APRILE 1943 - FORLI' - Corso allievi ufficiali granatieri

 

....Giunsi alla caserma di Roma ch’era già tardi. Un caporale mi accompagnò in una camerata e mi disse: «Arrangiati. Ci vediamo domani alla sveglia».

       Sui pali del castello della mia cuccetta passeggiavano due grosse cimici mentre sentivo da una radio cantare Alida Valli. Le schiacciai con della carta e mi voltai dall’altra parte. Era una canzone appassionata ed io sognavo Clara.

....Anche altri personaggi della gente bene, ricca e potente, furono nel mio corso, tanto da farmi pensare ch’ero finito in un reparto di privilegiati. Considerazione che feci anche in seguito poiché fummo trasferiti a Gioia del Colle appena alla metà di giugno, e ci lasciarono lì, con un solo fucile mitragliatore per ogni compagnia, a fare gli antiparacadutisti ancora in agosto, quando i  nemici erano già sbarcati e avanzavano in Sicilia dove saremmo stati  ben più utili.  

       I primi mesi, a Forlì, ci dedicammo quasi esclusivamente all’allenamento di smontaggio e montaggio armi, le uniche  tre in

dotazione oltre ai fucili: mortaio da 45, mitragliatrice Breda 37 e fucile-mitragliatore Fiat 28. Per il resto si faceva un po’ di ginnastica e di marcia e corsa sino a Castrocaro dov’era il tiro a segno e cominciai ad avere bisogno degli occhiali per vedere nitido il bersaglio a trecento metri. Mi andavano bene quelli di un camerata romano e mi servirono per farmi promuovere tiratore scelto. In cambio eseguivo al suo posto il salto mortale quando si dovevano superare le varie prove ginniche.. Lui era tra i primi dell’alfabeto ed io tra gli ultimi. Così i disattenti osservatori, nelle loro divise tirate a lucido, non si accorgevano del cambio di persona. (pag.156)

 

Dal mio romanzo  VENT'ANNI NO - UNA STORIA TRIESTINA

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