|
COSI' E' SE VI PARE |
|
|
|
Che si dice il caso, alla Biennale di Venezia, che quest’anno non ho visitato, ma di cui ho sentito parlare alcuni professionisti nel campo artistico, la ricerca sia nell’arte pittorica che plastica è stata riservata agli stranieri, infatti nei suoi padiglioni non figura nemmeno un artista-ricercatore italiano. E ciò mi è parso quanto meno singolare riflettendo sull’ultimo referendum in merito alla fecondazione medicalmente assistita e alla ricerca scientifica, ed ho ironicamente concluso che da noi viene ostacolato, se non proprio proibito, ogni tipo di ricerca sia scientifica sia addirittura artistica, quasi a voler chiudere un cerchio di comandamenti a rimanere fermi nel passato, a non sfidare l’ignoto con sogni, programmi, ipotesi che non si sa dove possono condurre. I più recenti sondaggi e le statistiche dicono che gli Italiani leggono poco, anche perché sono troppo presi dal lavoro; e perciò si limitano a dare un’occhiata ai titoli dei giornali, chi sa per quali ragioni di quaranta pagine e passa, e a guardare ed ascoltare la tv durante i pasti e un po’ di sera addormentandosi; così rimanendo a un livello di cultura mediocre. Eppure, ciononostante, i servizi offerti dalla tv, che è il mezzo di comunicazione più praticato, almeno di quella pubblica, sono sempre più scadenti, poveri di contenuto, una sequenza di notizie ripetitive: gare motociclistiche, formula uno, campi di calcio e isterismi di folla e giocatori, sfilate di moda con ombelichi scoperti, descrizioni particolareggiate di assassini, di atti terroristici, di tragici incendi, inondazioni, terremoti, e il consueto sciopero giornaliero di qualcuno neanche a dire contro la recessione economica; il tutto spezzettato, intercalato alla ossessiva pubblicità delle pillole per evitare le piccole perdite, per curare le emorroidi, per andare di corpo, per non ingrassare, per dimagrire. E tutto accettato come inevitabile, tutto spinto caparbiamente a fare parte di noi, della nostra vita. E’ proprio il caso, se vi pare, di ripetere ciò che aveva a suo tempo affermato un certo signore: l’ideale del supercapitalista è la standardizzazione del genere umano dalla culla alla bara; e quanto diceva dell’impresa capitalistica, che cessa di essere un fatto economico quando le sue dimensioni la conducono ad essere un fatto sociale, momento preciso nel quale, trovandosi in difficoltà, si getta di piombo nelle braccia dello Stato (cioè sulle spalle del popolo, chiarisco io se ce ne fosse bisogno). Ed è quello che è sempre successo e ci ha portato alle presenti condizioni senza che lo volessimo ammettere. La standardizzazione, in effetti, ricordi di gioventù a parte, oggigiorno corrisponde parecchio alla situazione reale; lo si può rilevare nelle manifestazioni popolari, oltre che dall’osservazione un po’ attenta, disincantata di tante piccole vicende individuali e collettive. Il singolo che si chiude nel proprio egocentrismo e ignora la collettività rimanendo indifferente nella sua sfera individuale e, pur non possedendo nulla di personale e pur essendo marcato dei medesimi caratteri di tutti gli altri, tende a distinguersi dalla collettività nell’illusione di non condividerne le sorti e di non essere semplicemente uno dei tanti. E’ il nostro tipo di società infatti, la quale - rimanendo nei limiti della nazione, dato che in Europa detti limiti per scomparire avranno bisogno di qualche secolo ancora o di qualche guerra mondiale - è davvero piena, proprio satura di inspiegabili contraddizioni. L’ultima, recentissima costatazione ci viene dal referendum del 12 giugno cui ho fatto sopra riferimento, dal quale è impossibile non dedurre che i suoi tanti individui sono privi della maturità necessaria ad avere coscienza del proprio essere persona, individuo singolo, unico, con i propri confini ben determinati, inconfondibili, con la propria conseguente peculiarità di persona libera. Perché lo dico? Perché ho tale impressione? Perché astenendosi dall’esprimere il proprio pensiero su una legge e quindi la propria volontà di accettarla o meno, pur ponendo essa dei limiti, dei divieti alla sua azione, come individuo, nella sua sfera personale, non nei rapporti con gli altri, ha in effetti rinunciato alla propria libertà; ha dimenticato o semplicemente trascurato di esercitare il proprio naturale diritto. Non è poco e mi fa rammentare i milioni di afascisti, i famosi furbi che io giudico piuttosto ignavi, vegetati sino al 25 luglio 1943, i quali costituirono il fertile terreno in cui è stata seminata e ha germogliato la rovina dell’Italia. Sempre per quel lasciare le decisioni agli altri adducendo i motivi più diversi. Pronti poi a
|
giudicare e a condannare, quando generalmente è tardi ed agire non comporta rischio alcuno. La legge che proibisce di scegliere e decidere per se stessi, che priva del diritto alla propria vita come uno la desidera, l’immagina, la vuole, non può essere una buona legge e va respinta. Una legge che vieta la ricerca scientifica, che vieta a una mente di sognare, di provare, di rischiare oltre i confini di quanto al presente è noto, e senza nuocere ad altri, non può essere una buona legge e va respinta. Per coloro che si sono astenuti non esiste scusante in merito. Chi si defila per le difficoltà insite negli argomenti proposti, o perché momentaneamente si ritrova estraneo a certa problematica, o perché reputa l’andare a votare un inutile perdita di tempo qualunque ne sia il verdetto - in quanto memore della non applicazione dei risultati di referendum precedenti - dimostra soltanto la sua completa indifferenza e quindi il poco o nullo rispetto per la sua stessa persona oltre che per quella degli altri membri della collettività. Non esiste scusante in merito se egli permette al Potere di non conformarsi, in mille modi subdoli, a quanto stabilito col referendum; se almeno non prova a impedirglielo, dimostrando di saper battersi per difendere la propria dignità, abbandonandosi per pigrizia o per ignoranza o sia pure per paura in uno stato di privazione, di rinuncia al proprio essere libero, padrone di sé, del proprio destino. Siamo sempre a quanto insegna Sofocle in merito al diritto e alla legge. Io non entro nel merito della legge con tutti i suoi commi e precisazioni e finezze, che in parte possono anche essere condivisi: io mi fermo al principio, io faccio una questione di principio, che è semplice, essenziale. Quanto alle contraddizioni cui ho alluso, sono evidenti. Un popolo che nella stragrande maggioranza dà il voto alla sinistra, ai comunisti, e, trascorsi due mesi, nonostante le incitazioni dei suoi capi, nonostante quelle che dovrebbero essere le sue convinzioni di laicità, di libertà, data la fede politica che pratica, non dovrebbe lasciarsi imporre dalla destra una legge restrittiva in merito ad alcune libertà individuali, e apertamente appoggiata dal clero per secoli pronto con la tortura e i roghi a impedire a ognuno di uscire dal cerchio tracciato dalla sua infallibile mano, dalle sue verità rivelate. Eppure. Si può perciò concludere che così è se vi pare e anche se non vi pare.
|