposto al popolo dopo il 25 luglio ’43, e tutta la storia che vi è stata fabbricata in giro, non ci ha fatto risparmiare nulla, né dolori, né distruzioni, né perdite immense; è stato solo fonte di incertezze e scetticismo nei giovani, disaffezione nei valori della comunità, indebolendo l’orgoglio delle proprie radici, l’amore della  Patria, e tenendoci sempre un po’ emarginati nel consesso europeo e mondiale, perché certi errori hanno un prezzo altissimo e tramandano di generazione in generazione le loro conseguenze.

9. La conservazione  della propria dignità è  possibile soltanto sapendo riconoscere, senza pietose menzogne, i propri errori con la forza della convinzione, il coraggio della sincerità. Una catarsi necessaria per sé e per gli altri.

10. La questione giuliana e dalmata messa sotto silenzio, “censurata”, nonostante  i seicentomila morti della prima guerra mondiale e le vittime partigiane della seconda e le foibe. Ciò in quanto non si è manifestata con la violenza e il terrorismo. A proposito di giustizia. 

11. La questione israelo-palestinese, invece, è sempre viva appunto per le sue manifestazioni di violenza e terrorismo benché la gran massa della gente ignori come stiano davvero le cose. A proposito d’informazione.                    

Gli argomenti sono tanti, basta vedere gli indici; e, nonostante il mio spirito polemico, sono trattati con garbo e, ciò che di più conta, con la sincerità dell’uomo libero che evita i filtri, che ama il dibattito aperto, fuori di ogni ideologia e nel rispetto delle convinzioni e della  libertà altrui.  

Parlo di storia con qualche riferimento a mie esperienze personali di lavoro, guerra,  prigionia, che sono poi le esperienze di una massa di gente che continua a starsene

 zitta, come ai tempi dell’esecrato Stato di polizia, ascoltando i vati della politica, e finendo, nei passaggi generazionali, col trasformarsi in esseri apatici, privi del senso della collettività, dell’amore effettivo,  profondo per la propria bandiera, e terribilmente litigiosi e violenti nel privato.  

PRESENTAZIONE

  Questo mio lavoro, che è una corsa nella storia, nel tempo, anzi un volo veloce, io l’ho immaginato per il desiderio di offrire a chi ha interesse per tale materia, per la memoria dunque, per i ricordi, una visione tranquilla, libera da ideologie e pregiudizi per quanto umanamente possibile. Il mio intendimento, almeno, i miei sforzi, li ho diretti tutti in questo senso. E’ molto facile, comunque, per ognuno, lasciarsi prendere la mano, cedere al sentimento, sentirsi impedito a tirare determinate conclusioni, a formulare determinati giudizi, pur se appaiono logici, quando vanno contro la voce del cuore.

Perciò ho raccolto sugli scaffali a portata di mano alcuni libri di storia, di filosofia e d’altro che avevo letti in tanti e tanti anni, e ho cominciato a rileggerli qua e là, seguendo le sottolineature e gli appunti che avevo effettuati nei vari momenti della mia vita in parallelo con le documentazioni assunte in altre sedi. Un lavoro quasi commovente, perché riporta indietro nel tempo e lo fa rivivere in misura diversa. E’ come un confessarsi con se stessi, e finisce col riuscire un esercizio salutare e fascinoso.

Probabilmente è soltanto questione di età.

Il mio scopo, che credo appaia chiaro sin dalla prima pagina, è di rimettere ordine tra i dati che ci arrivano addosso da tutte le parti, l’ordine mio s’intende, e tra le verità per le quali sono stati costruiti monumenti dopo aver disinvoltamente abbattuti quelli elevati qualche anno prima, e ciò con la convinzione di averne così eliminato il ricordo.

Ma non è niente di più falso. A mio avviso, invece, si dovrebbero mantenere in evidenza proprio i segni dei nostri errori. Non tutti, questo no, perché di qualche periodo ce ne sarebbero troppi, tanti da non concedere posto ad altri nel futuro; ma alcuni, sì, i più evidenti, quelli che hanno causato le conseguenze peggiori; per poterli osservare sempre e rifletterci sopra per non ripeterli......

                                                         7      

 

 

       Sono qui riprodotte solo le pagine con illustrazioni (disegnate dall'autore)

                                   INDICE DELLE  ILLUSTRAZIONI                   

                                                                                                                                                                                                        

         per commenti> GT                         

 

 

 

 

            

                                                    

              

                 Alcuni reperti archeologici e i movimenti del popolo dei kurgan: 

1

Coproliti (salonicco)

11 milioni d'anni fa

2

Australopiteco (Tanzania)-fuori carta

 3,7           

3

Zhoukoudian (Cina)-fuori carta 

1,7           

4

Homo erectus (Georgia)            

1,6           

 5.

Giacimenti di Vallonnet (Nìzza)

900mila    

 6.

Uomo di Isernia (Italia)                     

750          

 7.

 Donna di Venosa (Basilicata-Italia)

500          

 8.

Uomo di Tautavel (Pirenei)              

500          

 9.

Neandertal (Dusseldorf)

300          

10

Cave di Chiardo (Reggio Emilia-It) 

200          

11

Homo Galilaensis (Galilea)

100          

12.

Cave di Saccopastore (Roma)

100          

13.

Uomo di Neandertal (Circeo)              

 70           

14.

Grotta di Kebara (Haifa-Israele)

 70           

15.

Cro-Magnon (Dordogne-Francia)     

 35           

 R

rame  in Persia

5.000 a.C.  

B

bronzo (rame+stagno)  in Egitto   

2300  a.C    

F

ferro in Turchia

1.000 a.C  

KURGAN

sepoltura a tumulo

9.000 a.C

 

                                                                  

15  

       

 

                                         Distribuzione delle razze sulla terra

 

Poco più a nord ovest, intanto, quasi sul medesimo parallelo dei Sumeri,  in mezzo al Mediterraneo vivevano i Cretesi,  sulla loro isola protetta dal mare; i quali, invece di soggiacere alle invasioni dei barbari del nord-est, li sedusse e conquistò con la propria cultura che già si esprimeva nell’arte, nella scrittura, e nella danza.

