POLIZIOTTO, PORGI L’ALTRA GUANCIA!

                                                                dicembre 2001

Da dove cominciare? Il discorso potrebbe essere lunghissimo. Poniamo come punto di inizio la parola violenza? democrazia? potere? Stato? Costituzione? oppure il versetto 5.39 del Vangelo secondo Matteo? Se alcuno ti percuote in su la guancia destra, rivolgigli ancor l’altra. In fondo si tratta di affrontare l’argomento di sempre: la libertà, il rapporto con il nostro prossimo, e tentare di ragionarci su nel modo più semplice, più comprensibile, senza perdersi nel mare delle specializzazioni, navigabile solo da chi ne ha i titoli e la relativa distaccata competenza per avventurarcisi. Mare che poi diventa infinito, popolato di analisi dotte e profonde che si perdono nella sua profondità, e di ondate di sofismi che possono diventare tempesta e impedire ogni approdo. Analisi che proseguono sino al limite della perfezione, ma non ci arrivano mai, e non servono a nulla.

Sono i blablà di moda, attenti, pronti, come la moda, a mutare forma e colore.

Oggi si parla molto di nonviolenza, persistendo nell'ignorare la verità dell'attuale cultura che avvolge, pervade tutto il mondo, primo, secondo, terzo, come piace definirlo, dei ricchi e dei poveri, o più semplicemente, e con maggiore corrispondenza, di chi si è evoluto e di chi è rimasto primitivo.

Eppure oggi si è convinti che un sit in, pacifico per definizione, non sia anch'esso una sua manifestazione e per di più subdola, cioè falsa e ingannevole; perché è pur sempre un'azione tendente a costringere altri a fare ciò che è contrario alla loro espressa volontà.

A parte il buon senso, piuttosto dimenticato, la materia è ampiamente trattata nel codice penale sia per i conseguenti danni alle cose, gli incendi, la detenzione di materie esplosive, sia per l'istigazione a disobbedire alle leggi, le devastazioni, i saccheggi, la legittima difesa, l'eccesso colposo eccetera. E vi è la tanto citata Costituzione (che dovrebbe essere materia di studio nelle scuole): il diritto a circolare ma nei limiti dettati per la sicurezza (art.16); il diritto a manifestare con qualsiasi mezzo di diffusione: la parola e la stampa e quindi la radio e oggi la tivù (art.21), non certo  le dimostrazioni in piazza con bombe molotov, sassi e varie armi improprie, le quali, anzi, per la sicurezza
pubblica possono essere  vietate (art.17), come sono proibite le associazioni segrete, gruppi di gente organizzata che scende in piazza con maschere e particolari abbigliamenti, fornita di bombe e mazze ed altro, e non si sa chi sia (art.18), e non rispetta il dovere di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi (art.54).

Così può succedere che alcune persone sorridenti, tranquille, magari con le mani dipinte di bianco, che nemmeno ti rispondono, e cantano perché sono gente tranquilla, pacifista, t'impediscano di transitare per una pubblica via o, addirittura, di entrare nel tuo  negozio per svolgere il tuo quotidiano lavoro,  o in casa  per riposarti e  riabbracciare la tua  famiglia. Forse perché c'è il negozio? perché c'è una bella casa? Non ti   aggrediscono in quanto non sono violenti, sono tanto buoni; però non si   muovono e non ti permettono di esercitare un tuo diritto. Mentre i loro  portavoce, i quali, ignorando il dettato del codice penale, sono in verità i loro istigatori, declamano le loro buone ragioni, consistenti nel voler cambiare le regole del gioco, non sufficientemente umane, secondo loro, nel rispetto della massa mondiale di povera gente.

 E tu non puoi accettare una simile situazione, e invochi l'intervento di chi deve garantire l'ordine pubblico evitando

aggressioni e prepotenze di qualsiasi genere, perché in una democrazia, nella quale, tra l’altro, si è appena votato scegliendo liberamente i nuovi amministratori, non è ammissibile che chi ha perduto voglia egualmente fare a modo suo. Sarebbe come dichiarare: votiamo, ma se vinco io le regole valgono e dovrai seguire le mie disposizioni, i miei programmi; se vinci tu, a me rimarrà il diritto di disobbedire, di continuare a manifestare in piazza le mie idee, in modo anche molto duro, mettendo a rischio la sicurezza e l'incolumità di cose e persone, in quanto la ragione sta dalla mia parte.

Così sostenendo che  la democrazia, le elezioni, il parlamento è tutta roba da buttare. Bisogna adeguarsi ai loro principi o incendiano le città, lanciano bombe, distruggono tutto. E con i kamikaze uccidono in un sol colpo ventimila persone tranquillamente dedite al proprio lavoro, in una tranquilla mattina di sole, proditoriamente, selvaggiamente.

Mi vado a rileggere qualcosa. E dato che tra i dimostranti di Genova, i giottini, sventolavano bandiere rosse con falce e martello, ricordo Gramsci che affermava: nella lotta sociale ci vuole la violenza, o Marx: la violenza è la levatrice della storia, l'arma della critica; e Trotzkij: il diritto alla violenza è solo degli oppressi. Se esercitata dagli oppressori è immorale. E rimango perplesso per l'assoluta diversità dei tempi e delle situazioni, ripetendomi come Bartali: l'è tutto da rifare. Oggi, infatti, il contesto è diverso, oggi il popolo discute, legge, vota liberamente scegliendo i propri rappresentanti, riempie le pizzerie, i luoghi di divertimento, va al mare e in montagna, affolla le autostrade con le proprie autovetture. Perciò non v'è giustificazione alcuna per la violenza di piazza; sempreché si rimanga, si viva, ci si nutra della nostra cultura occidentale, cultura di libertà, alla cui base ci sono i sacrosanti diritti della persona umana.

