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ANDANDO PER ANTIQUARI 09.09 |
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L’uomo moderno è colui che fornicò e lesse i giornali, disse Albert Camus; forse volendo escluderlo dalla possibilità di avere in sé il senso del tempo, quell’insieme di ricordi frammisti di dolori e di piaceri che riempiono il suo spazio, il gusto di rivivere il passato tra le cose del passato anche se non belle, anche se non preziose, ma che sanno di vecchio, di antico, e conservano in sé lo spirito di un tempo che non c’è più; l’opera, il gusto, i pensieri di chi non c’è più, e che rappresenta qualcosa di spirituale, un sentimento che a contatto con le cose, anche solo visivo, riempie l’animo di un piacere indefinibile, con i suoi colori, la sua musicalità. Generalmente le cose antiche, siano strutture architettoniche o quadri, sculture, mobili, oggetti qualsiasi, attraggono la mente, la imprigionano, la limitano nel tempo in cui esse nacquero e che rappresentano; la assorbono, direi, con l’autorità del loro esistere. Una specie di fascino, un qualcosa che instaura un dialogo tra chi le osserva, cioè il tempo presente di chi le osserva, e il loro tempo passato più o meno lontano, il tempo in cui sono state create. Guardare al passato può sembrare assurdo se si pensa all’affermazione di Marinetti che il tempo e lo spazio morirono ieri; ma non lo è, assurdo, perché il tempo e lo spazio sono sempre là a contenerci tutti nel nostro rotolarci eterno nell’infinito, nel nostro ricordare, nel nostro soffrire proprio per il passato, che è irripetibile, specie per quello non dovutamente vissuto e che ricordiamo di più, che è il nostro rimpianto. E l’uomo che si dedica a raccogliere, catalogare, conservare i segni lasciati dal tempo che se ne va instancabile, opere e cose, siano preziose o meno, è l’antiquario. L’uomo che accumula memorie, consuetudini, testimonianze. Ed esse costituiscono la tradizione e sono diverse da ciò che appartiene al presente, che è moderno. Cose che a volte affascinano di più se hanno il loro originale aspetto dell’usato, perché appaiono più vere, vissute, più famigliari. Ci sono tanti negozi di robe vecchie anche ben sistemati, robe di seconda mano in cui si può trovare qualche vecchio oggetto di valore. Ma ci sono pure i negozi di antiquariato autentico. C’è un po’ di tutto nelle nostre città. E c’è molta gente cui piace soffermarsi davanti alle vetrine di questi negozi, anche senza alcuna competenza specifica,ma per curiosare nel passato, quasi per immergervisi, per provare le emozioni di chi |
quelle cose le ha create, toccate, usate. I mobili, librerie, credenze, cassapanche, sedie, poltrone, tavoli, tutti in vari tipi di legno massiccio, dallo stile gotico al barocco al neoclassico al liberty, dallo stuart all’edoardiano, dal Luigi XIII all’art nouveau. E il gusto delle decorazioni e dell’intaglio e dell’intarsio. Il raffronto tra i vari stili, le varie epoche. E poi la serie di specchi, conservati con la loro perfetta piombatura, e di lampadari. E le cornici appese alle pareti in stile con la mobilia. E poi i quadri e qualche scultura e tante stampe d’epoca e orologi e gioielli stupendi di grandissimo valore, anelli, collane, orecchini . E soltanto qualche raro tappeto, perché generalmente i tappeti fanno mostra e mercato a parte. Tutta roba da grandi intenditori, che richiede buon gusto e buona cultura, tanto che, per il motivo cui ho sopra accennato delle robe vecchie e delle robe antiche, parecchie persone entrano dall’antiquario e senza possedere le nozioni necessarie, senza sapere molto, o forse alcunché, di stili, di epoche, e dei valori dei relativi pezzi in vendita, dopo aver visitato curiosamente la bottega, chiedono qualche prezzo mostrando un certo interesse per qualche oggetto. Sappiamo bene che l’abito non fa il monaco e che perciò l’antiquario non sa alle prime battute chi ha di fronte. Generalmente, se non è un novellino, lo intuisce e si comporta di conseguenza e secondo il proprio carattere, e forse con il piacere di avere un visitatore, dato che gente chiama gente; ma senza dubbio piuttosto seccato se costui, e succede spesso, dopo averlo intrattenuto a discorrere su uno e l’altro oggetto dimostrandosi interessato all’acquisto, si meraviglia del prezzo che gli pare troppo alto. Specie se mantiene il tono della persona che se ne intende e che può spendere. E’ il momento in cui l’antiquario, e dipende dal suo carattere, smette d’intrattenere il visitatore e lo abbandona alla sua visita, limitandosi a tenerlo d’occhio perché è semplicemente un perditempo, uno di quelli che considerano l’antiquario un semplice commerciante di roba usata, roba vecchia. Andando per antiquari, invece, si possono imparare molte cose e nell’arte figurativa si possono ammirare talune volte quadri di grande valore, degni dei migliori musei.
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