LA NATURA , L’UOMO, L’ARTE

E adesso?  matita '80

    E’ un tema piuttosto difficile ma affascinante, perché segna un susseguirsi predestinato di eventi nei quali l’uomo si ritrova avvolto, da sempre, come in un intrico di fili multicolori che compongono tutto l’universo, e  fra i quali si agita e sui quali si arrampica e si rotola cadendo e rialzandosi, animato da un istinto, una forza interiore che fa parte di lui, che è lui stesso, con la facoltà di avere coscienza del proprio essere, del proprio esistere; qualcosa che lo distingue da tutti gli esseri viventi che brulicano nello stesso intrico di fili e nascono e muoiono rimanendo però eternamente uguali a se stessi.

C’è in lui qualcosa d’inspiegabile, di misterioso, che ha del sublime e che lo guida, lo sospinge all’idea del divino. C’è in lui la facoltà d’immaginare, di intuire, di ragionare; e ciò oltre le immediate necessità della sua materia, quelle stesse necessità che obbligano tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, a cercare e assorbire gli elementi indispensabili al loro esistere.

    L’immaginazione e l’intelligenza, che lo portano ben oltre l’uso degli artigli e delle zanne per soddisfare i propri bisogni riempiendo il vuoto fisico che sente periodicamente dentro di sé; che lo portano ben oltre la creazione del nido o tana o capanna in cui trovare rifugio e sentirsi protetto dagli altri esseri viventi e dagli strani, incomprensibili fenomeni che avvengono intorno a lui, come le tempeste con tuoni e spaventosi fulmini ed acqua scrosciante e neve e grandine, come i terremoti che fanno vibrare la cosa sulla quale si appoggia e si muove, e nella quale causano il formarsi di crepe e voragini buie.

    L’immaginazione e l’intelligenza, che lo stimolano a rappresentare ciò che vede con graffiti sulle pareti delle caverne, e che forse sono soltanto il risultato della memoria di un numero immenso di nozioni poste nel suo cervello,  unicamente nel suo cervello, non in quello dell’orso, dell’aquila, della scimmia, del castagno, della quercia, di tutti gli esseri viventi diversi da lui, diversi dall’essere umano.

Quante sono le ipotesi in proposito! Quanto profonda, incommensurabile è in merito l’ignoranza umana! E perciò ancora più avvincente è l’eterno problema: chi siamo? perché siamo? E perciò, dopo milioni d’anni, l’umano 

ancora rivolge il suo pensiero all’idea del divino. Non intendo il dio di una qualsiasi religione, perché ciò escluderebbe gli atei: intendo la domanda alla quale non si sa rispondere e che sovrasta ogni nostro pensiero, il mistero della nostra vita.

 Ho detto la natura, l’uomo, l’arte. Ebbene, la sequenza non è variata nei millenni. E l’uomo vi si ritrova ancora in mezzo, quale tramite, più che fautore. Ed oggi è più sicuro, dati i mezzi che ha saputo procacciarsi con la propria intelligenza, si dice “inventare”, oggi non ha più il terrore che albergava nei suoi lontanissimi antenati di fronte a certi avvenimenti atmosferici e geologici, in quanto il sapere, le nozioni che è riuscito ad accumulare, la sua scienza, lo hanno reso sicuro di sé. Forse troppo sicuro, al punto di agire talune volte con superficialità e leggerezza causando effetti disastrosi.

Non parlo del privato, che facilmente chiude tutti e due gli occhi pur di concludere un affare e ottenerne un guadagno: vedi tutte le costruzioni abusive. Parlo degli amministratori pubblici, dei giochi e palleggiamenti di responsabilità dei politici, della endemica insufficienza di stanziamenti, sia per lo stato della finanza pubblica sempre deficitaria, sia per una errata distribuzione delle risorse disponibili.

Conseguenza di tale situazione che, pur essendosi ripetuta molto spesso, non ha modificato il sistema, l’orientamento amministrativo, costituisce un danno notevole, oltre al dolore e alla morte ogni volta sparsi ovunque impietosamente, obbligando poi, per rabberciare, ricostruire, curare, a spendere molto e molto di più che se si fosse provveduto ad effettuare tutte le necessarie opere di prevenzione.