Dai Cretesi, infatti, i Fenici impararono a navigare, e colonizzarono la Sardegna , parte della Sicilia, parte della costa mediterranea dell’Africa e della Spagna 800 anni prima di Cristo. Essi, che erano semiti giunti da oriente, inventarono l’alfabeto di sole consonanti; mentre i Greci, arrivati già con le loro imbarcazioni fino sulla costa francese, lo completavano con le vocali. Un intrecciarsi di genti, di amori, di odi, gelosie e rivalità, un modificarsi e completarsi di usi, costumi, culture.

Così si sa degli Egiziani, che usavano il vetro colorato già nel 1500 a .C., benché siano pochi i documenti pervenutici nella loro scrittura geroglifica e ieratica del 2000 a .C.; scrittura che 500 anni dopo fu sostituita dalla demotica, e più tardi ancora da quella greca, dopo la loro conversione al cristianesimo. Di loro si sa della navigazione a vela sul Nilo, il fiume che costituiva la fonte della loro ricchezza, e sul quale il vento soffiava costante da nord a sud, offrendo la possibilità di risalirlo navigando controcorrente con semplici vele quadre. E si sa degli Indiani, con i loro testi sacri del medesimo periodo,  che pare abbiano insegnato  ai Cinesi  il gioco degli scacchi (il Chaturanga); e degli Ittiti, che nel 2000 a .C. avevano talmente sviluppato il senso del diritto da distinguere tra delitto doloso, colposo e preterintenzionale.

Quindi,  per passare dagli europoidi ai mongoloidi, osserviamo un po’ i Cinesi, che usavano la carta già 200 anni avanti Cristo e la bussola ancora prima, nel 400; essi come forma di scrittura inventarono gli ideogrammi; e invece di sentirsi attratti dalle isole a oriente, le isole giapponesi davanti alla loro costa, si fa per dire a poche bracciate, si spinsero, pure loro, verso ovest, determinando la migrazione degli Unni.           

 

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  Successivamente gli Slavi, per le battaglie continue con i popoli che li circondavano, e per la discesa dei Goti, lungo la Vistola fino ai Carpazi e al Mar Nero, si divisero in tre masse: gli occidentali, che si spinsero oltre il Danubio sulle Alpi, gli orientali, verso nord oltre il Volga, e i meridionali, nei Balcani, in Macedonia  e sul Caucaso.

 

 

il problema responsabilmente. Cioè, come osserva Benedetto Croce,  per quella dimenticanza che è opera nostra, che vogliamo dimenticare e dimentichiamo. Si scrive di Protoveneti, di Celti, di Carni, di Catali, di Giapidi, di Liburni; e non si parla di Slavi solo perché è proprio impossibile trovarli da queste parti qualche secolo prima di Cristo. Sebbene ci sia qualche studioso della ex Iugoslavia - spinto da un sia pur larvato sottofondo nazionalistico - che ipotizzi un’affinità tra Illiri e Protoslavi, e quale sede originale dei Protoveneti le valli della Vistola, creando così qualche dubbio e confusione. E ci sono i Serbi, che qualcuno dice siano arrivati dal Caucaso settentrionale, pure loro con le invasioni barbariche del 400 d.C., e i Croati, che, giunti in questi lidi dopo i Serbi, dal Caucaso meridionale, dovettero vedersela con gli Ungheresi, mentre i primi dovettero duramente combattere contro i Turchi. Comunque sono tutti Slavi che continuano a premere sulle terre italiane, a infiltrarsi, ad avanzare pretese, diritti; e, ciò che è peggio, e che pare faccia parte del loro DNA, a combattersi tra di loro ferocemente, senza pietà,  come negli ultimi anni del secolo scorso,  appena  liberi dalle catene del loro despota maresciallo Josip Broz, detto Tito. Avvenimenti che mi fanno dubitare dei loro tradizionali sistemi comunitari per una, pretesa, innata inclinazione allo scambio di aiuti, in cui qualcuno ha voluto leggere un’ espressione di “socialismo naturale”.

 

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                            Le popolazioni in Italia prima della fondazione di Roma  

 

Roma, organizzando i popoli con il suo pragmatismo, anche quando lottava contro il diffondersi del cristianesimo, ha sempre rispettato le usanze e la cultura delle genti vinte, come, a proposito del cristianesimo, si comportò con gli Israeliti al processo a Gesù. Pilato, infatti, magistrato romano, chiese al popolo della Giudea, e non per lavarsene le mani, se Gesù dovesse venire condannato, e fu il popolo a decidere rispondendo: sia crocifisso. E qui, penso, andrebbe ricordato Ernesto Renan che ne La vita di Gesù così scrisse: “Il cristianesimo fu intollerante; però l’intolleranza non è un fatto essenzialmente cristiano, ma un fatto giudaico; infatti il giudaismo stabilì per la prima volta la teoria dell’assoluto in religione, e pose il principio che ogni innovatore, anche quando adduca miracoli a sostegno della propria dottrina, debba essere subito lapidato.”

Roma, comunque, perfino nel linguaggio artistico si forma accettando gli apporti provinciali e barbarici,  non come accadde in Grecia. Un’arte che, a differenza della greca, classica, plastica, oggettiva, è quasi aspaziale, coloristica, soggettiva. L’architettura greca, con i suoi porticati, gli architravi solidi, essenziali, si definiva, si chiudeva in se stessa. Quella romana, con le ampie volte, era come se partecipasse allo spazio intero. Ma non stiamo qua ad esprimere le emozioni che ci offrono i resti di quelle magnifiche opere d’arte, e proseguiamo nella nostra corsa attraverso i secoli.

 

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                L’Impero romano nel 1°secolo d.C. e la pressione dei Barbari sul suo    

               “limes”,costituito dal Reno, dal Danubio dai Carpazi e dal Caucaso.

