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C H E V O L E T E |
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Che volete, pare che qui da noi si possa scrivere di ogni cosa in ogni momento, perché è tale e tanta la confusione, il desiderio di caos, di anarchia, quel profondo insaziabile bisogno di disordine in cui dibattere, contrastare, volare a sinistra e a destra e di sopra e di sotto, in ogni direzione, sfiorando l’amore e l’odio e ogni ragione, ogni torto. Che volete, i giornali, immensi, pesanti di sessanta pagine perché noi li sovvenzioniamo, che ti lasciano dopo la lettura soltanto le mani nere di stampa. E le tv ipnotizzanti in cui tutti litigano volendo essere gli unici ad apparire pur venendo continuamente interrotti dagli spot per le gocce di orina, per la stitichezza, per le rughe e i seni pendenti, per i sughi di pomodoro, i biscotti alla cioccolata, i miracolosi spazzolini da denti e gl’immancabili poveri magrissimi bambini neri colmi di mosche sulla bocca e sugli occhi. Che volete, cambiate canale e vi appare una mano con una pistola e sentite uno sparo, più spari, e vedete un uomo cadere coperto di sangue. E cambiate ancora canale e vedete un tale che indovina un numero e lo premiano con 500 mila euro. 500 mila euro. Che volete, tra un’immagine e l’altra c’è sempre un politico che vi arringa e vi racconta la verità vera. E ce ne sono tanti. E noi, oltre a pagare loro, molto, paghiamo anche tutto il resto, molto. Ma che importa, siamo liberi, liberi anche di guardare una partita di calcio e gridare godendo quando un ragazzo segna gol, e per questo suo lavoro riceve 5 milioni all’anno, mentre noi ne riceviamo 20 mila per ben che vada. Ma no, davvero? 5 milioni. All’anno. Cioè? Sì, 250 volte di più. Che volete, è la vita. Loro dopo i trent’anni non rendono più, non lavorano più, non guadagnano più. Bisogna pensarle tutte. E poi danno tanto divertimento e soddisfazione alle folle. Che volete, i giovani che studiano, invece, e dedicano la vita alla ricerca scientifica, quando hanno trent’anni continuano a studiare e a cercare e per di più anche qualche euro per vivere. E le folle non provano soddisfazione per tutto ciò che ricevono dai loro studi e sacrifici. Non se ne rendono nemmeno conto. Non vedono, non si divertono. Le folle sono davvero superficiali Che volete, il bello della vita è nella sua varietà. Perciò continuiamo ad essere un paese di sofisti, il paese delle tante verità, delle discussioni infinite, dei cento partitini anch’essi sovvenzionati, dei processi eterni, dell’inconcludenza. Secondo lo studioso Ralf Gustav Dahrendolf, infatti, la varietà, il pluralismo, cioè il diritto di tutti ad essere dappertutto rappresentati, “è la più grande malattia della democrazia perché scoraggia l’indipendenza e rende tutto una poltiglia unitaria”. E pare sia proprio così. Perciò la prima cosa da curare dev’essere l’istruzione e l’educazione alla libertà, la forza a rimanere liberi individualmente, indipendenti, saggi, coraggiosi. E non si tratta certo della libertà dei bulli ora di moda, perché essi non sono affatto liberi, né possiedono le altre indispensabili qualità; essi, semplicemente, senza il branco (il partito) non esistono. Si tratta, invece, di quel senso della libertà personale che un po’ mi riecheggia il pensiero di Spinoza, che da ragazzo mi aveva affascinato; quell’ essere tale da non poter mai rimanere inquadrato in un sistema totalitario, dittatoriale, o in una qualsiasi gabbia ideologica; perché diversamente si sentirebbe umiliato, abbandonato e senza nessuna possibile giustificazione. Libertà, dunque, di cambiare idea e coraggio di dichiarare i propri errori, senza unirsi a gruppi e partiti. Che volete, da che l’uomo incontrò un altro uomo e non fu più solo sulla Terra, capì che non era più completamente, totalmente libero, perché in qualche modo doveva adattarsi all’altro. E la libertà da subito cominciò ad essere relativa dato il rapporto con il proprio simile, benché, in assoluto, già lo fosse dall’inizio, nel rapporto con l’esterno da sé. Che