La natura italiana è quella che è, con vulcani e zone sismiche, in gran parte costituita da montagne e colline, ed è coperta di tante opere d’arte, credo come nessun altro territorio al mondo. E per opere d’arte, in questo quadro, intendo specificamente le opere architettoniche. Gruppi di case che sembrano messe là, così, dal tempo, arrampicate sulle colline, stese in riva ai fiumi e che incantano per la loro armonia, la loro atmosfera da favola che si tocca, si respira, e che qua e là offrono una scultura, un chiostro, un ponte, una galleria colma di stupendi dipinti, una chiesa preziosa con i suoi affreschi e le sue vetrate, una biblioteca in cui si conservano numerosi e pregiati volumi antichi.

Eppure, nella convulsa vita odierna, affollata di motori perché nessuno sa più fare due passi a piedi, siamo irretiti dalla necessità della seconda e terza casa, pigri da dover accettare e addirittura richiedere l’immigrazione di altre genti sul nostro già affollato territorio, per fargli 

effettuare i lavori più umili che noi ormai ci rifiutiamo di eseguire.

Pertanto siamo obbligati a fabbricare in fretta e al minor costo possibile altri numerosi alloggi. E continuiamo a non capire che la natura ha i suoi limiti e le sue regole, l’uomo  il suo egoismo e la sua stoltezza, l’arte la sua bellezza ma anche le sue esigenze.

Dunque l’uomo, che viene dalla natura e che esprime e crea l’arte, dovrebbe finalmente aver capito quale è il ciclo, 

in quale vortice è inclusa la sua esistenza, quale è la sua funzione, e perciò dovrebbe programmare e imporsi una condotta adeguata.

E qui bisogna rivolgersi  a chi ci governa e dirgli: devi spendere meglio i nostri soldi, nell’interesse nostro, cioè della natura e dell’arte. Infatti, non piove per un giorno e nel nostro Paese manca l’acqua, si chiudono le fontane e le piantagioni non vengono più irrorate e appassiscono, con perdite gravi e conseguenti spese per i relativi sovvenzionamenti. Poi per un giorno piove a dirotto e ci sono straripamenti di fiumi, inondazioni, smottamenti, frane, paesi che scivolano a valle, strade e piazze coperte non più d’acqua ma di fango, strade inghiottite nella terra, gente travolta che sparisce e muore, case che crollano, opere d’arte, piccole e grandi ricchezze che scompaiono.

Inoltre, sempre più frequenti ci sono gli incendi che bruciano migliaia di ettari di boschi. Incendi dolosi di piromani, che la legge Basaglia ha voluto liberi per il loro reinserimento nella vita sociale, e che loro, abbandonati  invece a se stessi, cercano in qualche modo di attuare. Incendi anche causati da gente disattenta e stupida o da chi vuole ricavarne guadagni. E tutto estremamente costoso per i relativi lavori di spegnimento, la perdita della ricchezza, l’indebolimento del suolo.

Facciamo un po’ i conti e, perdite private e morti e lacrime a parte, vedremo che converrebbe senz’altro stipendiare un esercito di geologi e di guardiani del territorio, anche dirottando a tale fine i tanti dipendenti pubblici in soprannumero. Si creerebbero molti posti di utilissimo lavoro.

L’Italia ha un terreno che deve essere tenuto continuamente sotto controllo, sia ai fini dell’ingegneria edilizia, sia ai fini delle applicazioni agrarie, e del controllo di tutto il sistema idrologico con creazione di zone di sfogo e di bacini di raccolta e canali. Pertanto ha un grande bisogno di molti geologi, e ce ne sono e sono disoccupati, ognuno seriamente responsabilizzato per un determinato, preciso territorio. E similmente ha bisogno di guardiani dei boschi, con compiti, e quindi competenza da boscaioli, e poteri ben precisi da guardie giurate.

  Accennato così alla natura e all’uomo,  vediamo l’arte, la parte importantissima, l’espressione della nostra cultura, la fonte della nostra industria turistica, il richiamo di tante genti a visitare il nostro Paese. Essa, che già patisce per la situazione sopra descritta, per la cattiva conservazione di tante opere in vecchi edifici adattati a musei, o raccolte in scantinati, o esposte alle intemperie senza un’adeguata manutenzione, ha un assoluto bisogno di agevolazioni economiche, facilitazioni e aiuti, per “mostrarsi”, e dunque, a tale fine, per poter organizzare esposizioni ed aste pubbliche a risonanza internazionale di grande prestigio, in modo da trovare maggior mercato. Abbiamo una massa di artisti, di gallerie e di antiquari, di competenti restauratori; gente che se ne sta in bottega e nei musei dalla mattina alla sera, a creare, a curare i nostri oggetti d’arte, la nostra ricchezza e che ha bisogno di aiuto e di un po’ almeno del tempo di pubblicizzazione che si dedica alle corse automobilistiche e alle partite di calcio

 

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