 Forse Sartre aveva ragione affermando che solo con la violenza si diventa uomini, forse questa è l'unica giustificazione, perché, nell'intento di dissolvere tutto  un  mondo  di valori, i giovani sono stati allevati nell'arroganza, senza conoscere alcun dovere, senza l'educazione al sacrificio E la violenza è la manifestazione della loro personalità, indifferenti le motivazioni, nelle piazze come negli stadi, ed altrove in altre circostanze. Vi è l'influsso dell'islamismo, che educa i giovani a morire, a rinunciare alla vita pur di uccidere chi non accetta la loro verità, accompagnata e allietata dal premio di tante vergini spose (hur) nel loro paradiso. Disse infatti Khomeini: Grazie a Dio i giovani sanno che uccidere è una delle grandi missioni dell'uomo.

  E da noi ci sono i vecchi tromboni, i quali, pur essendo parlamentari e potendo esporre democraticamente le proprie ragioni in Parlamento scendono in piazza a contestare senza accorgersi di nulla: fumo, incendi, esplosioni, sassaiole e aggressioni contro le Forze dell'ordine, un completo caos, che tutti, fra l'altro, abbiamo potuto vedere in diretta per tivù, come poi abbiamo potuto seguire sbalorditi la tragedia americana. 

Ma, per i fatti di casa nostra, che probabilmente si ripeteranno, dov'erano codesti "cattivi", che nessuno dei "buoni" è riuscito a vedere e che pure erano con loro mischiati? Ma i "buoni", o perlomeno i politici presenti, non hanno sentito il dovere di impedire il verificarsi di certi eventi delittuosi? Ora non è come ai tempi miei  negli anni quaranta, ora sono tutti forniti di cellulare e le notizie volano.

Perciò, in certe faccende organizzate, non è credibile che 

uno non sappia quanto accade nella strada accanto. E il non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Lo stabilisce, con le conseguenti punizioni, il codice penale. Perlomeno alle prime vetrine in frantumi e macchine incendiate e danze di guerra e lancio di pietre, coloro che si ritenevano impossibilitati ad opporvisi pur sentendone l'obbligo, da quei pacifisti e non violenti che dichiarano d'essere, dovevano ritirarsi, chiudere la manifestazione, sparpagliarsi e disperdersi nelle tante vie della città, lasciando soli i "cattivi". Invece con il loro comportamento si sono resi conniventi ed hanno assunto le medesime responsabilità; e con le loro continue e insinuanti dichiarazioni bambinescamente denunciano la loro unica, perseverante aspirazione: il potere.

E qui, con le analisi degli specialisti, i ma, i se, i forse, i distinguo, siamo giunti a udire nel notiziario della RAI che dieci magistrati indagano sul comportamento delle Forze dell'ordine, e tre su tutto il resto.

  Continua la volontà, direi la malsana abitudine, di proteggere i cattivi, in ossequio a una cultura garantista che garantisce soprattutto la loro vita con infinite scusanti e spiegazioni d'ordine sociale e psicologico, e l'unico risultato di alimentare la loro proliferazione.

Io che negli anni quaranta e nei primi cinquanta non mancavo mai alle dimostrazioni per le strade e nelle piazze di Trieste, dimostrazioni ben diverse dalle attuali, contro governi di occupazione, in momenti tragici e di fame, rendendomi ben conto di quanto avveniva intorno a me, personalmente mi chiedo come sia possibile che a Genova nessuno dei "buoni"  si sia accorto di niente e non abbia sentito l'urgenza di perlomeno isolare i "cattivi". 

Pare che mischi due avvenimenti immensamente diversi. In quello  di Genova: un morto, alcuni feriti e qualche macchina, qualche banca incendiate, qualche vetrina infranta. In quello di Nuova York: ventimila morti, migliaia di feriti e dispersi, stupendi, grandiosi palazzi ridotti in polvere. Ma non è così: la matrice è una, sempre la stessa, poiché la differenza consiste solamente nella quantità. E i politici coltivatori di tale pianta malefica, ben dichiarandosi affranti, angosciati per tanta tragedia, continuano a riconoscere valide le motivazioni di fondo. E quelli dei Centri Sociali, gli antiglobalizzazione, insieme con gli Islamici e i vari Bin Laden esultano per il disastro.

Non so cosa succederà nel prossimo futuro, date le promesse, direi minacce, delle varie Associazioni di pacifisti, anarchici e quant'altro. Perciò riporto qui qualche riga di un mio precedente articolo, e spero vivamente che non sia così:

E via! La corsa dei candidati alla vittoria, alla conquista del potere per rimanere o diventare patrizi, garantendosi enormi privilegi sui plebei, solamente parlando, esaltando questa o quella ideologia, e promettendo tutto in quanto non obbligati – per uno strano dettato costituzionale – a mantenere nulla….Per la folla le verità affiorano e si impongono, spesso deludenti, soltanto dopo, quando, scioltasi la forma, rimane la sostanza.

Spero proprio che non sia così, dopo gli eventi che ci hanno colpiti, e che non si pretenda che le Forze dell'ordine, la Nazione tutta, l'Esercito porgano davvero l'altra guancia a chi non rispetta l'ordine, la libertà dell'altro, e le aggredisce. Spero proprio, mi auguro di cuore che il Governo sappia avere le controcose e rivolga le sue prime attenzioni a chi deve pensare all'ordine pubblico, alla difesa della Patria e innanzitutto a chi deve pensare all'educazione dei giovani. Categorie di personaggi importantissimi nella vita di una società civile, che invece finora sono stati tristemente trascurati.

Blog 12.05.08

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