volete, per essere libero e indipendente, cioè, in definitiva, per essere solo,
cioè per saper essere solo e quindi libero nella moltitudine, ci vuole
intelligenza e molta forza, molta saggezza. Ci vuole l’istruzione per poter
seguire le cose del mondo, di tutto ciò che ci circonda, per comunicare,
capire, discutere. Ci vuole insomma saper tenersi staccati dalle passioni, dalle
emozioni, dai sentimenti che sono poi le caratteristiche essenziali del gruppo
cui si appartiene e che con la passione diventa folla, diventa massa. E i
politici questo lo hanno ben capito e si sono creati il loro robusto castello di
particolari diritti, pieno zeppo di solide nicchie; e lo hanno riempito di
abbondanti privilegi. Quindi, al
sicuro dalla massa, hanno cominciato a dedicarsi al rafforzamento della loro
nicchia, usando ogni strategia, battagliando
tra di loro anche a suon di colpi bassissimi, indifferente la spesa, dato che la
spesa è sempre a carico della massa di rappresentati. Importante, essenziale, rimane soltanto il
loro personale trionfo. Ora che la massa, fattasi più attenta, ha
saputo votare potando qua e là, almeno un poco, il malsano pluralismo, e che
chi è al governo - indifferente chi, sia chiaro, di destra, di sinistra, di
dove volete - finalmente è in grado di fare qualcosa, si può ben vedere come quelli che
hanno perduto le elezioni abbiano cambiato immediatamente direzione e marcia, e
insieme con i tanti rametti rimasti esclusi, abbiano iniziato una battaglia a
suon dei consueti colpi bassissimi: accuse di ogni tipo, squallide offese,
denunce, adunate nelle piazze, occupazione di pubblici edifici, e scioperi;
ostacolando con le motivazioni più assurde l’attuazione del programma di
governo, a iniziare dalla sistemazione di Alitalia, ciechi e sordi al
conseguente immenso danno; e pompando la rivolta addirittura dei bambini delle
elementari per quanto riguarda la riforma nel campo dell’istruzione. C’è sempre negli
Italiani il gusto di dibattere, ma anche di baruffare a basso livello. Ora chi
è stato eletto dalla maggioranza del popolo viene pubblicamente per tv
dileggiato, con sorrisi, loquaci movimenti delle mani, alzata di spalle, e
offeso con parole pesanti, e interrotto mentre espone i propri argomenti; e
certo pubblico, pur non avendo gli elementi per poter giudicare ma essendo
ideologicamente ingabbiato, applaude come fosse a teatro. E non capisce che
tanto peggio va per il governo, tanto peggio va per loro, e tanto meglio va
soltanto per i politici dell’opposizione. Non
hanno davvero capito che è il momento, l’occasione di fare della nostra
democrazia una vera e funzionante democrazia. Bisogna anche saper rinunciare a
qualche propria idea, anche perché tra gli uni e gli altri le differenze sono
poche, e penso, in definitiva, che gli uni e gli altri possano fare bene le
stesse cose, basta mettere o questi o quelli nelle condizioni di poterlo fare. Poche
cose rimangono ma molto difficili da sistemare, sia con gli uni sia con gli
altri. A mio avviso s’intende. Abbattere certi privilegi, diminuire il numero
dei parlamentari e senatori, limitare a due o al massimo a tre le legislature
cui poter partecipare e, al fine previdenziale, considerare il lavoro politico
come una qualsiasi attività regolarmente retribuita, che concorrerà alla
formazione dell’ammontare della pensione a decorrere dal compimento dell’età
prevista per tutti i lavoratori. Che
volete, se non ci pensiamo noi elettori chi ci penserà? Non lasciamoci
distogliere. Non permettiamo che disperdano le loro responsabilità nei meandri
del pluralismo. Responsabilizziamoli! |
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