| L' A F F R E S C O una tecnica di pittura molto ammirata. |
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LA PIETA' bozzetto per affresco
Questa tecnica della pittura a fresco pare sia stata usata quasi certamente dagli Egiziani in tempi antichi; infatti, a sentire le varie fonti, risulta piuttosto difficile stabilire con esattezza le tecniche praticate migliaia di anni fa per effettuare le pitture murali. Quelle etrusche e romane, per esempio, sono quasi sempre eseguite a encausto, le bizantine a olio e tempera, le orientali a tempera con cera, giungendo poi, nei tempi moderni, a varie tempere a colla di caseina e calce , o cera e resine, dipinte su intonaco impregnato di |
latte magro o acqua di calce. Lo splendore della pittura a fresco si ebbe in Italia col Rinascimento, ben ricordando gli stupendi lavori di Giotto a Padova nella Cappella degli Scrovegni, di Masaccio nella Cappella del Carmine a Firenze, le opere ineguagliabili di Michelangelo nella Cappella Sistina e di Raffaello nei Palazzi Vaticani. Però, richiedendo un'esecuzione rapida e sicura, come del resto nell'acquerello, che non concede ripensamenti, fu piano piano sostituita dal mezzo fresco, in cui una parte veniva eseguita a fresco e una parte a secco. Ma vediamo un po' di addentrarci nella tecnica e di accennare ai materiali necessari per eseguire questo tipo di pittura. Innanzi tutto dobbiamo disporre di un muro, di una superficie sulla quale agire, trascurando che si possono effettuare delle opere anche su intonaci stesi su tavole di eternit o su reti metalliche. Il muro deve essere perfettamente libero da infiltrazioni di umidità, non avere stucchi né cemento né ferri né legni, deve essere martellato, ruvido insomma, affinché l'arriccio possa farvi ottima presa. Si tratta della prima mano,cioè del rinzaffo che si dà in modo grezzo, composto di sabbia e calce e dello spessore che può variare da uno ad alcuni centimetri a seconda dello spessore che sarà necessario per l'intonaco. Precisiamo, dato che è importantissimo per la buona riuscita dell'opera, che la sabbia dev'essere di fiume senza la minima traccia di sale e ben setacciata, e che la calce dev'essere spenta e grassa. Una curiosità: la calce è una pietra calcare ben cotta che, immersa nell'acqua, si scioglie rapidamente spegnendosi e poi, con l'aggiunta progressiva di altra acqua, si trasforma in poltiglia, cioè nel grassello, che viene successivamente coperto di sabbia e lasciato riposare più a lungo possibile, anche un anno; altrimenti può creare sull'intonaco le fioriture e quindi rovinare la pittura. La mescolanza di due parti di sabbia e di una di calce forma la calcina, cioè la malta, che dev'essere preparata con molta diligenza e con acqua pura per evitare nel tempo eventuali possibili screpolature. Gli Egiziani, nel 1500 a.C., vi mescolavano pure della paglia o della stoppa. Interessante è mantenere l'intonaco umido il più a lungo possibile per poter eseguire il dipinto voluto. Perciò le pitture a fresco non vanno effettuate d'estate o comunque in |
un' atmosfera troppo secca. Per gli esterni e nelle vicinanze del mare, inoltre, è necessaria per 'intonaco la calce idraulica, che è un composto di calce, sabbia e pozzolana. Dunque, preparato l'arriccio, si bagna e si stende l'intonaco soltanto sulla parte che si sa di poter dipingere in giornata. Certamente prima bisogna preparare i cartoni, cioè i disegni su carta o su tela, forarne i contorni, appoggiarli sull'intonaco, che deve avere la giusta densità per non rimanere schiacciato, e procedere allo spolvero battendoci sopra delicatamente un sacchetto di polvere nera o rossa. E' evidente che bisogna avere le idee ben precise, disporre di un bozzetto finito, dei vasi di tutti i colori necessari, di acqua pura e di pennelli morbidi. Tutto in ordine e a portata di mano per potersi concentrare sull'opera, e in caso di errore, avere il coraggio di togliere il pezzo d'intonaco, rifarlo e ridipingere. Comunque le giunture delle zone dipinte in momenti successivi possono risultare più o meno evidenti e perciò è consigliabile che l'intonaco sia molto spesso così da richiedere più tempo per asciugare, e che l'ambiente, per il medesimo motivo, sia mantenuto molto umido. L'impostazione del disegno, l'abbozzo, prima che sul cartone veniva spesso effettuato direttamente sull' arriccio per ottenere una visione complessiva dell'opera, in modo grossolano e generalmente con terra rossa o nera, quindi si procedeva a stendere un reticolo, la quadrettatura, per riportare il disegno sulla carta pure essa quadrettata e perfezionarlo. In seguito, steso l'intonaco, che veniva ben premuto e lisciato, si appoggiava la carta e si passava il disegno con uno stilo in modo da produrre un leggero solco nella malta, oppure lo si forava procedendo come detto sopra. Per dipingere, infine, si usavano i colori più resistenti alla calce e precisamente quelli minerali, mescolati con l'acqua; infatti, stesi sulla calcina fresca, che è idrato di calcio, diventano insolubili (come nei marmi colorati) in quanto l'idrato di calcio si combina con l'acido carbonico dell'atmosfera. Secondo la chimica moderna sono parecchi i colori che resistono all'alcalinità della calce, più di quanti non credessero in passato, e, fra di essi, l'azzurro di Cobalto, il verde Smeraldo, il giallo di zinco, il rosso di Cadmio e tutte le terre dalla verde a quella di Siena e alla nera di Venezia. Attualmente questa tecnica è in disuso, ma l'Italia è colma di splendide opere che si possono ammirare ovunque, nelle chiese e nei palazzi nobiliari.
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