CI VORREBBE UNA RIVOLUZION      

 

 

 

La situazione della nostra, come dire... patria? comunità? nazione? gente?...si comincia a non sapere più nemmeno questo, disorientati dai vari cervelli politici che continuano con insistenza nelle loro profezie nonostante da almeno un paio di generazioni siano risultate  infondate, ingannevoli.

In  Occidente le rivoluzioni non sono più di moda; e in Italia particolarmente, ove una vera rivoluzione non c’è mai stata, mentre ci vorrebbe davvero. In Italia tutti parlano, sono tantissimi, troppi i politici che parlano, beati nella loro situazione molto ben remunerata in cui, date le numerosissime correnti di pensiero, religiosamente  inginocchiate davanti all’altare del pluralismo, che fa tanto comodo, trovano ogni giustificazione a discutere soltanto e mai a concludere e così a non dover agire.

C’è chi ha fatto una interessante disamina con logico paragone fra mercato e democrazia, dal quale risulta che il primo, nel suo attuarsi quale logica sequenza di effettiva produzione di un bene, quindi di scelta (elezione) di tale bene da parte del pubblico, e infine di remunerazione per il produttore, costituisce una catena di anelli che indica responsabilità; mentre la seconda, che richiede prima la scelta, cioè l’elezione del politico sulla base di promesse, programmi, chiacchiere, e solo successivamente la produzione, in questo caso di atti amministrativi e di governo, i cui effetti non si conoscono al momento della scelta e che possono tranquillamente essere negativi per il pubblico e remunerativi per il produttore, rappresenta la catena di anelli contrassegnata da irresponsabilità.

Nel mercato la produzione e la scelta e il guadagno è una sequenza naturale che causa la naturale sincronica concorrenza di mercato. Nella democrazia c’è prima l’elezione, scelta del politico sulla base del suo programma, delle sue promesse, poi la produzione (cioè la creazione di atti amministrativi e leggi) non soggetta a concorrenza,  e quindi il profitto.  Ma quale,  come,  per chi? Avessimo almeno adottato il sistema maggioritario bipartitico, già voluto chiaramente, tra l’altro, con un referendum della “plebe”, ma che, non accontentando i nostri “nobili governanti”, è stato cassato; avremmo almeno alla fine della legislatura qualcuno da giustamente responsabilizzare e mandare definitivamente a casa, anziché tenerselo per tutta la vita permettendogli pure di crearsi la sua successione.

Nossignori, oltre a non mantenere le promesse essi continuano a distribuirne sempre di nuove, così come quando devono risolvere un problema, diremo sinceramente che devono dare l’impressione di risolverlo, ci studiano una nuova legge che, come le altre, non applicheranno mai.

 Ora parlano i professori nati nel  ’68, gli studiosi, gli storici di quarant’anni; e sono preparatissimi, e sanno tante cose e interpretano quel periodo e lo raccontano anche ai vecchi che lo hanno vissuto, benché da osservatori, come si svolse e cosa significò.  La lotta per la lotta, senza punti di arrivo che potrebbero significare solo nuovo ordine e quindi nuovi oppressori e nuovi oppressi, nuove regole e nuovi privilegi in una nuova pace imposta dal vincitore e perciò certamente ingiusta. Un farsi e modificarsi, insomma, senza pause in una lotta continua, abbattendo tutti i tabù della vecchia morale, i condizionamenti della società repressiva, 

conservatrice, capitalistica, per rendere e mantenere l’uomo libero, quale parte di un’umanità nuova, quell’umanità autentica che possiede connaturate le facoltà di uguaglianza e di libertà. Dicono. La bibliografia in merito è copiosa.Il movimento nasce nelle università  di tutti i paesi sia a est che a ovest dell’Europa e negli USA, quale contestazione allo spirito conservatore: nell’est contro il comunismo dittatoriale che non concede nemmeno libertà di parola e di pensiero, nell’ovest, come negli USA, dove godono di tali libertà ma non le ritengono soddisfacenti perché senza disporre di altri mezzi non possono essere fatte valere

  Questo movimento, contro i conservatori padroni delle cattedre, esce dalle università e si diffonde ovunque, e porta con sé l’idea  anticomunista. Ne seguono ovunque atti di terrorismo col risultato di indignare la gente e di impegnare lo Stato nella ricerca dei colpevoli, nella verifica delle responsabilità, nei processi e nel mantenimento in carcere dei condannati.