 

 

     Ed anche in Germania, paesi baltici inclusi, per restare ai paesi confinanti allora con l’Italia, avviene eguale fenomeno. Si parlavano tante lingue, perché tante erano le popolazioni che la abitavano, come gli Sciti, i Cimbri, i Teutoni, gli Ambroni, gli Islandesi, i Danesi, gli Svedesi, i Sassoni, i Goti, i Franchi. E dove finì con l’imporsi la lingua tedesca - da theod che significa popolo, volgo - e precisamente il tedesco centrale, il quale prevalse sull’alto tedesco del sud e il basso tedesco del nord, con il grande riformatore Lutero, antipapale e antiebreo, che la usò per le sue prediche e per tradurre la Bibbia            

      Le modifiche, queste sottili, forse inavvertite ma continue mutazioni nell’esprimersi e comunicare, avvennero tra guerre, massacri e rivoluzioni e studi e preghiere e stupende costruzioni, più o meno negli stessi periodi del secondo millennio. Ad osservare da lontano, senza entrare appunto negli infiniti particolari delle lotte e dei sacrifici di questi nostri antenati - intendo in senso generale - sempre più numerosi, sempre più assurdamente fanatici o, al contrario, troppo indifferenti e assurdamente rassegnati, può forse venire la nausea perché si ha il modo, dato l’effettivo annullamento del tempo nel rivivere tali avvenimenti,  di costatare il loro ossessivo,  quasi cadenzato, ritmico ripetersi, da sembrare addirittura predisposto.

  Eppure tuttavia rimango dubbioso nel ripetermi il pensiero espresso nella Bibbia all’Ecclesiaste 1,9: “Ciò che è stato è lo stesso che sarà, e ciò che è stato fatto è lo stesso che si farà…”. E il mio dubbio è animato dalla speranza profonda che invece un qualcosa di nuovo, di meglio, avvenga di volta in volta,  sebbene in misura infinitesimale;  che qualcosa cambi, si modifichi, migliori il nostro pensiero, ogni nostro comportamento, ogni nostra azione.  

                                                     

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 Nel 396 l’Impero romano, organizzato in 13 diocesi, si divide in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente. Già allora, per l’influenza della Chiesa, l’Italia è spaccata in due tra nord (V diocesi) e sud (IV diocesi), a differenza di Spagna  (I), Gallia (II), Britannia (III) in cui sono state delineate precise identità.

 

 

In Italia, nella parte orientale, dato che è interesse mio e di tutti i fratelli italiani seguire il formarsi dei vari nazionalismi che con essa confinano, passò parecchio tempo prima che arrivassero su detto territorio le popolazioni slave. Infatti, fino al sopraggiungere degli Unni, e siamo nel 5° sec.d.C , vi si trovavano i Carni, i Catali, gli Istri, gli Illiri e i Dalmati, con lingue originariamente vicine al latino, e i Veneti, dai quali la civiltà atestina.

Gli Slavi non c’erano ancora; essi giunsero sui confini di Roma con gli Avari e gli Unni, guidati da quella catastrofe che fu Attila, così arrivando sui monti della Drava e della Sava, e spingendosi poi verso il Timavo e l’Isonzo con i Bavari, i Magiari, i Germani, mentre tutto il mondo barbaro premeva sui confini dell’Italia, anzi dell’Impero romano, sul suo “limes” che dal Mare del Nord sino al Mare Nero correva lungo il Reno e il Danubio, e attraverso il quale i barbari filtravano per diventare mercenari negli eserciti romani, per ottenere lo stato di “civis romanus”, creandovi così una fonte di disgregazione e indebolimento.

Degli Slavi, prima, sui nostri confini non c’era traccia né ombra. Trieste  e l’Istria, infatti, già costituite come “thema”, cioè provincia militare di frontiera, formarono il “numerus tergestinus” nella milizia di difesa contro le invasioni. Ma chi erano gli Slavi? Da dove venivano?   Sembra fossero un popolo stanziale  che si  dedicava alla coltivazione e al pascolo.  Qualcuno indica i Croati provenienti dall’Iran e i Serbi dal Caucaso settentrionale; altri vede i Croati sulle rive della Vistola e i Serbi, o Sorabi, su quelle dell’Elba. Certo mi è apparso, comunque, dai vari scritti, che gli Slavi...                                     

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  Da La Mecca inizia la diffusione dell’islamismo che, bloccata a est dai    

Cinesi, in Turchia dai Bizantini, e sui Pirenei dai Franchi, si espande 

nell’Africa e nel  Caucaso.  

    

 

...lui, e il suo diritto alla poligamia; la promessa nell’al di là di un paradiso, solo per lui,  colmo di vergini;  mentre obbliga solamente a recarsi alla Mecca almeno una volta durante tutta la vita,  alle abluzioni, a pregare cinque volte al giorno e fare l’elemosina e digiunare nel mese del ramadan durante le  ore solari. Una religione,  quindi, che non è impegnativa come quella di Cristo, la quale impone di offrire l’altra guancia a chi offende, di sacrificare se stessi per l’altro, di dividere con lui i propri beni e  le proprie gioie chiedendo all’uomo come alla donna i medesimi doveri di fedeltà, di purezza.

Dante incontra Maometto nella bolgia degli scismatici: “…/rotto dal mento in fin dove si trulla./ Tra le gambe pendevan le minugia; / la corata pareva, e il tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia /…” E Maometto gli dice: “…/ E tutti gli altri che tu vedi qui, / seminator di scandalo e di scisma / fur vivi; e però son fessi così. / ” . E a noi non rimane che immaginare quanti altri, se Dante scrivesse oggi, risulterebbero in quella bolgia, spaccati in due, con le budella a penzoloni.

Gli Arabi in breve diventano tutti maomettani e si stampano bene nel cuore il versetto coranico 81 della IV sura: “Qualsiasi fortuna ti tocchi essa viene da Dio e qualsiasi sfortuna ti incolga essa viene da te stesso…”.

Una predestinazione in cui permane, e non potrebbe essere altrimenti, il principio cristiano del libero arbitrio. 

