| L A S E R I G R A F I A |
Poster bozzetto
Dopo aver parlato delle arti grafiche relative al legno (xilo-grafia), alla pietra (lito-grafia) e al rame (calco-grafia), tratteremo ora di un’antica arte di stampa, già praticata in Cina, Giappone ed Egitto in tempi molto remoti: la serigrafia, cioè la grafia a schermo di seta. Una tecnica che fu poi dimenticata e ignorata per un millennio e che, dopo il 15° secolo, ricomparve in Europa nel 1907 per opera di Samuel Simon di Mancester. Iniziò in Cina intorno all’anno 500 d.C. estendendosi e sviluppandosi notevolmente ideogrammi, che venivano tagliati in tanti pezzi singoli di pergamena poi ricomposti secondo il bozzetto e allacciati o incollati al loro giusto posto su numerosissimi fili di seta o capelli umani intrecciati a formare una specie di rete fittissima. Un tessuto, dunque, adeguatamente teso e fissato ad un telaio, sul quale veniva applicato uno stampo, cioè uno schermo riproducente in negativo il disegno da stampare. Su di esso poi si stendeva il denso inchiostro usato per effettuare la stampa e, premendolo con apposita spatola (o racla), lo si faceva filtrare oltre le parti scoperte del tessuto in modo da farlo depositare |
sul supporto da dipingere, che poteva essere di qualsiasi natura. In Giappone si sviluppò soprattutto per le decorazioni dei paraventi e dei ventagli creando opere fini e apprezzate. Un paravento con decorazioni ciclostilate risalente al 700 d.C. si trova nella collezione del Fogg museum at Harvard university. In Europa, nel 15° secolo fu usata per la colorazione di carte da gioco e soggetti religiosi stampati in xilografia. Due secoli più tardi in Francia vennero prodotte da Jean Papillon delle belle carte da parati. Negli Stati Uniti si sviluppò nel 1800 anche per la colorazione e stampa sugli oggetti più vari (orologi, vassoi, pareti, pavimenti, ecc.). E successivamente, con E.A.Owens nel 1921, si giunse alle prime macchine industriali per la relativa stampa, che portarono alla rapida diffusione di questa tecnica semplice ed economica, la quale permette di stampare su qualsiasi oggetto di qualsiasi materiale (carta, vetro, metallo, stoffa, cemento, terracotta, legno, plastica ecc.). Oggi, infatti, senza rendersene conto, si vive completamente circondati da prodotti serigrafici. A New York city nel 1938 Anthony Velonis organizzò con un gruppo di artisti il WPA (Work Projects administration), in quanto da alcuni anni diversi artisti avevano cominciato a fare uso di questa tecnica per creare opere originai a colori. E il nuovo mezzo di espressione venne chiamato serigraphy. La letteratura in merito è piuttosto scarsa e così le note sulle varie enciclopedie, nonostante che la sua pratica si sia molto diffusa e affermata nel dopoguerra anche in Italia, dove si ebbe nel 1956, a Milano, il primo esperimento scolastico di quest’arte presso l’Istituto Rizzoli per l’insegnamento delle arti grafiche. Dato che quando si parla dell’origine di un’arte ci si ritrova in Oriente a fare i conti con l’antica cultura cinese, prima di proseguire nei nostri appunti ci sembra doveroso ricordare le sue caratteristiche, che la distinguono dall’arte dell’Occidente, la quale, in una visione antropomorfica, s’ispira alla figura idealizzata dell’uomo; mentre l’arte cinese, e orientale in genere, predilige la visione cosmico- panteistica, ispirandosi alla natura stilizzata ricca di magia e di simbolismo, in una prospettiva spirituale anziché geometrica. Esposto più sopra in maniera essenziale il procedimento di stampa a schermo, per chiarire che non si tratta di matrici a rilievo o a incavo o piane a differente composizione chimica e |
quindi preparate a ricevere o a respingere l’inchiostro per la stampa, ma che si tratta di filtri attraverso i quali l’inchiostro passa depositandosi in maniera compatta e uniforme in tutta la sua stesura e precisato che non è il caso di addentrarsi in descrizioni tecniche anche per mancanza di spazio, ci limitiamo a segnalare che i metodi di lavorazione possono essere: positivo, negativo, fotografico e a matrici intagliate; e che i tessuti che costituiscono lo schermo possono essere di seta (a fili semplicemente incrociati: taffetas, o a giro di garza: garza di buratto), di nylon, di poliestere, di organdi di cotone e pure di metallo, e che le relative maglie costituiscono, secondo la loro densità per centimetro lineare, la gradazione del tessuto.(Più fitta la trama, meno denso l’inchiostro, più precisa la linea di contorno). La serigrafia d’arte, come nelle altre tecniche, dovrebbe essere un’opera eseguita direttamente, manualmente, dall’artista, il quale dovrebbe disegnare sul tessuto del telaio (come sulla pietra per le litografie) con le speciali matite o inchiostri grassi, quindi stendere su tutta la superficie del tessuto un liquido speciale per riempire tutte le sue maglie che il disegno ha risparmiato, e quindi far sciogliere l’inchiostro grasso del disegno scoprendo così tutte le parti, punti, linee, zone, che andranno stampate, cioè le maglie attraverso le quali sarà spinto l’inchiostro. Il bozzetto, che viene consegnato dall’artista al serigrafo per la selezione dei colori, il loro riporto sui vari tessuti intelaiati, l’esecuzione delle relative matrici e infine la tiratura delle stampe, a rigore di termini non dovrebbe essere considerato serigrafia originale, anche perché la selezione e l’effettuazione dei clichés avviene fotomeccanicamente. Quindi si dovrebbe specificare: quadro di... riprodotto serigraficamente da... e non dovrebbe venire sottoscritto dall’autore del quadro. E ciò anche perché nelle varie fasi di lavoro effettuate da persone diverse, diversa ne può risultare l’impronta. Tuttavia è accettato, come nelle altre arti grafiche, il lavoro collettivo, però sotto la guida attenta e presente dell’artista creatore. Così, durante l’esecuzione delle "copie successive", che sono le prove di un colore, e delle "copie progressive", che sono le prove dei colori combinati, possono essere effettuate delle correzioni e modifiche e dati gli opportuni suggerimenti. Nella serigrafia d’arte, comunque, oltre alla suddetta serigrafia originale, abbiamo la riproduzione d’arte e il manifesto (poster). |