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IL TERRORISMO DILAGA
E |
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Negli
ultimi
giorni
del
passato
millennio
dipinsi
un
quadro
rappresentante
“l’ultima
cena
del
Nonni,
figli
e
nipoti
seduti
intorno
al
tavolo,
con
gli
occhi
fissi
alla
tv,
e
con
il
cellulare
in
mano.
Senza
comunicare
fra
di
loro,
chiusi
ognuno
nella
propria
bolla…
di
che
cosa?
indifferenza,
egoismo,
superficialità?
incapacità
di
credere
nell’altro
e
di
amarlo?
o
fretta
di
vivere,
mancanza
di
fede
per
l’assenza
di
quei
valori
spirituali
che
travalicano,
dimenticano
il
benessere
materiale? Aggrediti
dall’informazione
pubblicitaria,
che
usa
interrompere
di
continuo,
in
modo
irritante,
il
filo
dei
pensieri
e
delle
emozioni
di
chiunque
segua
un
qualsiasi
programma,
bambino,
adulto
o
vecchio
che
sia.
Quell’informazione
ripetuta,
gridata,
che
provoca
una
sorta
di
confusione
intellettuale,
di
mosaico
di
immagini
e
di
sensazioni
fuori
di
ogni
razionalità;
che
costringe,
per
un
inconscio
bisogno
di
difesa,
a
una
generale
disattenzione
e
superficialità,
e
che
conduce
a
uno
stato
di
assoggettamento,
di
plagio,
di
massificazione. Ed
è
ciò
che
ho
voluto
dipingere,
rappresentandone
per
assurdo
le
naturali
conseguenze.
I
personaggi
del
quadro
stanno
guardando,
mentre
mangiano
in
un
triste
mutismo,
uno
spot
che
pubblicizza
la
bontà
della
“merda
in
scatola
senza
conservanti”,
e
nei
loro
piatti
e
sui
loro
cucchiai
c’è
la
merda
che
loro
hanno
imparato
a
mangiare
e
a
gustare
a
forza
di
sentirselo
ripetere.
Così
come
hanno
imparato
a
seguire
con
indifferenza,
senza
un
effettivo
coinvolgimento
emozionale,
le
notizie
relative
a
stupri
di
bambini,
ad
assassini
di
genitori,
a
migliaia
di
morti
per
incidenti
automobilistici,
ed
a
quelli
causati
dalle
bombe
dei
terroristi
e
non.
Notizie,
spot
che
rendono
milioni
di
euro,
inseriti
nelle
partite
di
calcio,
negli
spettacoli
di
danza
e
musica,
nei
film,
nei
dibattiti
politici
e
culturali,
ovunque. Siamo
entrati
in
un’epoca
in
cui
il
benessere
ci
ricopre
con
le
sue
tante
voluminose
scorie
più
o
meno
inquinanti
e
diventa
grave
malessere,
e
diventa
insensibilità
per
le
sofferenze
degli
altri;
un’epoca
in
cui
con
la
globalizzazione
e
il
fallimento
del
marxismo
ci
si
sta
ponendo
sulla
via
del
ritorno
alle
classi
sociali,
in
cui
si
ricomincerà
a
scavare
l’abisso
tra
ricchezza
e
miseria,
in
cui,
quale
conseguenza,
riappariranno
i
solitari
uomini
di
buoni
sentimenti,
gli
altruisti,
gli
eroi,
coloro
dei
quali
tutti
dicono,
anzi,
strombazzano,
un
gran
bene,
ma
il
cui
esempio
nessuno
segue.
Maggiori,
infatti,
sono
le
parole,
le
dimostrazioni
di
piazza,
gli
sbandieramenti,
e
minori,
meno
incisive,
sempre
più
sfumate
risultano
le
azioni.
E
i
valori
che
stanno
per
rimettersi
in
corsa
sono
sempre
gli
stessi
di
tempi
lontani,
in
modi
diversi,
ma
sempre
gli
stessi:
l’egoismo,
l’arroganza,
la
cieca
fede
in
una
religione
male
interpretata;
tutti
forieri
di
morte
sia
per
bombe
sia
per
fame. Gli
uomini,
diciamo
meglio
gli
esseri
umani,
femmine
o
maschi
che
siano,
per
quanto
predichino
il
bene,
l’amore,
la
comprensione,
il
perdono,
l’altruismo,
hanno
sempre
dentro
di
sé
l’istinto
di
conservazione,
di
difesa
del
proprio
essere,
di
centralità,
di
esclusione.
