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LA MEMORIA DELLE COSE 4.05 Il valore del ricordo sta in questo: che ci fa capire che nulla è mai passato (E.Canetti) |
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Scrivere
di
attualità
su
un
trimestrale
obbliga
a
rimanere
nella
panoramica
generale
e
a
fare
delle
scelte,
infatti
sono
molti
gli
avvenimenti
che
si
succedono
incessantemente.
Perciò
fermiamoci,
in
questo
primo
scorcio
del
La
prima
disegnata
da
artisti
di
parte
e
perciò
in
panorami
difformi
e
con
effetti
di
segno
opposto;
la
seconda
vissuta
al presente
da
due
fanatismi
contrari
che,
proseguendo
a
vivere
e
ad
apprendere
ogni
accadimento
attraverso
i
filtri
delle
proprie
ideologie
non
riescono,
né
pare
lo
vogliano,
a
trovare
o
perlomeno
a
concordare
un
significato
comune.
Ora,
una
parte,
la
vincente
nel
Mi
sembra
che,
ai
fini
pratici,
tale
situazione
sia
piuttosto
assurda
poiché
ognuno
impone
le
proprie
motivazioni
e
pretende
che
l’altro
non
ne
abbia.
Un
gioco
di
violenza,
quindi
(checché
ne
dicano
i
pacifisti),
che
porta
a
modificare
nel
tempo
le
situazioni,
le
verità.
E
da
generazione
in
generazione
abbiamo,
già
ora,
a
distanza
di
soli
60
anni,
che
i
ragazzi
non
sanno
più
dell’esistenza
di
Ragusa,
per
fare
un
esempio,
e
cominciano
a
credere
che
l’Istria
e
In
proposito
bisogna
ricordare
che
i
politici
di
sinistra,
da
sempre,
e
non
solo
dal
1918
o
dal
1945,
si
sono
schierati,
pur
contro
gli
interessi
della
propria
patria
Italia,
a
favore
delle
genti
slave,
le
quali
hanno
sempre
premuto
su
queste
terre,
sia
con
le
migrazioni,
sia
con
l’azione
dei
loro
intellettuali,
tra
i
quali
si
può
ricordare
Peter
Kozler
che
nel
1848,
rifiutando
i
versi
di
Dante
in
merito
ai
confini
d’Italia,
affermava
che
Certo,
ognuno
ha
le
proprie
convinzioni,
le
proprie
aspirazioni,
la
propria
fede;
ma
così
ogni
altro
ha
il
diritto
o
perlomeno
la
facoltà
di
contrastarle
se
in
qualche
modo
riguardano
il
suo
orto.Vediamo
un
esempio
classico
di
come
si
mutano
le
verità.
Caso
attualissimo,
che
non
mi
stancherò
mai
di
raffrontare
ai
fatti
dell’Istria
e
della
Dalmazia:
Mentre della Giordania nessuno parla più, come se fosse fuori
del
mondo,
specie
dopo
il
“settembre
nero”,
quando
i
Palestinesi
di
quella
parte
della
Palestina
chiamata
appunto
Giordania,
costituito
un
regno,
nonostante
la
loro
bassa
densità
abitativa
(75 ab/kq),
hanno
respinto
i
fratelli
che
giungevano
dalla
parte
chiamata
Israele,
con
alta densità
abitativa
(300 ab/ kq),
e
non
l’hanno
fatto
graziosamente,
tanto
che
il
massacro
fratricida
viene
ricordato
come
“settembre
nero”.
E
chi
ne
parla?
E
chi
ricorda
che
le
terre
occupate
dagli
Ebrei
sono
state
in
buona
parte
acquistate?
e
che
da
deserto
e
palude
gli
Ebrei
ne
hanno
fatto
orti
e
giardini? I
filtri
ideologici
sono
davvero
il
male.
Mi
riportano
alla mente
il
pensiero
di Pitigrilli,
benché
ironicamente maschilista,
quando
insinuava
che
“le
donne
ragionano
con
l’utero”;
e
ciò
in
quanto
gli
ideologi
con
il
cervello
non
ragionano
di
certo.