Con loro l’Impero musulmano si espande dall’Indo e dal Mare Arabico al lago d’Aral, al Caucaso, al Mediterraneo, e sulla costa africana fino ai Pirenei, diffondendo rapidamente la nuova religione per gli estremi privilegi che elargisce ai maschi nel complesso sociale, e, a detta di alcuni, per la sua tolleranza, benché alla IX sura, verso 5, prescriva: “Quando saranno trascorsi i mesi sacri, uccidete i politeisti, ovunque li 

                                                      

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troviate, prendeteli prigionieri …”; e al verso 14: “Combatteteli dunque; Dio li punirà per mano vostra…egli vi renderà vincitori…”; ed ancora, al verso 30: “I giudei dicono: Uzair è figlio di Dio; e i cristiani dicono: il Messia è figlio di Dio; questo è ciò che loro dicono con le loro bocche, imitando i detti di coloro che, prima di loro, non credettero; Dio li combatta! Quanto vanno errati!”.

Infatti, benché di lì a non molto l’impero arabo si spezzetti per il persistere dei tanti stati che vogliono ritornare indipendenti, la religione permane e si rafforza; e come  viene respinta e ricacciata fuori dall’ Europa, si espande soprattutto nell’Africa occidentale.

Arriviamo così nel secolo 11° e pure la Chiesa finisce che si divide. Lo scisma tra Roma e Costantinopoli diventa inevitabile in un’ Europa che continua a bollire; in cui vediamo affacciarsi l’Austria , la Boemia , la Carinzia , la Carniola , la Russia e il Patriarcato di Aquileia, il quale abbraccia l’Istria veneta occupandola sino ai monti della Vena, quasi a proteggerla.

Quindi si fanno prepotenti gli Ungheresi insieme con i Croati che premono sulla costa veneta della Dalmazia;  e i Bosniaci, i Serbi, i Bulgari. E’ il momento che possiamo seguire le crociate per la liberazione del Santo Sepolcro, complessivamente sette, con grande apporto della piccola ma potente repubblica di Venezia. Essa resiste nel Veneto, in Istria e in Dalmazia all’invasione dei Turchi che, costituito il forte impero Ottomano, nuova   massa di genti islamiche, s’incuneano nell’Europa occupando la Grecia e gli spazi in cui avevano preso dimora i Serbi e i  Bulgari, lungo le Alpi Dinariche...

 

 

          I Veneziani ebbero per secoli il Friuli, l’Istria e la Dalmazia ,Creta  

          (1200/1671),Ragusa  (1205/1358), Cipro (1489/1571).  I Serbi 

          mantennero la loro indipendenza a Cettigne.

                                                                    blog 27.08  

                                                          43       Indietro

 

 

Dalla Cina, con i commercianti arabi che trafficano sull’oceano indiano, arriva pure la carta, novità destinata a diffondere le notizie, le preghiere, le immagini, che vengono stampate su di essa con la xilografia.  E  cominciano ad uscire i primi “libricini”. Quindi viene inventata la calcografia, che permette di scrivere e disegnare molto più finemente. Così inizia quel processo di conoscenza e d’informazione,  di  diffusione  delle  notizie che non avrà più confini in un continuo sviluppo, attraverso la stampa con i caratteri mobili di Johannes Gutenberg nel 1445, il telefono di Antonio Meucci nel 1871, la radiotelegrafia di Guglielmo Marconi nel 1896, poi la televisione e infine il computer con l’odierno internet, molto utile ma anche molto invadente.

Siamo ancora alla fine del 14° secolo, al tempo in cui in Italia i Comuni si trasformano in Signorie e rafforzano i propri confini, le proprie rivalità. Lo Stato della Chiesa si è esteso oltre l’Appennino sino all’Adriatico ed è giunto al Po, consacrando il suo potere temporale. Mentre Trieste  ha voluto mantenere le proprie istituzioni municipali, col suo Dominio che nella massima estensione arriverà da Duino a Starada, dentro nell’Istria oltre a Castelnuovo; pressato a nord dai Goriziani, a nord-est dagli Austriaci tramite gli Sloveni, e a sud dai Veneziani sempre signori nella regione. Però, a causa delle troppe lotte con i confinanti,  sia per i commerci che per il controllo delle relative vie di transito, dopo un lungo assedio, chiederà aiuto...

 

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  L’Italia nel 1500, e rimarrà così per parecchio, divisa in due dallo Stato 

    della Chiesa cioè dal suo potere temporale.

  

in qualche modo dipese per ben cinque secoli, a mantenersi italiano, non facendosi

assorbire da quella potenza,  come invece è scritto,  ad esempio,  sulla piccola Treccani;  e ciò pur rimanendo sino al 1700 nel modesto limite dei 5.000 abitanti; acquistando Castelnuovo per tagliare la via dei traffici fra la Carniola e l’Istria (pag.47), mentre i Turchi vi spingevano i Bosniaci in fuga, alcuni dei quali salivano sui monti della Vena, proseguivano lungo la cresta dell’altipiano carsico e si stanziavano a Contovello.

C’è, insomma, su questa terra italiana un insopprimibile bisogno di protagonismo,  un  virus  di orgoglio,  di rivalità  a  volte meschina,  tale da  far spendere ogni energia nell’intento d’impedire all’altro la riuscita là dove si ha personalmente fallito.

 

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  1.Isole della Manica,Gibilterra,Malta,Suez;2.Bermuda,Giamaica,Barbados,Trinidad    3.Starbuck,Caroline,Cook,Pitcairn;4.Falkland,Georgia;5.Ascensione,S.Elena,Tristan daCunha,Gough;6.Aden;7.Zanzibar,Seychelles,Maurizio;8.Christmas,Chagos Maldive,Laccadive;9.HongKong;10.Tasmania,Ackland,Campbell,Macquarie.Nel 15°/16° sec.: l’Inghilterra aveva abbandonato le vicende europee per dedicarsi alla conquista delle colonie e al dominio commerciale del mondo.

     

terra, non permette a un cristiano di portare con sé il Vangelo e non rispetta il simbolo del Cristo in croce. Un mondo, insomma, che sembra sia stato ibernato nel primo Medioevo, e che ora, risvegliato dal lungo sonno sul più ricco territorio al mondo di petrolio, nella miseria tuttavia del suo popolo, crea i fanatici kamikase e continua pervicacemente a predicare l’odio per il diverso, rimanendo fermo, irremovibile su certe convinzioni e su certi usi atroci, primitivi, della sua cultura. Ma non si può - dicono i nostri saggi ed equilibrati uomini che vivono di politica e di chiacchiere - non si deve fare di tutta l’erba un fascio, bisogna distinguere, e quindi isolare e rieducare chi di loro sbaglia, offrendo appoggio e comprensione a tutti gli altri.  

