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L'ARALDICA E' VERAMENTE ROBA D'ANTIQUARI |
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MEDAGLIA D'ARGENTO celle di tortura diG.Talleri
MEDAGLIA D'ARGENTO villa triste diG.Talleri L'araldica e i blasoni costituiscono ormai materia desueta, perché, dicono, ossequienti al dettato della nostra Costituzione, la democrazia ha eliminato la nobiltà, quella categoria di persone i cui antenati, in tempi lontani e per motivi spesso ignoti o inconfessabili, si erano guadagnato qualche titolo nobiliare, |
di cui c'era tutta una graduatoria da principe a cavaliere. Ma è proprio vero? o i conti, i principi, i baroni ci sono ancora? con i loro diritti e i loro privilegi? Io penso di sì, e che a loro, per di più, si siano aggiunti gli uomini politici della democrazia, i quali pare abbiano assunto addirittura il diritto ereditario. Niente di formale, intendiamoci, sarebbe contrario ai principi di qualsiasi democrazia. Ma parliamone seriamente: la Consulta araldica, istituita nel 1869, non esiste più; però esiste un Ufficio araldico presso la Presidenza del consiglio dei ministri, che tiene aggiornati i libri araldici e ne conserva l'archivio, che autorizza l'adozione di stemmi e gonfaloni, autorizza l'uso di onorificenze pontificie e del S.Sepolcro di Gerusalemme; e, inoltre, accetta i titoli quale parte integrante del nome, ma solo quelli anteriori al 28 ottobre 1922. E qui vien fatto di ricordare che già la Rivoluzione francese li aveva aboliti, a colpi di ghigliottina; e che poi Napoleone li aveva ristabiliti, sia pure soltanto per i propri generali e servitori fedeli.Dunque, senza entrare nel merito e offrire un giudizio morale, ponendosi su vie imperscrutabili come le vie del Signore, è il caso di limitarsi a una breve cronaca, dato che la scienza del blasone aiuta a capire la storia, e poi accennare alla parte diciamo artistica, cioè alla forma, al suo manifestarsi, o dichiararsi, tramite quei particolari segni, figure e colori che assumendo un valore di linguaggio vero e proprio costituiscono l'arme; ricordando che negli archivi di stato e in quelli civici, nelle biblioteche e nei musei, sono conservati tutti gli stemmari italiani. L'araldica è lo studio, è l'arte di fare insegne, armi o stemmi, che contraddistinguano una famiglia, un gruppo di persone, un Comune, un corpo armato, ecc.. Sembra abbia origine dal blason francese, che significa blasone, stemma; o dal tedesco blasen che significa suonare il corno, ciò che faceva lo scudiere per annunciare l'entrata in campo del suo cavaliere, svolgendo quindi una funzione di araldo (in tedesco antico hario-walt), che era un banditore di decreti, un pubblico ufficiale al servizio dei sovrani e dei grandi feudatari; uno che controllava le armi, curava i registri della nobiltà, aveva incarichi di ambasciatore di guerra e di pace e regolava i tornei. Infatti, blasone significa stemma gentilizio ed anche insieme delle regole dell'araldica. Costui, l'araldo, - pur essendo un personaggio che già esisteva in Grecia e a Roma, ove si distinguevano il calator, per gli uffici religiosi, l'apparitor, per le mansioni pubbliche, il caduceator, messaggero di pace, i feciales, messaggeri di guerra - sembra che ritrovi le sue leggi fondamentali ai tempi delle Crociate, quando i cavalieri usavano descrivere sul proprio scudo le gesta di cui erano stati protagonisti, e che dal tempo di Luigi IX re di Francia (morto di peste durante la seconda crociata, a Tunisi) iniziasse la trasmissione nelle famiglie di queste insegne. I Francesi infatti ritengono di essere gli inventori di quest'arte. E qui vale ricordare che stemma (atis) è parola latina |
che significa rotolo di pergamena ornato di ghirlande su cui era scritto l'albero genealogico di una famiglia, e che si usava appendere al busto dell'antenato già nella Roma antica. L'arme, o stemma, assunse il carattere di simbolo nell'11° secolo, e, successivamente, per la sua adozione fu richiesta l'autorizzazione di chi esercitava il potere, fu decretata la sua stabilità e la sua trasmissione alla famiglia. Detta autorizzazione, in seguito, per il diffondersi dell'abitudine ai tornei, cominciò ad essere concessa anche a chi possedeva soltanto un cavallo e una corazza (sec.14°); fatto si è che gli stemmi, sempre più numerosi, si complicarono notevolmente, mutando sia la forma degli scudi e degli elmi, sia i colori, anche per le varie divisioni e discendenze (un po' come la nostra attuale partitocrazia, se mi è permessa la boutade). Pertanto, secondo gli studiosi, si possono distinguere, nel susseguirsi dei tempi, in: primitivo, gotico antico, gotico moderno, rinascimentale, barocco, di transizione, e (sec.19°) moderno, momento in cui l'araldica fu considerata scienza ausiliaria della storia (in Italia sono notevoli le opere sull'argomento di: Giovan Battista, Goffredo di Crollalanza e Antonio Manno). In araldica lo scudo è la parte essenziale dello stemma, costituisce il fondo su cui vengono disegnate le figure scelte, di qualsiasi tipo; possono essere geometriche o tratte dalla demologia o dalla agiologia, raffiguranti animali o esseri umani. Esso ha determinate forme o contorni esterni, dal tipo sannitico a quello a testa di cavallo, all'accartocciato, ecc.; ha varie partizioni in base alle quali è definito per esempio troncato (diviso a metà da una linea orizzontale), inquartato (diviso in quattro parti da una linea orizzontale ed una perpendicolare passanti per il centro), scaccato (diviso come una scacchiera), interzato in fascia (diviso orizzontalmente in tre parti di cui quella centrale costituisce la fascia), interzato in palo (diviso in tre parti verticalmente) ecc.; su di esso vi possono essere rappresentate varie figure: il leone, il braccio armato, l'aquila, ecc.; poi ci sono le pezze onorevoli di 1° ordine per esempio la croce di S.Andrea (due fasce poste a X verticalmente); quelle di 2° ordine come il cantone (un piccolo quadrato nell'angolo alto destro); quindi gli smalti che sono i due metalli oro e argento e i cinque colori rosso, azzurro, verde, nero e porpora; e infine le pellicce: il vaio e l'ermellino, le quali non seguono la legge sulla sovrapposizione degli smalti che vieta di porre colore su colore e metallo su metallo. Essendo una materia vastissima, che per essere capita avrebbe bisogno di immagini a colori, oltre che, ben s'intende, della conoscenza di numerosissimi e interessanti particolari sia normativi che tecnici, concluderò col dire, da artista quale sono, che mi accontento di ammirare codesti simboli araldici ove sono raffigurati in splendidi bassorilievi di pietra o di terracotta ad ornamento di palazzi e di portoni
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