Ciò che non dovrebbe avere regole e leggi, in un internazionalismo senza confini occupato da uomini liberi - dall’ “uomo nuovo”,  che fu visto specialmente nella figura di Ernesto “Che” Guevara  -  in effetti si fraziona non solo in nazionalismi ma in provincialismi (Catalogna, Sardegna, Corsica, Bretagna...), addirittura con l’esaltazione  dei dialetti contro l’imposizione della lingua nazionale. E che nel complesso totale risulta negativo perché non unisce ma divide, confonde, allontana, aumenta l’incomprensione. Non si parla di diritti: si parla di uomini liberi, ognuno preso nella propria individualità. Ma è possibile immaginare un ente completamente libero che conviva tra infiniti  enti egualmente, totalmente liberi, senza che ognuno non trovi in tutti gli altri, reciprocamente, i limiti alla propria libertà?

A me sembra che, per quanto riguarda l’Italia, a parte i morti e i gambizzati, e la convinzione dei governanti di aver saputo domare, vincere il movimento del ’68, questo abbia lasciato le cose importanti così com’erano prima; anzi, con la svolta a sinistra avvenuta in quel periodo, abbia dato ai politici l’occasione di ricostituire la nuova casta di nobili, di privilegiati in tutti i sensi; e così ai professori con le loro baronie; mentre la folla, la plebe, benché etichettata  da liberi cittadini elettori, è rimasta intrappolata nella vecchia gabbia dell’apparenza democratica, con la libertà di dire, scrivere, criticare ma senza essere ascoltata, senza avere i mezzi per poter pubblicizzare, diffondere le proprie idee; è rimasta libera di esercitare uno dei suoi più importanti diritti ma inutilmente. Mentre le cose che non disturbano il Potere, anzi lo mettono di più a suo agio in quanto offrono agli “amministrati” seducenti svaghi e distrazioni che orientano il loro desiderio di libertà in tutt’altra direzione, sono state lasciate scorrere come un fiume in piena.

Ciò portò alla corruzione del costume, all’ indebolimento dei valori morali, , alla difficile punizione dei colpevoli di reati anche gravi, alla chiusura dei manicomi, alla soppressione del servizio militare di leva, alla pubblicizzazione della prostituzione mantenendola anonima per rispetto della dignità della prostituta, all’eliminazione del senso del pudore, alla diffusione di stampa e spettacoli 

osceni  e orrendamente violenti, alla mancanza di disciplina nei giovani e di rispetto, comunque sia, per gli anziani, arrivando ormai a tutte le libertà, diciamo ad ogni licenza, come quella di fumare a scuola, di drogarsi, di commettere atti indecenti in classe filmandoli, di contestare e deridere l’insegnante, di telefonare durante le lezioni, di portare armi, di stuprare compagne di studio, di far parte di circoli satanici, di vestirsi in modo disgustoso, coprendosi di tatuaggi, di orecchini, ciondoli e chiodi su ogni parte del corpo. L’elenco di queste belle libertà che distolgono dalla situazione della vita reale è lungo e comprende le discoteche e la morte che compare ovunque ogni sabato sera, e le rapine, le uccisioni per pochi euro, gli incendi devastanti.

Sembra che l’umanità sia impazzita. Pedofili, genitori incestuosi, gay, bisessuali, transessuali, più o meno ben tagliati e cuciti, addirittura con pretese di sposarsi tra di loro, di chiamare famiglia la loro unione, di adottare figli; e di segnare quale schiavo della chiesa chi non capisce tale delirio e vi si oppone.

Ma ai nostri governanti sembra stia bene così, accettano l’esistenza in Italia di una magistratura che ha milioni di pratiche arretrate, che mantiene gente in carcere per anni in attesa di venire giudicata, mentre condannati, dato il sovraffollamento delle carceri medesime, vengono messi in libertà.  Quanti errori ed orrori!  E continuano a farne perché sono italiani pure loro e sanno che qui da noi una vera rivoluzione non ci sarà mai. Sembra che il massimo sia stato fatto proprio dal movimento del ’68.

Chi non vede non vuol vedere che da cosa nasce cosa, che la gramigna, se non è estirpata sul nascere, distrugge tutto.

 

 

 

                               Eletti ed elettori      matita '78

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