| CHI NON BEVE CON ME PESTE LO COLGA |
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Ritornare
sempre
sui
medesimi
argomenti
che
il
grande
giornalismo,
l’Informazione,
sa
trattare
con
raffinata
acutezza,
spesso
sino
alla
nausea,
non
è
mestiere
facile,
specie
ora
all’avvicinarsi
delle
nuove
elezioni,
quando
tutto
comincia
a
bollire
e,
sebbene
ognuno
di
noi
abbia
già
la
propria
idea,
ci
obbliga,
come
diceva
Demostene
in
una
sua
Filippica,
ad
“ascoltare
gli
oratori
che
si
insultano
e
si
accusano
a
vicenda”.
Niente
di
nuovo
sotto
il
sole,
dunque,
dopo
2390
anni.
Oggi
sento
di
dovermi
in
qualche
modo ripetere;
E
i
tanti
giornalisti
giornalmente
scrivono
tante
cartelle
sui
medesimi
soggetti,
sulle
medesime
verità…o
falsità,
secondo
l’angolazione
della
propria
ideologia,
bloccati
sul
binario
del
carro
nel
quale
sono
costretti
a
viaggiare,
anzi,
a
scanso
di
equivoci,
gli
piace
starci
per
loro
personali
convincimenti
o,
diciamola
pure,
interessi.
Ognuno
a
interpretare,
a
descrivere
un
medesimo
avvenimento
filtrato
attraverso
la
rete
del
proprio
credo,
deformato
dalla
lente
del
proprio
inconscio. Non
è
una
novità
per
nessuno.
Sebbene
vi
sia
tanta
indifferenza
verso
l’altro,
verso
“il
prossimo”,
tanta
licenza
e
addirittura
arroganza.
Personaggi
in
gran
parte
modesti,
i
quali,
conquistato
un
posticino
nella
greppia,
diventano
l’emblema
di
ogni
diritto
e
di
nessun
dovere,
dato
che
lo
Stato
li
sovvenziona,
li
mantiene
in
nome
del
totale
diritto
alla
libertà
d’informazione.
Ma
cos’è
che
succede?
Uno
vede
un
oggetto
rosso
e
uno
lo
vede
nero,
ed
ambedue
hanno
il
diritto
di
descriverlo
alla
loro
maniera.
E
poi
c’è
chi
lo
vede
o
crede
di
vederlo
rosa,
chi
grigio,
chi
giallo
o
blu
eccetera.
Ognuno
col
medesimo
diritto
di
convincere
tutti
gli
altri
della
propria
verità.
E
non
c’è
niente
di
nuovo
sotto
il
sole,
niente
di
più
accettabile.
Però
ognuno
lo
faccia
con
i
propri
mezzi;
e
se
la
collettività,
una
parte
di
essa,
condivide
quella
data
visione,
lo
aiuti
a
esprimerla,
dato
che
nella
nostra
concezione
democratica
chi
ottiene
la
maggioranza
può
imporre,
per
un
periodo
stabilito,
il
proprio
punto
di
vista. Sembrerà
una
semplificazione
eccessiva,
ma
ricordando
che
la
natura
non
fa
salti,
che
tutto
deve
avere
il
suo
sviluppo
naturale,
rimanere
nella
universale
legge
dei
numeri,
si
deve
pur
capire
che
l’abitudine
alle
sovvenzioni,
in
qualsiasi
campo
avvengano,
sono
contro
l’interesse
generale,
sono
forzature
che
nel
tempo
creano
inevitabili
squilibri
sino
a
causare
disastri
morali
ed
economici.
Prima
o
dopo
ogni
nodo
viene
al
pettine.
E
di
tali
disastri,
di
tali
nodi,
abbiamo
un
panorama
vastissimo,
che
possiamo
di
tanto
in
tanto
osservare
alla
tv
in
qualche
documentario,
o
leggere
su
qualche
giornale,
su
qualche
libro
sebbene
soltanto
per
interesse
culturale
e
senza
alcun
coinvolgimento. Qualora,
infatti,
uno
apre
un’azienda
e
non
riesce
a
vendere
i
suoi
prodotti,
a
pagare
i
suoi
dipendenti,
dovrebbe
chiuderla
e
cambiare
attività,
e
i
suoi
dipendenti
dovrebbero
cercare
un
altro
lavoro.
Invece
la
collettività,
cioè
lo
Stato
in
nome
di
essa,
con
intervento
di
sindacati
eccetera,
lo
sovvenziona.
E
non
c’è
niente
di
più
antieconomico,
che
alla
lunga
nuoce
a
tutti,
che
ci
obbliga
per
esempio
a
vedere
(SOVVENZIONI) Per rimanere nel campo editoriale, vediamo che vari editori, 495 nel 2003, hanno ricevuto dallo Stato milioni di euro quale contributo acquisto carta, pur sapendo che gran parte dei libri editi finiscono al macero, in quanto gli Italiani, lo si sente spesso ripetere, leggono poco. Per non dire dei giornali. Basta
dare
un’occhiata
in
internet,
al
sito
www.
governo.it
e
cliccare
su
Editori,
per
sapere
di
tutti
i
quotidiani
e
i
periodici
che
vengono sovvenzionati.
Ognuno
con
un
contributo
diverso,
da
euro
464,40
per
il
Dialogo
in
Valle
della
Soc.Coop.
a.r.l.
a
euro
6.817.231,05
per
L’Unità
Nuova
Iniziativa
Editoriale S.p.a..