Ed è la fine, la ricerca pignola del particolare, l’impossibile specificazione d’infinite diversità, che segna, in fondo, l’alto grado d’ipocrisia al quale si è giunti nel democratico Occidente, il senso di viltà del quale ci si è lasciati invadere. Con un milione di scuse, di motivazioni, di parole. Ciò che sta succedendo ai giorni nostri in Palestina tra musulmani ed ebrei, l’esaltazione dell’intolleranza e dell’odio, ricorda il momento in cui, alla fine del 1400, sia gli uni che gli altri furono cacciati dalla Spagna cattolica. Un motivo  lo avrà ben avuto la  regina di allora.  Era il tempo delle sanguinose lotte religiose, e, qualche anno dopo, il Guicciardini ammoniva: “Non combattete mai con la religione,...

 

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1810, il Regno d’Italia con Napoleone Bonaparte, il Regno di Napoli con Gioacchino Murat, la Sicilia con i Borboni, Lucca con Elisa Bonaparte, e la Sardegna in cui viene limitato il regno di Vittorio Emanuele I.

      

fine non disdegnavano d’imprigionare ostaggi, a proposito di grandeur, di nobiltà d’animo: dieci illustri cittadini chiusi nel castello nel dicembre 1805, e trentuno tenuti nella fortezza di Palmanova nel giugno 1809.

E’ proprio il caso di sottolineare che in queste guerre tra Francesi e Austriaci Trieste  ci rimise parecchio in quanto avevano causato un fuggifuggi e una notevole decadenza economica, concludendosi con un’Austria che, uscita alla fine vincitrice, non volle più concederle le antiche libertà, e la classificò terra di conquista, non perdonandole certa sua condiscendenza con il Napoleone della coccarda bianco-rosso-verde. Quel  Napoleone  che inconsciamente aveva diffuso il germe della discordia, prima inesistente, tra Italiani e Slavi, con le sue imposizioni di vincitore, in una visione troppo...

 

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       L’Italia dopo la Restaurazione del 1815.   In Istria e Dalmazia chi ci ha

          guadagnato  sono i Croati con gli Ungheresi e  gli Sloveni con gli  

            Austriaci,  che si sono impossessati di  territori  veneto-italiani.

                                                                                   

solidarietà nazionale che noi ancora, purtroppo, non abbiamo dimostrato di possedere. Credo sia il caso di fare un piccolo salto in avanti, alla terza guerra del nostro Risorgimento, nel 1866, per averne un po’ chiarezza e conferma. Dopo quattro anni che gli Italiani erano finalmente uniti in regno, ancora  non si sentivano amalgamati, e non furono perciò capaci di battere gli Austriaci, almeno fino a che essi, impegnati a nord contro i Prussiani, si trovavano in inferiorità numerica; e abbandonarono il proposito di liberare Trieste,  Trento, Gorizia e l’Istria, com’era già d’allora negli auspici e nei programmi, e si ritirarono anche sul mare a Lissa (pag.87).

Non poca cosa, non esaltante verità, dalla quale, però,  si può se non altro intuire quale sia la differenza tra il popolo italiano e quello tedesco. Mi riferisco al popolo...

 

                                                        75  

 

17.3.1861: finalmente, con Vittorio Emanuele II, il Regno d’Italia. Manca ancora qualche pezzo. che ci hanno rosicchiato a nord e a ovest, e ad est dove sono arrivati all’Isonzo dopo aver superato le Alpi Giulie che delimitano naturalmente e storicamente la terra italiana e che, alla sua liberazione, sarà chiamata Venezia Giulia.

 

 modo,come si usava nelle epoche passate, e dalle mie parti si continuò a usare anche nel meno lontano 1945, disposero delle genti come fossero mandrie di animali, barattandole, vendendole. Situazione, quest’ultima, che ho personalmente vissuto e sofferto, che ho disegnato per alcuni giornali nel primo dopoguerra e che mi ha lasciato una ferita profonda.    

Anche allora c’erano forti tensioni politiche e contrasti e gelosie; e, a parte Garibaldi con il suo sofferto “obbedisco” e il suo ritirarsi dal Trentino che stava occupando con le proprie truppe, nessuno sapeva rinunciare ai propri particolari convincimenti, finendo col rendere più difficile ogni soluzione del solito problema ormai millenario: raccogliere in un’unica nazione tutti gli Italiani; o, meglio, raccogliere in un unico stato tutte le genti di nazionalità italiana.                                  

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1866 – I Prussiani, alleati degli Italiani, senza rispettare i patti, concludono con   l’Austria un armistizio separato, e l’Italia deve fermare la sua avanzata. 

Comunque, un altro pezzo del suo territorio è liberato e unito al Regno.

        

ad essere riusciti a difendere, nel Montenegro, la propria indipendenza.            

Quando c’è di mezzo la fede, arriva facilmente il fanatismo e con esso l’intolleranza religiosa. Niente di peggio per gli uomini. Essa è una piaga che nasce come la gramigna e si diffonde implacabile, portando morte e disperazione. Non ricordo se sia citata nell’apocalisse tra le calamità. Di certo è un male subdolo che s’insinua nel cuore e addormenta la ragione. Lo vediamo pure ai giorni nostri che cos’è, e l’odio che ne deriva. Eppure evitiamo di ammetterlo, ignoriamo il passato, ci rifiutiamo, con un’ assurdità quasi perversa,  di imparare  dalle esperienze  dei nostri padri  e nonni e...

