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I B A R O N I d e l 2 0 0 0 XI 06
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In
una
mia
corrispondenza
del
1998
con
alcuni
liceali,
in
seguito
alla
presentazione
del
mio
romanzo E
in
noi
qualcuno
grida,
avevo
avuto
occasione
di
scrivere
loro
certe
considerazioni
che
possono
essere
oggi
tranquillamente
ripetute
perché
da
allora
non
è
cambiato
nulla.. Scrivevo:
Continuare
a
parlare
di
carcere
rieducativo,
che
in cinquant'anni
non
ha
rieducato
nessuno,
che
ha
portato
a
uno
Scrivevo:
Esisteva
il
problema
dei
manicomi,
in
cui
non
sapendo
curare
o perlomeno
assistere
l’ammalato,
lo
si
maltrattava
e
troppo.
Il
problema
è
stato
risolto
con
la
legge Basaglia,.
In
che
modo?
Annullandolo:
invece
di
farli
funzionare,
i
manicomi,
li
hanno
chiusi.
Molto
più
semplice,
sbrigativo.
E
hanno
delegato
a
quel
difficile
compito
di
reinserimento
nella
vita
sociale,
a
quella
delicata
e
costosa
assistenza
le
famiglie;
cioè
hanno
lasciato
l’ammalato
in
balia
di
se
stesso
e
degli
altri
a
commettere
anche
omicidi,
a
incendiare
boschi;
così
aumentando
disperazione
e
angoscia.
Ed
ora
è
il
momento
della
legge
Simeone.
Dicono:
le
carceri
non
sono
adatte
alla
rieducazione
e
sono
sovraffollate,
perciò
mandiamo
a
casa
agli
arresti
domiciliari
i
piccoli
criminali
(migliaia,
condannati
ripetutamente
per
stupri
e
rapine),
favorirà
il
loro
reinserimento
eccetera;
proponendo
addirittura
che
i
buoni
cittadini
li
adottino.
Mentre
le
carceri
nuove,
dette
d'oro
per
la
storia
delle
tangenti,
rimangono
da
anni
vuote
in
quanto
il
processo
relativo
alle
truffe
non
è
ancora
concluso,
ed
anche
perché
non
dispongono
di
personale
sufficiente
per
farle
funzionare
(dichiarato
in
tivù
il
23.6.98
dal
ministro Napolitano).
Una
cosa
è
la
teoria
e
il blablablà,
una
cosa
è
la
pratica.
Infatti
c’è
la
nuova
novità
per
non
affollare
le
carceri:
i
tossicodipendenti
e
gli
irresponsabili,
che
commettono
crimini,
non
potranno
essere
incarcerati
in
quanto
non
capaci
di
intendere
e
di
volere... Scrivevo
tante
cose
che
poi
sono
sempre
le
stesse,
perché
la
nostra
nobiltà
non
sa
risolverle:
è
una
nobiltà
fatta
di
chiacchiere
oltre
che
di
tanti
privilegi
e
di
tanti
quattrini
e
di
tante
non
dico
gravi
ma
oscene
rivalità,
che
creano
una
montagna
di
ostacoli
all’agire
nell’interesse
della
folla
degli
elettori,
della
loro“plebe”.
Montagne
di
quattrini
assegnati
dall’Europa
all’Italia,
in
varie
epoche,
per
determinati
interventi:
andati
perduti
per
le
baruffe
e
le
gelosie
dei
nobili;
montagne
di
quattrini
spesi
per
la
loro
pubblicità
politica,
per
il
loro
numero
eccessivo,
ingiustificato,
per
tutto
il
loro
eccessivo
e
malfunzionante
apparato burocratico
che
si
estende,
come
le
stelle
nel
firmamento,
alle
regioni,
alle
province,
ai
comuni.