Una
forza,
una
spinta
naturale
innata
di
cui
non
possono
nemmeno
venir
considerati
responsabili.
Mentre,
invece,
dovrebbero
essere
considerati
tali Locke
affermava,
nel
1600,
che
non
esistono
verità
innate,
che
le
idee
si
formano
nel
cervello
dell’uomo
attraverso
la
sua
materiale
esperienza,
le
sue
fisiche
sensazioni.
Teoria
forse
vera,
forse
no,
ma
che
ci
obbliga
a
concludere
che,
comunque
sia,
egli
può,
e
perciò
deve,
tendere
a
migliorare
la
propria
natura
al
fine
di
migliorare
i
rapporti
con
gli
altri
esseri
umani.
Un
dovere
che
con
una
certa
ipocrisia
definiamo
morale,
ma
che
esiste
in
quanto
riguarda
l’interesse
stesso
di
chi
lo
accetta,
di
ognuno
di
noi,
e
che
quindi
finisce
col
configurarsi
come
esercizio
di
un
diritto,
direi
proprio
col
divenire
tale;
situazione
che
oggi
è
molto
in
voga:
il
diritto
a
una
vita
migliore,
il
diritto
a
un
lavoro,
il
diritto
alla
pace,
il
diritto
a
uccidere,
il
diritto
a
tutto.
Alla violenza non si può, anzi, non si deve offrire cristianamente la possibilità di altra violenza, offrire l’altra guancia. Equivarrebbe a lasciarsi schiavizzare, a rinunciare alla propria identità, a scomparire, perché non si Un principio in Italia girato e rigirato, di cui nuovamente si parla ma che sempre si teme, e che rappresenterebbe probabilmente la soluzione migliore. Un principio, un’ idea afferrata, invece, e attuata negli USA un paio di secoli or sono, con il bipartitismo e la repubblica presidenziale, che ha fatto diventare ricca e potente l’America del nord; mentre altri Paesi, anche più ricchi, privi diquel pragmatismo tipicamente |
nordico, i quali non hanno saputo rinunciare a qualche piccola libertà
personale nell’interesse della comunità, e a qualche piccolo personale
ideologico convincimento, si ritrovano sempre sul filo del E’ una verità che non può essere
ignorata, che con l’imprimatur di una religione appare chiara e tragicamente
viva specie ai giorni nostri; e che nessuna predica, nessuna virtù, nessun atto
di bontà potrà mai modificare, così come proclamano a gran voce tutti coloro
che si dichiarano pacifisti e che però smettono di esserlo non appena si
ritrovano di fronte alla minaccia di ricevere personalmente uno schiaffo. Non si può dialogare con chi si rifiuta
di ascoltare e alle parole, alle preghiere, alle invocazioni risponde con i più
vili attentati dinamitardi. L’impulso
alla violenza e quindi l’effettivo ricorso ad essa per risolvere
un
problema,
un
contenzioso,
si
sa,
è
nella
natura,
nell’istinto
di
tutti
gli
animali
e
perciò
anche
degli
umani.
Ma
quando
giunge
a
manifestarsi
proditoriamente
contro
i
deboli
e
gli
inermi
per
creare
il
terrore,
quando
si
scarica
sui
bambini,
sugli
esseri
innocenti,
per
ricattare
la
parte
nemica,
deve
essere
combattuta
con
ogni
arma,
repressa
nel
modo
più
duro,
più
spietato.
Essa
denuncia
la
squallida
vigliaccheria
che
li
anima,
la
loro
paura
di
affrontare
il
nemico
faccia
a
faccia,
a
volto
scoperto;
dimostrando
così
la
propria
intima
pochezza
e
per
di
più
riconoscendo
con
le
proprie
vigliacche
e
crudeli
azioni
la
netta
superiorità
morale
di
chi
colpiscono,
e
il
suo
fondo
umano
di
bontà
ch’essi
non
riescono
a
ritrovare
in
se
stessi. A
parlare
dell’informazione
e
del
terrorismo
saltano
fuori
un’infinità
di
argomenti
che
sembrano
disparati
pur
avendo
un’unica
matrice
che
li
tiene
inesorabilmente
uniti,
intrecciati
in
quella
sequenza
di
cause
ed
effetti
di
cui
è
costituita
la
vita,
la
storia. E’ una violenza esercitata su di noi, sui nostri bambini, su ogni tipo di persona forte o debole che sia; e gli effetti a lungo andare, come l’informazione pubblicitaria di cui ho di proposito parlato prima, per la gran parte di persone non possono che essere negativi, deleteri.
Su che cosa e di chi devo e posso parlare?
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