Insomma,
il
raffronto
con
l’esodo
dalle terre
italiane ora
occupate
dagli
Slavi
mi
viene
istintivo
per
capire
che
là
dove
non
c’è
violenza
non
c’è considerazione, e
che
chi
subisce
senza
reagire,
dirottare
aerei,
far saltare
edifici,
ammazzare
gente,
come
hanno
cominciato
a
fare
i
Palestinesi nel
1970,
continua
a
essere preso a metaforici calci in
faccia. (Ed anche qui: checché ne dicano i pacifisti). |
popolazione per recuperare i cadaveri. Non mi metto a ricordare i principi del diritto alla cittadinanza e alla nazionalità e i relativi doveri a proposito dei tre terroristi slavi che hanno fatto saltare con dinamite il giornale nella attuale piazza Silvio Benco nel 1930, uccidendo il giornalista Negri (ora, tuttavia, onorati con un monumento in Carso); e quanto predicava il signor Togliatti per dare queste terre alla Jugoslavia; e quanto gridavano in Italia che la storia delle foibe “è falsa, una conseguenza della propaganda fascista”, basta rivedere i giornali dell’epoca; e la storia dei comunisti monfalconesi andati a lavorare nel paradiso della Jugoslavia quale controesodo per edificare il comunismo, con le conseguenze che sappiamo.
Ricordo,
però,
e
con
forza,
che
bisogna
distinguere,
per
il
proprio
giudizio
storico,
il
prima
e
il
dopo
25
luglio
Furono
lo
spirito
nazionalistico
portato
da
Napoleone,
la
ventata
di
ritorsioni
austriache
contro
gli
Italiani
dopo
la
sua
sconfitta
(ora
siamo
a
Vienna
nel
1815),
e
la
conseguente
finalizzata
esaltazione
del
popolo
slavo,
che
crearono
il
contrasto
fra
Italiani,
Sloveni
e
Croati;
i
primi
che
diventarono
irredentisti,
e
gli
Slavi
che,
per
di
più
aizzati
dall’Austria,
crebbero
le
loro
voglie
di
occupare
le
terre
italiane
(si
può
leggere
in
merito
“slovenski
in
italiajanski
socialisti
na
primorskem
1900-1918
socialisti
sloveni
e
italiani
nel
litorale,
del
1979 - Atti
del
convegno
a
Trieste
sul
socialismo
nel
tempo
di
Henrik Tuma).
E
fu
la
situazione
non
facile
e
già
bell’e
confezionata
che
il
fascismo
si
trovò
a
dover
affrontare
e
risolvere
dopo
la
prima
guerra
mondiale.
E
qui
ci
mettiamo
un
amen,
dato
che
per
i
più
svariati
motivi
ognuno,
perdendo
di
vista
la
situazione
globale,
pretende
di
non
mollare
le
proprie
convinzioni.
All’inizio
ho
precisato
che
avrei
scritto
su
due
argomenti,
e
nelle
poche
righe
che
mi
rimangono
penso
di
poterlo
fare
in
quanto
della
faccenda
irachena,
per
la
quale
tutti
hanno
già
versato
fiumi
di
parole,
considerazioni,
opinioni,
giudizi
precisi
e
certi
(fosse
stato
uno
non
inquadrabile
nel
pensiero
di
Pitigrilli
che
ho
più
sopra
ricordato!),
affermo
semplicemente
che
agli
Italiani,
anzi,
alla
maggioranza
degli
uomini
potrei
dire
occidentali,
i
quali
per
il
dovere-diritto
all’informazione
e
alla
libertà
di
pensiero
e
di
espressione
sono
disposti
a
tutto,
si
dovrebbe
pure
lasciare
la
libertà,
e
quindi
anche
il
dovere,
di
risolvere
da
sé
i
propri
problemi;
o
perlomeno
non
consentirgli
di
creare
caos
con
informazioni
imprecise,
distorte,
esprimendo
giudizi
di
parte
basati
su
opinioni
e
impastati
di
ideologia. La gente, purtroppo, la gran massa della gente, la folla insomma, segue i propri beniamini credendo in loro e senza possedere gli elementi di giudizio, ciecamente. Ed è situazione che spesso risulta disastrosa.
Senza titolo - acrilico su tela '04
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