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STATI
UNITI
D’EUROPA?
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Stiamo vivendo un momento particolare della nostra vita, noi europei, direi importantissimo perché costituisce il momento in cui dovrebbe concludersi, bene o male che sia, ma comunque concludersi, la travagliata storia dell’Europa, e più precisamente delle tribù, dei popoli che in essa vivono da milioni d’anni. Concludersi si fa per dire, in quanto nelle vicende umane, nelle guerre e nelle paci, negli odi e negli amori, nelle esaltazioni e nelle cadute degli uomini - termine che, almeno nella cultura occidentale, nostra, europea, vuole significare le persone umane senza distinzione di sesso e dunque anche le donne - non ci sia nulla di definitivo. Pare che questi animali maschi e femmine, occupatori della Terra, forniti, chi più chi meno, della facoltà di ragionare, cioè di sommare, sottrarre, moltiplicare, dividere, od anche solo di scorgere e ritrovare, le nozioni depositate da sempre nella loro memoria - facoltà che hanno stabilito di chiamare intelligenza, intuito, creatività - siano però, prima di tutto, impediti, frenati, direi quasi incatenati, dall’amore per se stessi, che altro non è se non l’istinto di conservazione e, a voler un pochino approfondire, l’egocentrismo più esasperato, la presunzione più sfacciata. Una semplice, elementare esistenza da automi. Ciò a voler sintetizzare, semplificare. Ed è una situazione riscontrabile sia nel piccolissimo tra rioni di una cittadina, sia nel grande tra Stati di un continente. Dunque Stati Uniti d’Europa, una questione che non può non farci ricordare la nostra storia italiana, le nostre tante difficoltà per unirci in un unico Stato. Bisognerebbe dire riunirci, dato che per secoli fummo un solo popolo, nella monarchia, nella repubblica, nell’impero di Roma. Perciò, considerando che tale unione, ormai ai tempi nostri, deve avvenire democraticamente - si potrebbe azzardare l’affermazione: sta avvenendo - dovremo prima di tutto stabilire di quale tipo d’unione debba trattarsi. Confederale o federale? Per essere più chiari: unione come alleanza di tanti Stati? Il che sarebbe facile perché le alleanze nascono e muoiono, non sono definitive e lasciano a tutti la propria identità e perciò stesso riconoscono le differenze, l’importanza, la classe dei vari membri che la costituiscono. O come costituzione di uno Stato unico, con un’unica bandiera, un unico governo, un unico presidente, un unico esercito, e, ben s’intende, un unico interesse comune: il benessere e la pace di tutto il popolo europeo nel suo complesso, senza distinzioni di nazionalità, e tutti con la medesima, unica cittadinanza: l’ europea? Il che appare ancora come un sogno. Sogno che forse gli Europei riusciranno a realizzare, ma chi sa quando, dati i loro cocciuti caratteri nazionali, le loro ben radicate presunzioni, e la loro effettiva incapacità di assimilare il mondo ebraico. Anche il Gioberti, all’inizio del Risorgimento, era propenso al federalismo tra i vari staterelli italiani; ma poi, di fronte alle chiacchiere dei repubblicani, all’eccesso di municipalismo dei democratici, e alle dispute continue dei tanti piccoli “sovrani”, ripiegò sull’idea dell’unità d’Italia da attuare con le armi, dato che i Savoia erano disposti a farlo, gli unici. Ed è una tendenza che persiste, a parte il periodo del centralismo fascista, e che i democratici governi centrali di Roma si provano ad evitare con le autonomie regionali. Certo
però
che
adesso,
in
questo
nostro
scorcio
dell’
eterno
in
cui
dovremo
misurarci
con
gli
altri
popoli,
direi
con
gli
altri
fratelli
del
continente
Europa,
e
non
in
colloqui
e
giochi
da
caffé,
ma
nelle
quotidiane
difficoltà
di
una
vita
matrimoniale,dovremo,
Sarà un reciproco adattamento per poter conviverci, perché tutti ci ritroviamo sul medesimo sentiero segnato tra fiumi di sangue già nei millenni passati. Il sentiero del destino che ci accomuna. Perciò sarà inevitabile riuscire ad avere |
una visione complessiva, globale, di quella che in fondo è la nostra vita nelle sue manifestazioni essenziali. Dovremo insomma imparare a distinguere l’accessorio dal necessario, senza inutili e dispersive sottigliezze e sofismi, sapendo compiere qualche rinuncia ma anche sapendo pretenderla dall’altro, perché tutti dovremo saperci porre e rimanere sullo stesso piano di fraterna parità, senza permettere l’esistenza di presuntuosi “primi della classe”, senza accettare assurdi diritti di veto che, tra l’altro, rappresentano la negazione dei principi della democrazia. Sarà molto difficile creare una simile Europa, in cui ci si possa muovere in libertà, senza quei campanilismi ingigantiti che sono le forzature nazionalistiche, democratiche o meno; e quindi senza tutte quelle rivalità, quegli odi, quei rancori che sono ancora sparsi su questa nostra terra europea, ed evitando quel gioco che i popoli germanici e slavi avevano nel sangue, e pare abbiano ancora: il gioco, sempre tragico, della pulizia etnica. Vecchie presunzioni di superiorità di questa nostra razza bianca, anche tra i suoi singoli gruppi o famiglie o popoli che con le forzature nazionalistiche mantengono vive le dispute, le paure, le spinte allo scontro, indifferente di che tipo e gravità. Ne elenco le più importanti segnando i confini tra i vari Stati.
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