E
tra
i due
estremi
Il
Manifesto
con
euro
4.441.529,33;
L’Avanti
con 2.582.284.89;
Nuovo
Riformista
con
2.179.597,05;
Liberazione
Giornale
Comunista
con
3.718.490,08;
Avanti
della
Domenica
con
602.024,10;
|
E’,
insomma,
un
sistema
fondamentalmente
errato.
Pensiamo
ai
teatri,
per
fare
un
altro
esempio.
Le
spese
sono
enormi:
cento
coristi,
cento orchestrali, il
presidente
ed
il
consiglio
d’amministrazione
e
via
elencando.
Poi
le
prime
donne
e
i
cantanti
di
grido
che
chiedono
cifre
enormi
per
le
loro
prestazioni,
ingiustificate
in
quanto
non
coperte
dal
prezzo
dei
biglietti,
in
quanto
non
c’è
pubblico
disposto
a
pagarli,
oltre
al
vasto
elenco
di
politici
e
loro
“allegati”
.
Così
tutti
i
teatri
sono
sempre
in
perdita,
con
buchi
neri
piuttosto
profondi
che
lo
Stato,
la
collettività,
di
volta
in
volta
riempie
con
le
sovvenzioni,
cioè
anche
e
soprattutto
con
i
soldi
di
chi
a
teatro
non
ci
va
preferendo
ascoltare
un
dramma
o
una
commedia
o
un’opera
o
un
concerto
nel
silenzio
discreto
della
propria
casa.
Ma
ritorniamo
ai
giornali,
che
come
i
comunicati
via
etere,
sia
della
rai
che
della
tv,
forniscono,
per
quanto
ora
ci
riguarda,
l’informazione
politica.
Con
quale
principio
vengono
erogati
tanti
denari
in
misura
tanto
diversa?
Fermo
restando
che
i
giornali
di
partito
dovrebbero
essere
sovvenzionati
dai
propri
aderenti
e
dai
propri
sostenitori;
e
dovrebbero,
sia
pure
aumentando
il
prezzo
del
giornale,
coprire
tutte
le
spese,
incluse
le
non
trascurabili
retribuzioni
del
personale.
Invece
risulta
che
senza
sovvenzioni
fallirebbero,
come
tutti
gli
altri
quotidiani
i
quali
inoltre
vendono
spazi
notevoli
e
a
prezzi
molto
alti
per
avvisi
pubblicitari,
appelli
di
massaggiatrici
e
massaggiatori,
avvisi
mortuari,
per
non
parlare
degli
avvisi
d’asta
dei
tribunali,
che
speculano
con
le
massime
tariffe
sulle
disgrazie
altrui.
Là
sì
occorrerebbe
una
par
condicio,
e
soltanto
nelle
sovvenzioni.
Ma
le
parole
corrono
e
tra
il
dire
e
il
fare
ci
sono
di
mezzo
gli
oceani
del
mondo.
Non
è
davvero
semplice
dato
che
pretendiamo
tutto
rifiutando
di
fare
sacrificio
alcuno.
Tutto
gira,
si
forma,
si
dibatte
in
una
politica
che
in
effetti
politica
non
è
in
quanto
la
buona
amministrazione
della
polis
viene
trascurata
trasformandosi
in
semplice
per
non
dire
squallida
lotta
di
potere,
in
un
clima
che
ricorda
il
famoso
brindisi
“chi
non
beve
con
me
peste
lo
colga”.
Non
esiste
infatti
assolutamente
collaborazione
tra
Governo
e
Opposizione,
ognuno
ben
retribuito,
con
ogni
tipo
di
garanzia
e
protezione.
Il
primo,
diventato
tale
appena
ottenuto
un
voto
in
più,
non
può
agire
con
efficacia
poiché
non
è
costume
della
nostra
democrazia
sostituire
tutti
i
personaggi
che
occupano
i
posti
chiave
nella burocrazia;
ed
essi,
rimanendo,
vi
remano contro,
lo
ostacolano
poiché
il
loro compito
sembra
non
sia
di
far
stare
bene
la
folla
degli
amministrati,
gli
elettori,
ma
di
far
star
bene
se
stessi
assicurandosi tutti
i
vantaggi
e
i
privilegi
dei
baroni
di un
tempo,
e
di
impedire
agli
avversari
politici
di
concludere
qualcosa
di
buono
che
li
potrebbe
avvantaggiare
nell’opinione pubblica.
Si
tratta
sempre
e
solo
e
squallidamente
di
rivalità
di
partito.
E
il
partito,
nel
caso
nostro
i
tantissimi
partiti che
non
sono
al
potere,
si
batte,
agisce, interferisce
soltanto
per
riconquistarlo.
Di
conseguenza
tanto
peggio
sta
la
massa
degli
elettori
tanto
più
probabile
sarà
per l’Opposizione
di
ottenerlo.
Pertanto, in vista appunto delle vicine elezioni, bisognerebbe avere presente le sante parole di Demostene: “…non bisogna pensare a quello che potrà mai accadere, ma occorre aver ben presente che è assai triste la situazione se non vi decidete a dedicarle la dovuta attenzione e a fare il vostro dovere”. Ed anche quelle con le quali chiude la prima Filippica: “Possa vincere il parere che risulterà utile a tutti” .
Vorrebbe che comprassimo il giornale vignetta 1946
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