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L'INFORMAZIONE Gli uomini sono disposti a credere
piuttosto che a conoscere (Edward O.Wilson) |
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Fascinosa parola. L'informatio di Cicerone, la nozione
naturale di una cosa, la cognitio. E
da essa il verbo informare, dare notizia di che che sia: certiorem facere. Come dunque immaginare che non sarebbe
stata prima di tutto fonte di diritto? vestita pomposamente e inserita tra le
regole della nostra Costituzione? Eppure non è così. Non esiste, infatti, un
articolo che precisi il diritto di ogni cittadino ad essere informato e perciò
a conoscere quanto avviene nel proprio Paese. Per esempio, oggi che si parla di
eutanasia, ma si costringe uno a vivere come un vegetale, attaccato a un paio di
tubi, contro la propria espressa volontà di essere lasciato morire secondo
natura, si viola quanto prescritto al 2° comma dell'articolo 32, cioè non si
rispetta la persona umana, la sua dignità. Ma chi ne parla? dov'è
l'informazione? In merito all'articolo 32, intendo, perché per il resto se ne
parla anche troppo, semplicemente per emozionare il lettore e aumentare le
vendite. Il principio di codesta libertà fu
proclamato in campo internazionale l'8.3.45 e poi il 15.5.49, a Ginevra,
dall'Assemblea delle Nazioni Unite.
La nostra amministrazione china acquerellata
Nella nostra Costituzione ne tratta l'articolo 21, parlando però del diritto d'informare, non di essere informati. E in ciò mi sembra di scorgere, magari con un po' di malizia, qualcosa di sottilmente subdolo. A me sarebbe piaciuto leggere: "Lo Stato,
cioè le persone elette a governare, ha il dovere di garantire che i
cittadini vengano informati di quello che accade nella Repubblica, anche in
riguardo ai suoi rapporti con gli altri Stati". Esso, come diceva il mio
professore di matematica, ha il
dovere di fare el conto dela serva,
perché il buon padre di famiglia sa quanto entra e sa quanto può uscire, non
gioca a illudere i figli su un benessere inesistente, basato sui debiti, che
porterà la famiglia alla rovina, alla sottomissione ai creditori. E ciò solo
per vanità, megalomania, che nei politici equivale a demagogia. El conto dela serva, che all'indomani forse dovrà essere inferiore o potrà
essere superiore, secondo quanto entrerà nella cassa dicasa. Anzi, all'art.67 stabilisce che ogni
membro del Parlamento "esercita le
proprie funzioni senza vincolo di mandato". Il che legalizza
l'irresponsabilità e non qualifica rispettosamente l'elettore. Straparlano di diritto all'informazione
per giustificare, con le chiacchiere infinite su certi temi, la mancata
informazione su altri, anzi alla plurinformazione, perché in democrazia dev'essere
così. E purtroppo tutto ciò serve solo a creare confusione perché non si
limita a fornire la notizia, non fa la cronaca esatta dei fatti, ma li
interpreta, alla solita maniera del visto da destra e visto da sinistra alla
quale da qualche tempo, specie da quando il popolo ha inutilmente votato
compatto per il sistema maggioritario, bisogna aggiungere - pensate l'ironia -
visto dal centro, da un po' più in qui, un po' più in lì e da tante altre
numerose posizioni sopraggiunte. Vengono stampati, infatti, moltissimi
quotidiani di 30, 40 pagine, spesso con i titoli degli articoli redatti in modo
non proprio corrispondente al contenuto del relativo testo, basandosi sul fatto
che la maggior parte dei lettori sfoglia il giornale dando ad essi un'occhiata
di sfuggita per poi fermarsi sulla pagina della cronaca nera o dello sport, e
rimanendo intanto con l'impressione di una notizia non proprio veritiera, perché
a leggerla completamente risulterebbe diversa. Ho accennato al referendum. In Italia ne
sono stati indetti parecchi, ma molti, nonostante la volontà popolare con essi
chiaramente espressa, non hanno trovato applicazione per la furbizia dei
legislatori, causando soltanto discussioni, spese e spreco di tempo. Io che sono un liberale per nascita, oltre che per scelta, sia pure in qualche momento sofferta, non posso concepire |
che esistano soltanto due
mondi: quello del totalitarismo, della soppressione di ogni libertà nella
strana concezione di una giusta uguaglianza; e quello della libertà
sfrenata, dell'egoismo, dell'eliminazione del più debole in una specie di crudele selezione naturale.