Continuo a mettere troppa carne al fuoco? dato che generalmente si dichiara che facendolo si finisce col non capire niente? Credo di no. A mio avviso, invece, serve per capire bene almeno una cosa, ed è la fondamentale: che bisogna sapere e volere regolare il fuoco, perché la questione di fondo è sempre la stessa e la si ritrova in ogni argomento. Perdersi a esaminare con specifica, riconosciuta, cattedratica esperienza i vari tipi di carne invece del fuoco, ed evitare di esprimersi su argomenti che esulano dalla propria particolare, accademica competenza, significa rinunciare, abdicare al proprio essere cittadino, cioè parte di una ben precisa collettività. Caratteristica che ha portato alla dittatura negli anni venti e che ormai da sessant’anni non ci consente di avere un governo che possa governare e che possa risolvere il solito grande problema di sempre. O c’è l’uguaglianza e la schiavitù totale e quindi lo scandaloso malessere delle folle e il delinquenziale benessere di chi le tiene oppresse, o c’é la cosiddetta libertà di tutte le persone, di ogni plebeo, che si risolve nella stessa identica situazione: folle di poveri schiavi di orari di lavoro, licenziamenti, scioperi eccetera; e gruppetti di ricchi, ricchissimi che fanno qualche concessione soltanto a quelli che per vivacchiare un po’ meglio li aiutano a dominarle. I primi, per avere qualcosa da chi detiene il potere, si adattano a una comune vita di squallore ma che non li lascia morire di fame. I secondi, per avere la libertà e farsene un vanto, finiscono col morire di fame, di freddo, di malattie su qualche marciapiede. C’è il comunismo, insomma, e il liberismo. Due bestioni che si sono affrontati nel secolo passato in una guerra cosiddetta fredda, dalla quale ne è uscito vincitore il liberismo. Ed ora abbiamo un ex capo comunista dell’ex URSS che, divenuto miliardario dopo la caduta del muro, padrone di pozzi di petrolio e gas, (ma come ci è riuscito, questo comunista cresciuto nella purezza, nell’uguaglianza dell’idealità marxista?) viene in Italia a comperare spiagge e marine. E i nostri illuminati nobili, la cui vista si ferma all’orizzonte dei loro meschini interessi politici, a plaudire perché, dicono, entrano quattrini nelle casse dello Stato. Insomma vendono tutto perché non possono amministrare niente. Forse saprebbero farlo, ma se lo impediscono reciprocamente per quella |
oscena rivalità cui ho sopra accennato. Ci vorrebbe davvero nel nostro sistema democratico uno Stato sociale sulla base della prima idea del socialista Mussolini, incuneata tra i due bestioni come un regolatore di corrente. Parlare di un argomento soltanto? Che ne so, dei dico? e di quello schifo di trasmissione televisiva che riguarda gli omosessuali? Io ne conosco e sono persone ottime, generalmente colte e raffinate. Perché le rappresentano così? Oppure, come a tutti piace, parlare di interventi in Irak e in Afganistan da illuminati statisti, neanche si trattasse di decidere in quale cinema passare la serata. Io ricordo il “68 del Che”. Cosa non fecero in Italia i “nobili” per pura demagogia? La politicizzazione di tutto, con stolte affermazioni come quella, assurda e negativa, in merito ai bambini che hanno diritto di contestare l’insegnante; come quelle che tutti hanno diritto a tutto, alla pensione, alle cure mediche, alla casa; mai citando almeno un dovere. Affermazioni seguite da un’infinità di concessioni come i prepensionamenti, l’integrazione delle pensioni minime e la cassa integrazione a fine politico non per giorni ma per anni, e nel contempo, in evidente contraddizione, iniziando una immigrazione necessaria, mentivano, per sopperire alla mancanza di mano d’opera. E tutto ciò senza nessuna base di sostentamento, cioè senza aver prima creato, a carico di tutti, un fondo per l’assistenza, che è - intendiamoci - cosa umana e giusta, ma che senza quattrini non può essere attuata. Loro, con molta semplicità e irresponsabilità, hanno attinto nel pozzo dell’INPS, in cui esisteva la massa di quattrini versati dai cittadini che avevano lavorato e pagato per garantirsi una pensione proporzionata ai loro versamenti, diciamo risparmi, per intenderci meglio, e che quindi possono, per tale motivo, ritenersi truffati. In quegli anni amministravo a Trieste gli immobili di quell’Istituto e un paio di volte mi successe di essere atteso di mattina fuori ufficio, in strada, da gruppi di comunisti con la bandiera rossa e la falce e martello che scandivano, accompagnati da un consigliere comunale e da alcuni sindacalisti: “le case sono nostre, le case sono nostre”. Allora li facevo accomodare in sala riunioni e cercavo di fargli intendere che i soldi dei contributi dovevano essere investiti al meglio, dovevano rendere per poter garantire ai contribuenti, a momento opportuno, le relative prestazioni; che per tale motivo gli immobili dovevano essere locati alle condizioni del mercato in corso; e che tutto ciò doveva avvenire esclusivamente nel loro interesse, nell’interesse di tutti i lavoratori che pagavano i contributi. Niente da fare. E i “nobili” con il loro comportamento demagogico, la loro conseguente cattiva amministrazione, hanno regalato a destra e manca esaurendo le riserve e così costringendosi addirittura a vendere proprio quella che era la proprietà dei contribuenti, cioè di quelli che oggi sono vecchi; affermando inoltre, e con molta faccia tosta, che oggi le loro pensioni sono pagate con i contributi versati dai giovani, perché le casse dell’INPS sono vuote. La famosa, antieconomica, fallimentare “ripartizione” su cui pontificano i vari vassalli. E tutto ciò, questa poca razionalità, questo vivere alla giornata, ha sempre lo stesso motivo fondamentale, in qualsiasi campo si vada a scavare: la mancanza di un governo che possa governare con ogni relativa, precisa responsabilità. Situazione risolvibile soltanto con il sistema maggioritario bipartitico, già voluto chiaramente, tra l’altro, con un referendum della plebe, ma che, non accontentando i nobili, è stato cassato. Il sistema bipolare manterrebbe il solito casino di infiniti dibattiti per una virgola, un punto, e infiniti ricatti per prendere una qualsiasi decisione, considerato pure quell’assurdo articolo 67 della Costituzione.
Inquilini delle case dell'INPS matita '68
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