| L’ALCHIMIA DEI COLORI |
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INTERNO n.12 acrilico su tela Parliamo un po' di colori, considerando che tutto intorno a noi si manifesta come colore, cioè come luce; infatti definiamo colore anche il nero mentre è soltanto mancanza di luce, ed il bianco benché rappresenti soltanto l'assenza del colore. Sembra un gioco di parole, ma da Pitagora, Democrito e via nei secoli a Newton, Eulero, de Broglie, filosofi e scienziati ne hanno dette sulla luce, appunto, di tutti i colori, della loro diversa lunghezza d'onda, della materia che è un condensarsi della luce e della luce che è uno svanire della materia, e del loro sommarsi insieme in un'unica realtà: l'energia. Studi troppo difficili e misteriosi per chi non ne è predisposto e solo vagamente cerca di capirli accontentandosi di fermare la propria attenzione sullo spettro di Newton, i famosi sei colori: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, violetto, nei quali si divide un raggio di luce che attraversa un prisma di vetro. Essi si distinguono in colori principali, cioè il rosso, il giallo e l'azzurro; e in secondari che sono il risultato della mescolanza a coppie dei colori principali: aranciato (giallo+rosso), viola (rosso+azzurro), verde (giallo+azzurro). Mentre il grigio, che è una tinta neutra, può essere di varie specie in quanto si forma, in vari toni di aspetto freddo, dalla mescolanza del bianco con il nero, oppure dalla mescolanza dei tre colori principali, oppure ancora di uno principale con uno secondario, nel qual caso detti colori sono definiti complementari. Per esempio sono complementari il rosso (principale) e il verde (secondario, poiché ha in sé gli altri due principali giallo e azzurro),i quali costituiscono sempre la triade dei colori principali. E' stupendo osservare come i colori si mescolano, esplodono, si perdono, ritornano in infinite gradazioni e modi e sfumature e contrasti che superano in misura |
illimitata le possibilità della nostra fantasia. Gamme innumerevoli di tinte e di toni che noi c'illudiamo di migliorare o addirittura di creare sulla nostra tavolozza, mentre ci è consentito soltanto di comporre con la nostra immaginazione mosaici le cui tessere sono semplicemente i segni che la natura ha lasciato nella nostra memoria. In certo senso siamo tutti artisti, ma non tutti, sebbene dotati di sensibilità, possiamo esprimere la nostra visione artistica componendo, costruendo, disegnando e dipingendo le immagini che vivono dentro di noi sia pure nel nostro inconscio. Allora ci limitiamo, o, meglio, ci accontentiamo di godere dell'opera altrui che di più si avvicina al nostro gusto, alla nostra capacità di percepire, alla nostra impostazione culturale; che di più, dunque, ci avvince, ci affascina. E mentre la contempliamo incantati, sentiamo di goderla perché inconsciamente dentro di noi la ricreiamo. E tutto ciò in quanto per esprimere il nostro pensiero, la visione che riceviamo delle cose che ci circondano, e che fa parte della nostra vita spirituale, e che urge in una tensione di ricerca metafisica o semplicemente in un abbandono di meraviglia estetica, abbiamo bisogno assoluto di possedere i mezzi tecnici occorrenti per esternarla, per trasportarla nel mondo reale e renderla visibile agli altri, scolpendola nel legno, nella pietra, modellandola nella creta, disegnandola con la matita o la penna, dipingendola con i colori su una qualsiasi superficie. Disporre della conoscenza pratica dei mezzi tecnici e quindi della capacità manuale di usarli, è, pertanto, una necessità primaria altrimenti la manifestazione artistica risulterebbe impossibile, come voler esprimere la poesia che sentiamo dentro di noi senza saper pronunciare o scrivere le parole o magari senza nemmeno saper emettere suoni per farci intendere; come voler comunicare agli altri la musica che udiamo nel nostro animo in un momento d'amore od osservando un tramonto o in mezzo a una bufera, senza saper suonare il pianoforte o il violinood altro strumento musicale. Discorrendo dei colori, e perciò rimanendo nell'arte figurativa, ci piace prima, dato questo casuale accenno all'arte musicale, esporre un nostro appassionato interrogativo, assurdo, forse. Come offrire a un cieco la sensazione visiva dei colori? come