 

                                                        87  

 

 

La zona del Caucaso dove è sempre successo di tutto e dove, da qualche secolo, Turchia, Russia (ex URSS), Irak, e Iran (ex Persia) hanno  fatto, e pare continuino a farlo, i macellai dei popoli. Da ricordare, per quanto riguarda gli Armeni, i massacri del 1894, 1895, 1909, e lo sterminio ad Erzerum e Trebisonda nel 1916, al quale seguì la diaspora; e il Kurdistan (chiamato la Polonia di oriente) ch’ebbe vita brevissima, diviso dopo la prima guerra mondiale fra i tre stati sopraccitati, disperso, flagellato.

 

l’Arabia,  la Palestina,  la Siria ,  l’Iran,  l’Iraq.  Mentre gli antichi Arii sembra vivessero nella zona dell’attuale Afghanistan, come ho già accennato. E siamo sempre là, dove la gente non è bionda e non ha gli occhi azzurri; dove, a parte la specifica storia degli Israeliani, e pure degli Armeni rimasti cristiani, sono divenuti musulmani e si sono fermati nel tempo. Oppure dal monte  Ararat,  sul confine orientale  dell’odierna Turchia,  i tre  figli di  Noé presero tre vie differenti: Sem  a sud rimanendo nel Medio Oriente, Cam...

 

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AFRICA I914 – Inserimento italiano nel gioco europeo delle colonie, nel quale la prevalenza della Gran Bretagna e della Francia è notevolissima. E ciò rimanendo in Africa, perché nelle altre parti del mondo l’Italia è inesistente pur essendo spesso menzionata come colonialista.

 ALTRE COLONIE NEL MONDO: G.B: Canada, Guiana br., Belucistan  br., India , Birmania, Malesia, Australia: - F. : Indocina francese (Vietnam, Laos, Cambogia),  Guiana  fr. - Olanda : Guiana  ol, Indie orientali ol. - G: Nuova Guinea.

 

      

dunque peccato da scontare; e di esaltare la situazione di Trieste  e Gorizia come pacifico punto d’incontro, addirittura “unico esempio al mondo”, di culture, lingue, religioni diverse. Studiosi che probabilmente non si sono resi conto che l’URSS è fallita, i soviet non esistono più perché il proletariato nelle vere, libere democrazie è una classe che è pure scomparsa, in quanto lavora trentasei ore alla settimana e non sessanta, e può votare, e può scioperare andando al mare in automobile con la famiglia. Una realtà che respingono, che, forse inconsciamente, non accettano perché un po’, forse, indebolisce il loro potere.  

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Si tratta di una regione soggetta all’Austria da alcuni secoli, nella quale l’Austria faceva immigrare gli Sloveni, come ho già scritto in precedenza. Infatti, ci sono volute le nuove carte stampate dopo il 1945, e dopo il nuovo spostamento dei confini, per variarne i toponimi in lingua slava.

E ancora, sulle carte austriache stampate successivamente, nel 1877 e nel 1910, gli Austriaci, piuttosto preoccupati dell’ irredentismo italiano, avevano indicato Caporetto solo con il toponimo tedesco di Karfreit, lasciando però i toponimi italiani in tutta l’Istria, Fiume inclusa, la Dalmazia e le isole. Toponimi slavi non ci sono su nessuna carta. La stessa Lubiana - che, come già scrissi, gli Slavi si trovarono bell’e pronta col nome di Emona,  quando vi giunsero pochi secoli dopo Cristo - su tutte le carte dell’epoca, che ho esaminato, è segnata con il solo toponimo tedesco: Laibach.

L’infiltrarsi nelle regioni italiane soggette all’Austria, di Sloveni e Croati, avveniva ormai da secoli; finché con Henrik Tuma, nel periodo dell’ irredentismo, essi cominciarono a premere non solo come operai, contadini, artigiani, ma anche come intellettuali. Iniziò allora una dura azione culturale, economica e finanziaria secondo il principio etnico ch’egli predicava, molto semplice ma efficace, che divenne la loro parola d’ordine: “Svojik svojim” (vai dai tuoi).

Cioè,  per ogni cosa, dal pane al vestito, a un attrezzo, a un libro, tratta solo con...

 

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        TRATTATO DI OSIMO, 10 novembre 1975.   Qui è riprodotta la situazione   

        accettata dall’Italia per il golfo di Trieste con rinuncia di parte dello

        specchio d’acqua spettantele secondo la convenzione di Ginevra; e il 

        tracciato della zona di pesca comune che penalizza l’Italia in quanto è 

        maggiormente estesa nelle sue acque.

 

   La Zona franca sull’altipiano non è stata attuata per protesta unanime della popolazione riunitasi nella “Lista per Trieste”.  Due anni dopo vengono addirittura separate con bolla papale, a scanso di equivoci, le diocesi di Trieste e Capodistria.  

    Infatti per Trieste non ci sono traffici,  navi, strade, ferrovie, commesse per i cantieri.  Forse l’Adriatico si è prosciugato?  Eppure Pola, Capodistria, Fiume cominciano ad avere ciò che Trieste non ha più. Che succede? Chi è che ha amministrato gli interessi della città negli ultimi cinquant’anni? O meglio, chi è che ha impedito alla città di amministrarsi secondo i propri interessi?

Trieste non ha gente che lavora, perciò è necessario far immigrare sloveni, croati, macedoni, serbi, montenegrini. Strana anche questa conclusione se si pensa che i giovani triestini sono stati costretti ad emigrare in cerca di quel lavoro che a casa propria non trovavano; se si pensa che l’insieme dei nuovi Stati, che al tempo di Osimo costituivano la Jugoslavia , aveva una densità di popolazione per kmq paria 74 abitanti, mentre l’Italia saliva a 185 e il territorio di Trieste addirittura a 1330. Ma allora perché? Quali debiti deve ancora pagare solo Trieste per tutta l’Italia? Perché chi dispone di poco spazio deve darne a chi ne ha tanto di più ed è in proporzione numericamente inferiore?

 

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           EUROPA1920: passaggi territoriali dopo la prima guerra mondiale.    

