LA TELA DI PENELOPE                                                                                                                                                                                      10.2000

 

 

Ricordo quando già negli anni 30 dicevano che il sole, il verde e lo spazio sono i tre primi elementi dell'urbanistica, e quando lessi da Frank Lloyd Wright, in occasione di un film interpretato da Gary Cooper, che il senso della libertà dello spazio è l'eterna aspirazione umana e che perciò vi è quasi una necessità d'integrare I 'edificio con la natura in una sorta di mimetismo. Eppure non è che accada proprio così; nonostante la lezione di tanti grandi architetti, e per quanto riguarda le strade, che qui c'interessano di più, esse, come osservava Le Corbusier, simboleggiano soltanto il disordine del traffico.

 da tenere da conto, nell'interesse della città, affinché chi viene a visitarla si senta accolto in modo dignitoso e si renda subito ragione di entrare in un luogo civile, bene organizzato oltre che fornito di naturali bellezze. Invece, specie nei periodi estivi e di maggiore movimento, quella strada, che passa per Duino e Sistiana, Grignano e Miramare, posti incantevoli, s'intasa con colonne di macchine che iniziano persino a S.Croce; e la causa si trova sempre nel tratto ompreso tra il bivio di Miramare e la chiesa di Barcola: è il collo della bottiglia, al quale vengono pure messi di

incrementa le spese. Se si pensa che il mare arrivava a Roiano e, in piazza Grande, nel punto ove adesso c'è il Caffè degli Specchi; e che tutto il borgo teresiano era una salina; che quand'ero bambino le gare di nuoto venivano svolte nel porticciolo di Barcola sgomberato dalle barche; il vecchio, piccolo porticciolo di pescatori, con il giardino intorno al quale girava il tram e dove arrivava il mare... se si pensa a ciò bisogna pure ammettere che non sarebbe un'opera tantoeccezionale formare un terrapieno in continuazione dell'attuale pineta, anche senza l'intervento di gente

Ma atteniamoci ai nostri modesti pensieri, e, per non andare troppo lontano, per ora, prima di parlare del viale Miramare, fermiamoci alla nostra centrale via Mazzini, dove pare stiano tessendo la veste di Laerte come una novella Penelope, e non vogliano finire il lavoro in attesa di qualche Ulisse, Forse bisognerà chiedersi (in fondo non ci rimane altro): chi sarà l'Ulisse?

Scherzi a parte, le domande più importanti al riguardo sono: quanto viene a costare questo gioco "de far e disfar"? Possibile che non ci rimettano i cittadini? a parte la rompitura dei rumori e del disagio in generale; perché una ditta che si diverta ad operare così o ha assai soldi da buttare o si avvia al fallimento o è sovvenzionata.Perciò, limitando il servizio dei pullman soltanto alle zone fuori centro, sono davvero da rimpiangere le vecchie filovie, che non inquinavano, che avevano una sufficiente capacità di sterzo e  i cui cavi elettrici, di facile applicazione e manutenzione, non è che 

non-triestina come è avvenuto in passato, pure per l'allargamento della Costiera e la costruzione della strada di circonvallazione.  

Conquistare spazio al mare sta diventando una necessità inevitabile. Occorre cioè,  con  decisione  e buona  volontà,  tirare  una  linea dalla curva esterna della pineta di Barcola al bivio per Miramare, costruire una diga, o meglio un semplice argine di contenimento del terrapieno, predisporre gli spazi per i Topolini - con possibilità, sia pure in un secondo tempo, di una vasca di m.50x20 -; ingrandire il Cedas, creando una cala di m 120xl00 - con possibilità di farla diventare una marina per imbarcazioni da diporto - fornita di un piazzale di alaggio di m 100x80; impiantare 5 filari di alberi, il primo a 16 metri dalla linea di mare, il secondo a 10 metri e gli altri a distanze di 5 metri, così da lasciare un ampio spazio  per il parcheggio (circa 36.000 mq)al di là dell'attuale passeggiata a  mare e fino al limite della nuova pineta. Il viale e i suoi marciapiedi rimarrebbero così

dessero fastidio.

In proposito ho sentito un'Autorità cittadina, dire in tivù che i cavi delle filovie rovinerebbero l'estetica della città (sic), come se la gente, qui da noi, potesse camminare, andare in giro col naso in aria, anziché guardare bene dove mette i piedi, dato lo stato sconnesso delle strade e dei marciapiede,  lungo i quali, tra 1 'altro, le bocche per lo scolo delle acque piovane non sono più protette da griglie di metallo costituendo un serio pericolo d'incidenti, e poi i tanti pali da scansare e le infinite motorette e la sporcizia.

Ai miei tempi ogni proprietario d'immobile rispondeva dello stato del relativo marciapiede, doveva tenerlo pulito anche dal ghiaccio e dalla neve, e il custode dello stabile vigilava che nessuno, di persona o col proprio cane, lo sporcasse. Pare incredibile, ma si trattava di altri tempi.