Ecco, di conseguenza, quanto a scuola mi piaceva del fascismo: quel voler creare
una via di mezzo che smussasse gli spigoli taglienti di quei due
estremismi. Sarebbe andata bene perciò Privatizzare sì, e perciò permettere
di più guadagnare a chi più lavora e più produce; ma i servizi essenziali che
riguardano tutti, le necessità vitali di tutti, come l'assistenza medica,
l'insegnamento, i trasporti, l'informazione, farli gestire dallo Stato, cioè da
quell'Ente pubblico che rappresenta tutti i cittadini e che da loro riscuote il
denaro proprio per svolgere dette funzioni. Oppure quei signori, lo Stato cioè,
aspirano soltanto a diventare, o rimanere, professionisti della politica,
pensando a litigare tra di loro per semplicemente apparire agli elettori ciò
che con i fatti dimostrano invece di non essere? Ed allora qualsiasi scemo, di destra, di
sinistra, un po' più di qua e un po' più di là capirebbe che lo Stato ha
tanti quattrini quanti riesce a toglierci dalle tasche, e che ce li toglie per
gestire gli affari di tutti noi cittadini che a tale scopo abbiamo eletto i suoi
membri e li paghiamo, non per arricchire la sua corte di ministri, senatori,
sottosegretari, consulenti, parlamentari, portaborse, eccetera, i quali, a
metterli in fila, risulterebbero veramente troppi, un apparato burocratico
veramente eccessivo, che, tra l'altro, vive e si muove in ampi palazzi,
lussuosamente arredati e gestiti. Occorrerebbe proprio fare el conto dela serva, sapere tutto dalla
A alla Z, responsabilizzare gli amministratori dei nostri soldi, a proposito dei
quali conoscere pure i motivi della non utilizzazione dei fondi assegnatici
dall'Unione Europea per l'esecuzione di "opere
importanti e necessarie". L'informazione,
invece, ci riempie la testa di qualche singolo caso di corruzione, ma non ci dà
l'intero quadro della situazione. E noi non sappiamo niente, sentiamo soltanto
parlare per radio e tv di centinaia di milioni
di euro con la sola libertà di girare canale e, frastornati, borbottare tra di
noi: speriamo bene. Poi gli scioperi. Quand'è la stagione del turismo e dei traffici, regolarmente sciopera il personale dei traghetti, dei treni, degli aerei. Questi, in particolare, lo fanno sistematicamente più volte all'anno. E tutto ciò che sa dirci l'Informazione è che gli scioperi sono dovuti al "mancato rinnovo contrattuale". Ma che contratti hanno codesti signori? Mi fa una rabbia! Non dovremmo sapere almeno quale è la loro paga, quali condizioni contrattuali vogliono modificare, quanto vogliono ricevere in più, per poter capire ed eventualmente confortarci per il mancato volo, o per incazzarci com'è nostro diritto? Oppure gli scioperi hanno sapore politico più che economico, e per noi sarebbe troppo difficile comprendere? L'Informazione! Chi di noi ha investito i
suoi sia pure piccoli risparmi in azioni della Fiat, per esempio, cosa sa della
Fiat? che un suo presidente se ne è andato ricevendo più di cento miliardi di
liquidazione? Ed è possibile se la sua azienda viveva già allora, come oggi,
di sovvenzioni ricorrendo annualmente, per decenni, alla cassaintegrazione, per
una media di dodicimila dipendenti, gravando così sulle casse dello Stato, in
particolare dell'INPS, cioè sempre sui soldi da noi versati per mille rivoli e
fiumi al pubblico erario? E' stato mai messo in evidenza il conflitto
d'interessi relativo alla signora Agnelli, comproprietaria dell'azienda e
ministro degli esteri quando americana? E che controlla parte dell'informazione stampata? Nelle
cofferatiane "adunate oceaniche" e nei famosi e pietosi girotondi
proprio da regista cinematografico, i sinistri hanno mai gridate tali verità?
Dico pietosi perché, contrariamente a quanto affermano, anche un bambino
capisce che sono antidemocratici. Infatti, prima discutono, scrivono, parlano, votano; e dopo, siccome hanno perduto, si mettono a battere i piedi in
terra, a fare le bizze, a gridare che non c'è più democrazia. Cosa ci dice l'Informazione sulle pensioni? Ci fa un discorso serio ribadendo che ogni Istituto assicurativo deve capitalizzare i contributi o premi che incassa? Che non esiste altro sistema al mondo per potere a distanza di anni, |
addirittura quaranta, pagare quanto dovuto
a chi si è assicurato in proporzione ai propri redditi, e che ha versato i
contributi o premi richiesti in continuo crescendo? No, ora, siccome hanno
sperperati i capitali regolarmente incassati per un ben determinato scopo,
cercano d'incantarci con la storia della ripartizione. Infatti hanno attinto al
ricchissimo fondo pensioni come si trattasse di un fondo comune e perpetuo per
l'assistenza. E' giusto, è umano assistere chi ha
bisogno, ma è indispensabile prima costituire un fondo a tale scopo. Anche
Quanto si
potrebbe parlare dell'Informazione, così come viene propinata sui giornali,
alla radio e alla tv da personaggi dall'eloquio facile e piacevole, dalla penna
elegante e scivolosa! E quanti gli argomenti, dalla Giustizia - a proposito
della quale nessuno ricorda che addirittura nell'antica Roma repubblicana vigeva
il sistema accusatorio e l'accusato poteva scegliersi i giudici - alle miserie
della cronaca nera, raccontate nei minimi particolari
con ritmo ossessivo, agli incidenti stradali, al servizio di polizia, ai pronti
soccorsi ospedalieri, a tutto ciò che, in definitiva, rientra nella spesa
pubblica. Ma l'ideologia, il cuore, il sentimento dominano a tale punto da non
voler nemmeno ammettere, anche di fronte al più evidente crollo di certi
sistemi di vita e di governo, il fallimento di tutto ciò che va contro il
semplicissimo principio del conto dela
serva.
Due vignette, pubblicate nei primi anni '50, che riguardano l'informazione inutile |