IL PAESE DEI RISPARMIATORI

 

La storia di sempre   vignetta '48

 

Così si dice dell’Italia. In fondo, a volgere un po’ la mente al passato ci si può rendere conto che i suoi abitatori sono stati in prevalenza coltivatori della terra, creatori d’opere d’arte, costruttori di imponenti e bellissime opere architettoniche, pastori, poeti... e banchieri.

Siamo ai tempi del nascere della lingua italiana tra la scuola di Sicilia e quella di Toscana, delle Signorie, delle lotte fra Guelfi e ghibellini, e fiorisce il commercio internazionale e l’ economia monetaria. Le banche si sviluppano con le prestigiose famiglie liguri, toscane e venete che svolgono la loro azione creditizia in tutta Europa, conosciuti come i Lombardi. 

Essi, però, a parte il prestar quattrini sul sicuro a tutt’ Europa e a spenderli per costruirsi le dimore più lussuose e le torri vanitosamente più alte, e per comprar soldati stranieri per le loro battaglie, mancavano del coraggio per gli investimenti importanti, un po’ fuori dagli orizzonti dei loro palazzi sfarzosamente arredati, dei loro splendidi giardini, e quindi un po’ a rischio.

E gli anni passano, i secoli, con Dante, Petrarca, Cimabue, Giotto, Martini, i Pisano, Brunelleschi, Donatello, della Quercia, tra i tantissimi; e si arriva a Colombo, che, a conferma di certa mentalità, non trovò nessuno in Italia disposto a sovvenzionare quella che da noi, anche per influenza della Chiesa, era ritenuta una assurda avventura, da non metterci soldo: “buscar el levante por el poniente”.        

E se poi, trascorso qualche altro secolo con tanti altri nomi illustri in ogni campo dell’intelletto, ricordiamo il canale di Suez, quando gli Egiziani, in difficoltà economica, dovettero cedere le loro azioni: chi fu a comprarle? Gli Inglesi, che divennero i padroni dello stretto. Gli Italiani, benché lo avessero progettato e avessero contribuito alla sua creazione, benché si trattasse di una porta sul “Mare Nostrum”, non si mossero, così come non seppero in seguito ottenere beneficio alcuno sia a Suez, sia nel Medio Oriente, pur avendo contribuito alla vittoria sull’Impero Ottomano.

Lo spirito della grande famiglia, il senso della collettività che fa forte un popolo e lo tiene unito, mancava davvero su questa nostra terra, e pare manchi ancora.

Infatti, se poi arriviamo ai giorni nostri e con la nostra fama di risparmiatori riflettiamo sulla recente vendita, addirittura svendita, di tutti i beni immobili dell’INPS, che costituivano il nostro capitale, di noi lavoratori, in quanto acquistati sin dal 1922 con i nostri risparmi, cioè con i nostri contributi assicurativi, che pensare? Che l’allegra economia dei politici, ha provocato l’accumularsi di un debito pubblico immenso specie dal ’68 in poi, a fini prioritariamente demagogici, ponendo a rischio la rendita stessa, cioè le pensioni di tutti i lavoratori, il frutto del loro risparmio.

Eppure, guardacaso, i cosiddetti manager, i responsabili delle direttive e dell’amministrazione del “bene pubblico” si sono arricchiti e continuano ad accumulare ricchezza sempre di più,  senza correre rischi, secondo la tradizione. Novelli baroni, novelli banchieri, riservandosi compensi altissimi (500 volte quello di un normale lavoratore) anche se il loro agire risulta generalmente fallimentare.