E, appunto, dicono che i tempi sono cambiati. Infatti, nonostante le cifre dei censimenti, c'è sempre più gente, ci sono più cani e ci sono alcune motorette e alcune auto. Alcune? Ingombrano tutto, riempiono ogni buco, occupano ogni più piccolo spazio, ci obbligano a cercare come esploratori gli angusti passaggi tra macchine e moto per poterci spostare, strusciandoci gli abiti e pulendogli la polvere. Si muovono sui marciapiedi intossicandoti. Ti suonano nervosi se non fai un balzo per lasciarli transitare e viaggiano con i finestrini aperti e la musica a 2000 decibel.

Per fortuna possiamo confortarci un po' recandoci sulle  bellissime strade che conducono a Trieste. Una delle tante che arrivano nella nostra città, in discesa dall'altipiano, offrendo scorci panoramici di eccezionale bellezza, dalla roccia al bosco, al mare, è la Costiera , la più frequentata. Io ho girato parecchio ma non ne ho viste di così belle, neanche nei luoghi tanto decantati dalle guide turistiche. Una strada, dunque,

continuo dei tappi, diciamo, costituiti dall'attraversamento dei bagnanti, dal parcheggio di file di macchine che riducono la carreggiata anche dove esiste una selva di segnali di proibizione, dal fatto che nella massa enorme di auto in sosta c'è sempre una che deve uscire dal posteggio e una che si blocca e attende per inserirvisi, obbligando tutti a bloccarsi ed attendere. Insomma sono tre chilometri d'impazienza, di rabbia.

E lì, attaccata alla strada colma di macchine che soffiano i loro gas velenosi, vi sono tre chilometri di "indigeni", stesi a terra quasi nudi a prendere il sole, ragazze con il seno scoperto cui manca la corona di fiori intorno al collo per accogliere i visitatori. E, come diceva David Herbert Lawrence, il narratore di lady Chatterley, è gente di città ai bagni di mare, quasi nuda, con i corpi sfacciati, con i deretani incurantemente turgidi come uno pneumatico Dunlop. Un completo carnaio che quando se ne va di sera lascia tutto un immondezzaio.

Hanno voluto abbellire la passeggiata a mare cambiando la pavimentazione e sistemandovi i lampioni. E sta bene. Ma non è funzionale, non risolve il grave problema. E' un bel ricamo eseguito su un abito da buttare

Eseguire  dei  lavori, sempre  costosi,  indifferente  dove, senza aver prima ben riflettuto sulle vere necessità del luogo in rapporto ai bisogni degli abitanti, alla situazione del traffico stradale e alle caratteristiche ambientali e panoramiche - cioè applicare una tattica in mancanza di un piano strategico - spesso obbliga a doverci  ritornare sopra, rivedere, rifare in ragione di ciò che non si è previsto   pur essendo essenziale, di primaria importanza. E' un po' sempre la storia dell'accontentarsi, del rimanere superficiali, che porta a quel "far e disfar" che rende i tempi lunghi e

completamente liberi e il traffico scorrerebbe senza intoppi, e la gente avrebbe il suo bello spazio al sole o all'ombra per fare ì bagni, lontano dai rumori e dai gas di scarico. Una zona fornita di panchine, campi di giochi, gabinetti pubblici, docce e fontane.

E, per finire, se si pensa che a suo tempo le imprese triestine avevano scioperato per la mancanza in loco di discariche, mentre sarebbe stato e sarebbe utilissimo alla città scaricare a mare nel tratto che indico nell'approssimativo disegno qui di seguito - le cui misure sono indicative, che è un'idea, un suggerimento, e che potrebbe diventare progetto senza interventi costosi, mirando alI'essenziale in cui siano previsti gli spazi per  l'accessorio - che cosa dire? che cosa gridare? che noi triestini siamo sempre ciechi e sordi e ci accontentiamo? ci adattiamo? che rimaniamo sempre sul "viva là e po bon"? che non sappiamo decidere e perciò ci abbandoniamo al gioco di Penelope rimanendo sempre in attesa?

 

----------------

Nota - La strada e i marciapiedi rimarrebbero completamente liberi assicurando la scorrevolezza del traffico, ed evitando il frequente attraversamento dei bagnanti. Si creerebbe una zona boschiva anziché eliminare l'esistente o metterla a rischio con parcheggi sotterranei. Prendendo al mare 100 metri anziché 50 non si comprometterebbero le correnti marine, né la flora e la fauna, come qualcuno ha paventato. 

Dopo la pubblicazione di questo articolo, il Comune ha aperto un concorso per la sistemazione di tale zona, ma non ha creduto opportuno interpellare in merito gli artisti locali.

 

Indietro