spiegargli, descrivergli il rosa a volte freddo di un'alba? o il grigio tenebroso e il blu profondo di una notte di tempesta? o il rosso di un incendio? Così come offrire a un sordo la dolcezza di un madrigale di Monteverdi? o un canto del clarinetto di Goodman? Sono davvero tutte e soltanto sensazioni? Ma non divaghiamo. La ragione artistica esclude la ragione logica delle cose perché non è descrizione e quindi copia del reale empirico; senza però escludere, anzi imponendosi la ragione logica dei propri elementi stilistici che costituiscono il suo linguaggio: le linee, i vuoti e i pieni, l'uso di determinati colori, il tipo di pennellata eccetera, la coerenza delle sue varie parti. E' vero, l'arte è astrazione, essa nasce e vive della sua forma, nella quale si ritrova il significato dell'opera, il suo contenuto; essa ci offre la facoltà di giungere al godimento |
estetico, all'emozione, all'esaltazione contemplativa. E' la sublimazione del reale, è la forma con la quale sappiamo comunicare i sentimenti ch'esso ci suscita; senza giungere tuttavia a certi estremismi che poi, non si sa bene per quali recondite ragioni, finiscono col fare moda, col fare testo, trovando una catena di pensatori pronti a imporla anche nell'insegnamento dei suoi elementi. E ciò appare inammissibile, almeno per gli spiriti liberi che vivono secondo il principio che Baruk Spinoza ha bene esposto e che qui sintetizzo essendo valido in ogni campo: nessuno per diritto di natura è obbligato a vivere (e quindi ad agire e ad esprimersi) secondo il talento di altri, ciascuno essendo difensore della propria libertà. Ed appare pure incomprensibile ricordando il pensiero di Giovanni Gentile: l'arte è il momento della pura soggettività (che per esprimersi, ben s'intende, ha bisogno delle relative conoscenze tecniche). Data la materia vastissima, intorno alla quale sono stati scritti ponderosi trattati, accenneremo semplicemente alla classificazione dei colori che possono essere minerali, vegetali e animali. I minerali naturali sono la terra di Siena, le ocre gialle e rosse, la terra verde di Boemia, l'azzurro oltremare di lapislazzuli; quelli artificiali, invece, sono i metallici come i gialli di cromo e di cadmio, gli azzurri di cobalto, il bianco di zinco, il rosso indiano, i verdi di cromo ecc.. I vegetali, che provengono dalle piante, per di più lacche, sono poco solidi e usati per le velature. Gli animali, infine, che provengono dal mondo animale, e che sono abbastanza solidi, come il carminio e il nero avorio. Oggi esiste una grandissima varietà di colori preparati alla perfezione con il sistema industriale, per la pittura ad olio, a tempera, ad acquerello, a pastello, acrilica; per di pingere su vetro, su stoffa eccetera. Oggi il progresso nel campo della chimica offre la possibilità di una vasta scelta di ottimi prodotti per dedicarsi all'arte figurativa, dall'olio di lino perfettamente depurato alla vernice spray lucida o semilucida od opaca. Oggi parlare di aceto, di acqua di mare, bianco d'uovo, tempera al rosso d'uovo, taurocolla, latte di fico, aglio, patata, miele, gomma arabica, macinatura dei colori e via elencando, ha un senso soltanto come curiosità storica. Ci rimane però la gioia di poter coprire le tele con colori solidissimi di cui esiste in commercio una vasta gamma di tinte, e di renderli lucidi od opachi senza difficoltà alcuna, trovando pronto pure il materiale per l'imprimitura delle basi se non vogliamo dipingere sulle tele e i cartoni dei quali esiste in commercio grande possibilità di scelta. Ci rimane solo d'imparare a disegnare e a mescolare i colori e a stenderli sulla tela, se abbiamo, però, qualcosa da dire e l'ispirazione a dirlo, in un modo nostro, personale, che ci distingua dagli altri, che ci indichi nella nostra naturale individualità. Ed è una combinazione di estrema difficoltà, possibile ma improbabile data l'infinità di operatori in questo campo. Perché la macchia di colore dietro alla quale affermiamo di vedere l'essenza delle cose, o il foro nella tela con il quale affermiamo di esprimere la nostra angoscia esistenziale, o la merda che mettiamo in scatola affermando di voler così ribellarci all'ipocrisia del mondo, sono dei segni caratteristici sì, ma sono tutte balle, non sono certamente arte. B |