          All’ITALIA (a parte il Dodecaneso che le appartiene dal 1912): 1.Trentino-   

          AltoAdige, VeneziaGiulia,Fiume,Zara,Lagosta----Alla FRANCIA: 2.

         temporaneamente) Renania,3.Alsazia-Lorena---- Alla Nuova LITUANIA:

         4. Memel---- Alla POLONIA: 5.Posnania, 6.Galizia---alla ROMANIA

         7.Transilvania---Nella penisola balcanica 8 si  forma il Regno dei Serbi, 

         Croati,Sloveni,che sarà Iugoslavia nel 1929  

    

    Dell’Impero ottomano rimase l’europea Traccia orientale con gli Stretti del mar di Marmara, e l’asiatica Anatolia fino alla Persia e all’URSS ad est, la Siria e l’Iraq a sud. Assumerà il nome di Repubblica di Turchia,  effettuando con Mustafa Kemal il mutamento dei propri costumi. Sarà abolita la Legge sacra e i tribunali religiosi, ed anche gli ordini religiosi musulmani, e sarà adottato l’alfabeto latino e il calendario gregoriano. Insomma, diventerà un paese all’europea sebbene di religione musulmana.

Quanto alla Palestina, consultando vari testi, enciclopedie e atlanti storici, si trova il suo nome, ben chiaro, ai tempi di Roma, in cui è precisato pure che la parte orientale del Sinai si chiamava Palestina Salutare, concludendo che era chiamato Palestina tutto il territorio fra il Mediterraneo a ovest, il deserto Al Hamad a est, il deserto del Sinai a sud, il deserto siriaco e i monti Hermon a nord. Non è che per me cambi qualcosa, ma è solo per capire. In fondo è l’argomento con il quale quotidianamente c’ intrattengono radio e  televisione,  a  parte i giornali.  E non si  riesce a capire,  almeno non ci riesco io, come stiano veramente le cose, e, ciò che è interessante assai, come e da quando e perché la Palestina corrisponda come estensione esclusivamente agli attuali Israele, Cisgiordania, Gaza.

 

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     Come dal disegno, la regione denominata Palestina comprende parte 

    del Sinai, parte del Libano, parte della Siria, e tutta la Giordania  

    (cioè Cisgiordania e   Transgiordania). Invece si continua a indicare 

    come Palestina soltanto la   Cisgiordania e il territorio occupato da 

    Israele che gli Europei, vincitori dei Turchi, gli hanno assegnato, e 

    che gli Ebrei hanno in parte acquistato e reso fertile con l’ingegno e 

     con il lavoro.  

 

Pare che a tutto si faccia l’abitudine, anche al terrorismo attuale, un genere di guerra vigliacca, che il signor Harafat iniziò or sono tanti anni, così da venire considerato un criminale e da vedersi perfino respinto il permesso di entrare in Italia. Poi tutto fu dimenticato e cominciò a venirci, ad abbracciarsi e baciarsi con i nostri rappresentanti politici, e via così sino ad ottenere il premio Nobel per la pace. Ma il terrorismo non cessò. Misteri della politica. E qualcuno insiste nel dire che la violenza non paga. Credo, come controprova, sia sufficiente volgere per un solo attimo l’attenzione agli  Istriani  che  hanno  subito  la storia  in  silenzio,  con  una  gran  forza d’animo, e che dopo più di mezzo secolo continuano a ricevere, metaforicamente, calci in faccia; a sentire le loro città chiamate con altri nomi.

 

                                                        171        

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    1939.  L’Italia, bene o male, era riuscita ad avere il suo “posto al sole.” 

    I giudizi sono sempre tanti e raramente equilibrati se si imposta il 

    problema almeno in campo europeo. Avrebbe dovuto tenerselo questo 

    “fatidico posto al sole” e rinforzarlo, zitta, neutrale; riaprirsi alla 

    democrazia, respingere la legge razziale, che voleva risolvere un 

    problema da noi inesistente, e darci sotto con l’industria e con il 

    commercio. Invece permise al proprio Capo, addirittura assecondando 

    entusiasta la sua ambizione, di commettere il grosso errore che 

    sappiamo.

 

che  la obbliga ad agire nell’ entusiasmo più sfrenato e illogico o nell’ira più funesta; tanto che il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera”, almeno qui da noi è stato smentito, offrendo l’esempio più lampante che si tratta di un detto in cui c’è  troppa approssimazione e superficialità, dalle quali possono solo derivare la confusione e le false speranze, un genere di esaltazione che rasenta l’ottundimento.

                                                            

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      ANNO 2000 - DOMINI DEGLI EUROPEI NEL MONDO  

     Gli stati Europei segnati su questa carta, tra i quali non figura l’Italia, 

     né è mai figurata su qualche isolotto in giro per il mondo, anche dopo 

     la seconda guerra mondiale sono riusciti a mantenere certe posizioni di  

     dominio, Gran Bretagna e  Francia in testa. Le colonie rimaste sono 

     diventate “dipendenze”e costituiscono una rete di punti di controllo e

     di basi di ogni tipo. Tutte isole ad eccezione delle zone dell’Antartide 

     e di Gibilterra (RU) in Spagna, Ceuta e Melilla (S) in Marocco, di 

     Guyana(F) in America del sud.

    

 

anche in quelle poco importanti, meschine, dove lo spirito avventuroso non occorre proprio, ma quello di corpo non dovrebbe mancare mai.

E così ogni nodo viene sempre al pettine, un vecchio detto che da noi si verifica giornalmente, ma nessuno sembra farci caso.

Ora, ad esempio, per parlare di economia,  argomento sempre legato a tutti gli altri argomenti, abbiamo il piccolo nodo delle pensioni. I nostri politici sono arrivati al punto, per quanto riguarda le assicurazioni di previdenza sociale, di eliminare il termine capitalizzazione. I nuovi economisti ora usano la tecnica, o chiamiamola contabilità, della ripartizione. Affermano che la capitalizzazione è sistema sorpassato. Pertanto occorrono i contributi versati oggi per pagare le pensioni a coloro che hanno lavorato e pagato i contributi nei quarant’anni precedenti. Meno gente lavora, meno contributi entrano nelle casse e di meno, perciò, si possono pagare le attuali pensioni.