Bisogna proprio gridare che i politici, per l’interesse al potere a qualsiasi condizione, e i sindacalisti per il loro agire spesso sconsiderato (nel senso che non considerano che la manna dal cielo non esiste), dopo un periodo di vendemmie in campi non pagati e di ubriacature con vino a credito, hanno lasciato alla gente-popolo-plebe i conti da saldare. Sono sempre gli stessi personaggi, superpagati e lucidati, che, a dimostrazione della loro magnanimità, cioè, per essere più veritieri, a garanzia della loro tranquillità e del  loro benessere, hanno portato l’Italia sull’orlo del fallimento;  con i prepensionamenti per le motivazioni più varie; con la cassaintegrazione usata a fini politici e non economici e ad arricchimento di certi “datori di lavoro”; con l’integrazione delle pensioni minime di chi non aveva potuto o semplicemente non aveva voluto risparmiare; con la sostituzione della lira con l’euro o, per essere esatti, con le modalità con le quali hanno permesso si verificasse detta sostituzione, il cui effetto è stato di raddoppiare il costo della vita, e incanalare buona parte della folla verso la miseria. E sono sempre là a consumare la lingua in chiacchiere inconcludenti, e non certo per informare, nel caso specifico della “cartolarizzazione”, su quanto ammonta il capitale realizzato con la “svendita dei beni di famiglia”, e sul suo utilizzo. Su ciò nessun resoconto, benché l’Informazione si ritenga, in quanto tale, obbligata a raccontarci dieci volte al giorno le storie più orribili di delitti, di sangue, di rapine, di stupri e infarcite di non dovute e spesso incaute supposizioni in merito; e si dilunghi a ripeterci che il nostro debito complessivo continua ad essere spaventoso, continua ad aumentare; e che la futura pensione per coloro che attualmente lavorano sarà insufficiente a tenerli in vita durante la vecchiaia, anche perché, precisano ed è il colmo, i loro contributi servono a pagare, oggi, le attuali pensioni, quelle dei padri e dei nonni, secondo la nuova, assurda, improponibile teoria della ripartizione.

Probabilmente certa situazione economica e politica duecentocinquanta anni fa avrebbe provocato  l’innalzamento di altre ghigliottine nelle piazze.

Ma rimaniamo tra di noi, uomini qualunque con qualche piccolo e sudato risparmio, appunto, per renderci conto che anche nel privato ci sono le delusioni. E, sperando non sia vero quello che ha affermato uno studioso cinese, che la morale dell’umanità è determinata dalla ricchezza, cerchiamo di capire almeno approssimativamente come sia possibile che una grossa azienda, che riempie ogni giorno e ogni notte la tv, coprendo la metà  del  tempo con gli spot pubblicitari ossessivamente ripetuti a interruzione dell’altra metà del tempo dedicata alla trasmissione di film o documentari o notizie, a spregio sia degli spettatori sia degli autori; come sia possibile, dicevo, che valga sempre di meno, che il suo valore in pochi anni si sia ridotto a meno di un terzo. E ciò benché dichiari guadagni sempre maggiori e il suo principale azionista continui ad arricchirsi, ad espandersi, evidentemente infischiandosi dei suoi tanti piccoli contribuenti, appunto perché piccoli, perché deboli.

E così pure per una certa banca, sempre del medesimo azionista principale, le cui azioni nel giro di pochi anni sono scese a un terzo del loro valore.

Mistero.

Una banca fallisce, un’azienda fallisce per investimenti sbagliati, indifferente il motivo; e i piccoli  risparmiatori, i piccoli azionisti si prendono la fregatura. In tale caso, però, pazienza, anche loro hanno arrischiato, ed hanno perduto. Ma quando non si tratta di fallimento o di semplice perdita di guadagno da parte dell’azienda finanziata da tanti piccoli risparmiatori, dov’è che vanno a finire i soldi? come scompaiono? dove spariscono i due terzi, in questo caso, dei quattrini investiti? Si tratta allora, di truffe, di falsi in bilancio, di pirateria?

Penso non mi rimanga altro che chiedere a mio nipote  Piero Nicolini, fisico teorico,invitato nelle università degli USA e di alcune città europee ad illustrare la sua nuova teoria sui buchi neri, se possa trattarsi di qualcosa di simile. Chissà che non scopriamo un nuovo tipo di buco nero in circolazione su due gambe qui in Italia, circondato da una schiera di guardaspalle, sicuro di sé, sorridente ed elegante.

 

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                                    per ritornare a  Colombo

                                                          " Blog 24.08.08

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