Dal mio romanzo VENT' ANNI NO UNA STORIA TRIESTINA  

            

    (pag186) ....Chiunque da noi imbracciasse un’arma, lo poteva fare soltanto in favore di uno straniero. E non bastava, il peggio era che si sprofondava sempre di più nella guerra civile, nel fratricidio. E ciò soltanto per regalare queste nostre terre ad uno straniero, quello che avrebbe vinto con l’aiuto di una parte di noi. Io non volevo farlo. Ci avevano buttati in un pozzo d’ignominia, di stupidità, di vigliaccheria, di disperazione. Io rimanevo fermo, poteva succedere la fine del mondo. Io incrociavo le braccia e dicevo “no”. Ci avevano divisi e obbligati a fare scelte assurde, vergognose. Potevo mettermi con i partigiani e aiutare gli slavi a infoibare italiani solo perché erano italiani. Potevo mettermi con i tedeschi e aiutarli a rastrellare italiani e farli martoriare in campi di concentramento. Potevo passare la linea del fronte a sud e mettermi con gli anglo-americani per entrare vittoriosamente con loro nelle mie città, dopo che i bombardieri, proprio per farmi entrare vittoriosamente, le avevano pressoché rase al suolo.

     Magnifico! Ed ognuno ad esaltare la propria verità scoprendo i delitti dell’altro e nascondendo i propri.... 

 

    (pag240)       ....    

 

in quei quaranta luridi giorni
di odio
di foibe riempite
venire correre
gridare il dolore
piangere urlare in strada e nei boschi
l’abominevole carneficina
la delazione
le oscure vendette dipinte di sangue
dei tristi fautori
di cieca rivalsa sui
deportati a migliaia e buttati
ferocemente
negli orridi abissi
freddi forni crematori
con l’odio nel cuore barbara gente
guardinga si muove e se può ti rovescia
ti spinge
in bocche oscure e profonde
di pietra
a Volci San Servolo Corgnale Opicina
Basovizza Ternovizza Pipenka Jelenka
ma non ricordare ti dicono quelli
noi siamo fratelli
e un capo di stato
italiano
non si fermò a onorarle
andò a inginocchiarsi commosso
sulla tomba di chi
fu il loro assassino.... 

      FOIBA                                                                      acrilico su tela 70x100 (2000)

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