Ma dove sono finite le montagne di soldi previdentemente versati per dette pensioni? Non esiste Istituto assicurativo che non abbia acquistato beni immobili, che non li abbia fatti rendere e che non ne abbia avuto la rivalutazione;  che  non abbia cioè  capitalizzato.  Non esiste  altro sistema  al mondo. Ognuno si assicura versando un certo importo, i famosi contributi, e in base all’importo versato, a una data età, comincia a riscuoterne la rendita, cioè la pensione, che non è assistenza,...

 

                                                   225

                                                                                                          

 

 

               EUROPA 1947.    Conseguenze della seconda guerra mondiale:  

       territori perduti dall’ITALIA: 1 Venezia Giulia, 2 Dalmazia e isole    

       (alla Iugoslavia), 3 Moncenisio e Piccolo S.Bernardo, 4 Briga e Tenda 

       e Monginevro (alla Francia), 5 Albania (indipendente), 6 Dodecaneso 

       (alla Turchia), fuori carta: colonie (indipendenti) -- perduti dalla 

       GERMANIA: 7 Pomerania, 8S Prussia sud, 9 Slesia (alla                

      Polonia), 8NPrussia nord (all’URSS), 10 Alsazia Lorena (alla 

       Francia) --perduti dalla ROMANIA: 11 Moldavia (all’URSS) -- 

       perduti dalla CECOSLOVACCHIA:12 Rutenia all’URSS) -- 

       perduti dalla POLONIA:(13 Galizia, 14 Volinia(all’URSS) -  

       infine: 15 Lituania, 16 Lettonia, 17 Estonia (assegnate all’URSS).  

 

Churchill aveva predicato di bombardare l’Italia, perché gli Italiani avrebbero senz’altro ceduto. Io stesso mi ritrovai a scavare con le mani tra le macerie per giungere ai lamenti che si udivano da sotto la polvere e le pietre nel centro di Trieste, a due passi da casa mia ove avevo già moglie e figlia. Ed ora il caso ha voluto che abiti ed abbia lo studio all'ultimo piano proprio del palazzo costruito su quelle macerie ..

 

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      L’EUROPA 2004, che per l’unione politica di tutte le sue parti ha decretato 

    la propria Costituzione - purtroppo non semplice ed essenziale come quella 

    degli Stati Uniti d’America - continua a litigare o perlomeno a mantenere 

    rapporti  sospettosi tra i suoi vari popoli confinanti, in quanto deve ancora 

    risolvere molte questioni relative ai confini tracciati (dai vincitori) dopo 

    l’ultimo conflitto mondiale. E ciò in quanto i vari nazionalismi, cioè le varie

    culture, lingue, ed anche religioni, tendono a rimanere orgogliosamente 

    sulle proprie posizioni, sia   pure  decidendo di appartenere ad una 

    medesima,  unica organizzazione statuale. Ne elenco le più note.   l1. Italia 

    Alto Adige; Italia - Slovenia - Croazia;  2. Slovenia - 3. Bosnia   - 

    Croazia - Kossovo - Serbia -; 4. Albania -  Croazia; Grecia; 5. Macedonia -    

    Grecia;  6.Ungheria  - Romania; 7.   Ungheria -Rep,Slovacca; 8. Germania 

    - Rep.Ceca;  9. Germania -  Polonia;  10. Germania  - Russia. E inoltre

    ci sono i problemi di   cui ainumeri:11.Granbretagna -Ulster;  12. Province

    basche Spagna; 13. Portogallo - Spagna; 14. Gran Bretagna - Spagna.  

     

        

ribellioni. Come avvenne per il Risorgimento.  Ed ora, sia pure dopo i vent’anni di fascismo, non era ancora successo il miracolo, non si era verificata questa fusione, questa compattezza, quest’ essere unico corpo tra nord e sud, persino tra regione e regione, comune e comune. Era necessario un tempo più lungo,  occorreva combattere la giusta guerra, certamente, ma con l’arma della neutralità,  con la diplomazia,  per ridiventare padroni del nostro mare,  per tenere unita la nostra famiglia di litigiosi, presuntuosi divorziati e non, e consolidare la nostra nazione. Invece tutto fu subito bruciato con incosciente spavalderia. E “fu bruciato” equivale a “si lasciò che venisse bruciato”, perché non si può certo negare il proprio coinvolgimento nelle responsabilità, come hanno fatto e continuano a fare tutti i voltagabbana. Lo so, sono cose avvenute che non possono mutare, ma parlarne serve; e rivederle, riconsiderarle senza essere “schierati” e dunque privi di pregiudizi, serve pure, e molto, per capirle. Bisogna però sapersi liberare da quei rancori, odi, sentimenti che riempiono il cuore e invadono il cervello quasi... 

                                                         

                                                             239

                                                        

 

 

 

   Eppure queste sono le DENSITA’ DI POPOLAZIONE(2002- Calendario atlante De 

    Agostini): Italia 192 ab/kq -  Friuli Venezia Giulia  151 ab/kq -   Provincia di   Trieste  

    1166 ab/kq - Slovenia 98 ab/kq - Croazia 79 ab/kq. E questi i DATI  ANAGRAFICI 

    (1880- G.Perselli in bibiografia) a Buie 2587 italiani e 167 sloveni; così rispettivamente

     a Capodistria 7314 e167, a Cittanova 4543 e 5, a Isola 4407 e 25, a Parenzo 2734 e 

     12, a Pirano 7338 e 1; a Rovigno 9136 e 10 e 87 croati; a Grisignana 1445 italiani 

     e 1croato; a Montona 1315 ital. e 1croato.  

     

rapina, che abbiamo subito a seguito della sconfitta. E ciò in quanto persiste in me, come in ogni uomo in ogni parte del mondo, e in modo autonomo sia chiaro, senza un atto della mia volontà, senza un calcolo della mia intelligenza, direi nonostante me, la memoria delle cose, quella tensione ineliminabile che il senso dell’ ingiustizia provoca nell’animo, a volte pacatamente, a volte in modo tumultuoso. Ed è qui appunto, nel nostro animo, che potremo, che possiamo, dobbiamo risolvere ogni problema , e soltanto con l’amore, con la sincerità. Anche e soprattutto per le cose del nostro passato, che hanno rese scettiche le nuove generazioni, e poco fiere della propria ascendenza.  

 

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